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Casa Sorelle Sanpietro di Mario Galvagni a Bergeggi: ristrutturazione studio Atomaa
AArte e design

Casa Sorelle Sanpietro di Mario Galvagni a Bergeggi: ristrutturazione studio Atomaa

  • 24 Luglio 2026

Lo studio Atomaa rilegge una villa Anni 50 in Liguria a picco sul mare

Una villa in cemento armato progettata nel 1956 da Mario Galvagni sulla costa di Bergeggi, in Liguria, la cui particolarità si coglie già dall’ingresso. Vi si accede dall’alto attraverso la terrazza panoramica ricavata sulla copertura, mentre l’abitazione si sviluppa più in basso. Custodisce, insomma, gelosamente alla vista la sua articolata architettura da palafitta di cemento. Quasi invisibile dalla strada, è soprattutto dal mare che appare nella sua interezza, con due volumi sospesi sul pendio e sostenuti da setti triangolari in equilibrio tra peso e leggerezza. Il restauro firmato dallo studio Atomaa ne ha ora recuperato la configurazione originaria e la forza espressiva del cemento a vista.

«Il restauro di questa abitazione a Bergeggi ha rappresentato un’occasione preziosa per rileggere un capitolo fondamentale dell’architettura ligure del secondo Novecento», affermano gli architetti dello studio milanese, autori del progetto realizzato in collaborazione con Samantha Furlotti. ’Casa Sorelle Sanpietro’, questo il nome originale della villa derivato dalle facoltose esponenti della borghesia imprenditoriale milanese che la commissionarono, è un esempio insolito del sogno residenziale italiano di una certa epoca.

La genesi della casa

Negli Anni 50, la Liguria era infatti il terreno di prova di un nuovo modo di “abitare la vacanza”, tema che ha visto coinvolti progettisti come Marco Zanuso, impegnato nel connettere standard industriale e paesaggio in zona Varazze, Giancarlo De Carlo operativo in quel di Colletta di Castelbianco, o la prestigiosa pletora rappresentata da Ignazio Gardella, Gio Ponti, Vico Magistretti e Luigi Caccia Dominioni coi loro progetti nella pineta di Arenzano.

In questo caso, autore dell’ardito disegno architettonico è Galvagni, artefice anche del piano di lottizzazione della zona. L’architetto anni dopo sarà il promotore, con Alberto Ponis, di quella comunità artistica sperimentale che doveva diventare Costa Paradiso in Sardegna; per intenderci, la zona dove si trova la villa nota come La Cupola che l’ingegnere Dante Bini concepì per l’attrice Monica Vitti e il regista Michelangelo Antonioni.

Lo studio Atomaa rilegge una villa Anni 50 in Liguria a picco sul mare

La casa Sorelle Sanpietro è «un saggio di un linguaggio architettonico poetico e complesso». Il cemento armato a faccia vista «si fa materia geologica ancorando l’abitazione alla scogliera e fondendosi con la macchia mediterranea. Ne risulta un’architettura che sembra nascere dalla roccia», affermano gli architetti.

Un restauro raffinato che ha valorizzato l’edificio

Il volume dei due corpi di fabbrica ruotati si protende a sbalzo come un audace esercizio architettonico. Il tema formale del triangolo caratterizzante le facciate torna più sobrio anche in pianta traghettando dinamismo e varietà all’interno. Nel corso del tempo la casa subì purtroppo una profonda alterazione che ne ha compromesso l’essenza. Fu vittima, infatti, di quella moda di negazione della materia tipica degli Anni 80: le superfici furono interamente dipinte di bianco nel tentativo di ricondurre l’edificio a un generico stile mediterraneo. L’intervento cancellò il dialogo cromatico e materico tra il cemento armato e il rivestimento ceramico in klinker, compromettendo l’espressività scultorea dell’architettura.

Si andò anche oltre con una vera e propria trasformazione compositiva. Originariamente, la parte inferiore della casa, quella di appoggio sul terreno, era stata pensata come un vuoto che permetteva alla struttura di ’galleggiare’ sopra il declivio naturale. Tale spazio venne chiuso tamponando i setti verso il fronte sul mare per creare un alloggio abusivo, poi sanato: un’alterazione che ha compromesso l’elegante levità della casa.

Lo studio Atomaa rilegge una villa Anni 50 in Liguria a picco sul mare

Il lungo restauro durato tre anni, voluto dal nuovo proprietario, un imprenditore piemontese, ha riportato indietro di settant’anni le lancette dell’orologio riscoprendo l’autenticità espressiva delle facciate. Le modifiche hanno interessato anche la caratteristica copertura piana con il ripristino dei lucernari in vetrocemento, con la rimozione delle scossaline che nascondevano i parapetti e l’installazione dell’ascensore che dà accesso all’abitazione. Modifica quest’ultima attuata in modo discreto, come avvenuto anche per l’aggiunta della nuova piscina e della pergola.

L’intervento è avvenuto in accordo con gli archivi del Comune di Bergeggi e dell’architetto Galvagni; un lavoro condiviso di pari passo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Gli interni della villa

Le finiture chiare e neutre creano un contrasto con la ruvidezza della struttura in cemento armato. La volontà era di non mimare i materiali originali andati persi da decenni ma di elevare invece le tracce di quelli ancora presenti con intento conservativo negli interni, curati dal designer Filippo Faletti. La stessa logica è stata adottata anche per la scelta degli arredi, che occupano lo spazio senza primeggiare. Come nella zona conversazione del soggiorno, popolata dalle sedute Gambadilegno, pezzi Anni 70 disegnati da Enzo Mari per Driade. «Questo progetto non voleva essere una mera celebrazione del passato, bensì una rilettura consapevole per ristabilire il dialogo calibrato tra costruito, territorio e mare; riafferma il legame indissolubile tra la casa e il paesaggio ligure», concludono gli architetti.

Lo studio Atomaa rilegge una villa Anni 50 in Liguria a picco sul mare

Living ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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