Silvia Orazio, ci racconta cosa è successo domenica?
«Io e mio marito abitiamo sul Montello, una collina dove spesso la domenica si fanno gare ciclistiche. Eravamo a casa, avevamo appena finito di lavare il cane, avevamo le finestre aperte e abbiamo sentito il suono di una sirena. All’inizio non ci è sembrato strano: poi però abbiamo avvertito concitazione, abbiamo sentito la parola elisoccorso. E lì è scattato un clic. Mi sono detta: vado a vedere»..
Cosa ha trovato?
«Elena era a terra, non cosciente, respirava male. La situazione era più seria di quanto potessi immaginare. Ho chiesto che chiamassero mio marito. C’erano dei soccorritori che sono stati bravissimi a fare quello che andava fatto compatibilmente con le loro capacità e competenze. Elena aveva la pressione molto bassa, Emanuele è infermiere. Insieme abbiamo iniziato le procedure di emergenza».
Era preoccupata?
«No. Sapevo che i miei colleghi stavano arrivando. Il campo dove l’elicottero è atterrato era vicinissimo. Però noi abbiamo guadagnato circa venticinque minuti. Elena aveva una saturazione bassa, non stava respirando bene. L’ho supportandola ventilandola con l’ossigeno, mio marito ha reperito un accesso venoso e abbiamo iniziato a infondere liquidi per aumentare la pressione quando l’elisoccorso è arrivato aveva buoni parametri respiratori e una buona pressione che ci ha permesso di fare i farmaci per sedarla e mettere il tubo. Ovviamente c’è stata la loro sorpresa. Mi hanno chiesto: ma cosa fai qui? Ci vivo, ho risposto».
Siete diventati gli eroi del giorno.
«La cosa che mi preme dire è proprio questa: c’è stato un affetto incredibile intorno a noi ma vorrei che passasse il concetto che non sono stata io a salvare Elena, ma è stato il sistema 118 e l’ha salvata anche chi ha chiamato, fare una chiamata corretta al 118 significa perdere meno tempo e fare in modo che vengano inviati i supporti giusti. Se c’è un merito, questo è condiviso».
Ha sempre voluto fare questo nella vita?
«Si. Non mi vedevo chiusa in una sala operatoria. Ho cominciato a fare il 118 al terzo anno di università. Quest’anno sono 15 anni che sono all’Usl, da 5 anni sono la Responsabile della centrale operativa del 118 di Treviso. Credo che il mio sia un bellissimo lavoro. Lavorare nell’emergenza è stabilire un contatto unico non solo con i pazienti ma anche con le loro famiglie. Sapere che con il tuo aiuto hai rimandato a casa, un padre, un marito, una figlia, non ha prezzo»