I neck cooler, gli anelli refrigeranti da portare intorno al collo, sono diventati uno degli accessori anti-caldo del momento. Basta fare un giro su Amazon per trovare decine di modelli, con migliaia di recensioni e prezzi per tutte le tasche. Diffusissimi in Giappone, dove sono ormai un alleato abituale contro l’afa estiva, stanno conquistando rapidamente anche l’Europa grazie alla promessa di alleviare la sensazione di caldo senza ricorrere a ventilatori o impacchi di ghiaccio.
Ma funzionano davvero? Possono aiutare chi pratica sport oppure sono soltanto una moda? E soprattutto, esistono controindicazioni, ad esempio per chi soffre di cervicale? Lo abbiamo chiesto a Dario Domeniconi, fisioterapista e fondatore di FisioRunning, che ci ha spiegato cosa dice oggi la letteratura scientifica e come utilizzare questi dispositivi in modo corretto.
Che cosa sono i neck cooler e come funzionano—
Il loro aspetto è molto semplice: un anello morbido da appoggiare intorno al collo. In realtà, dietro questo piccolo accessorio si nasconde una tecnologia piuttosto interessante. La maggior parte dei modelli contiene infatti materiali a cambiamento di fase (Phase Change Material, o PCM), sostanze che vengono raffreddate in frigorifero o in acqua fredda e sono in grado di mantenere una temperatura costante per diverso tempo, senza raggiungere il freddo intenso del ghiaccio. A differenza di una borsa del ghiaccio, quindi, il loro obiettivo non è “congelare” il collo, ma offrire un raffreddamento graduale e prolungato in una delle zone più sensibili del corpo dal punto di vista della termoregolazione. È proprio questa caratteristica che li ha resi così popolari, prima in Giappone e poi nel resto del mondo, tra sportivi, lavoratori che trascorrono molte ore all’aperto e persone che cercano un po’ di sollievo durante le ondate di calore.
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