di
Monica Colombo

I dirigenti della Figc hanno illustrato ai presidenti di A il piano di rilancio del calcio italiano: «Dobbiamo colmare il gap dalle altre nazionali, per il progetto ci vorranno 8 o 10 anni». Maldini: «Parlato anche con Ancelotti»

«Ambizione, competenza e concretezza». Con queste parole Giovanni Malagò ha illustrato il manifesto programmatico del rilancio del calcio italiano al quarto piano di via Rosellini. I presidenti hanno ascoltato con attenzione il discorso mentre il nuovo capo della Federcalcio ha presentato ai club il direttore tecnico Paolo Maldini e il suo braccio destro Leonardo. Un’ora e un quarto di confronto, fra le portate del miglior ristorante di pesce della città, e le curiosità dei manager presenti (cioè tutti a parte Lotito, De Laurentiis e i vertici di Genoa e Frosinone collegati su Zoom). Chiariamo subito l’aspetto principale: nemmeno alle società Maldini ha sollevato il velo sul nome del futuro ct, rispondendo così all’interrogativo che sta accompagnando gli italiani sotto l’ombrellone.

«L’ideale sarebbe annunciare il commissario tecnico entro la fine di questa settimana, ma ancora più importante aspettare chi vogliamo. C’è fretta ma, dentro di noi, non così tanto» ha dichiarato la leggenda rossonera. I pensieri degli astanti sono andati all’unisono al fantasma che aleggiava nella stanza, Pep Guardiola. «L’aspetto economico non è in alcun modo rilevante», ha spiegato Paolo, come a voler ridimensionare le voci secondo cui il tecnico catalano avrebbe chiesto 20 milioni l’anno. «Vorremmo fare quanto prima. Non nascondo che ci sono piani A, B e C», gli ha fatto eco Leonardo.



















































Ma quindi cosa sta ostacolando l’eventuale chiusura della trattativa con Pep? «Non possiamo dare notizie», ha smorzato gli entusiasmi l’ex capitano del Diavolo. «Avete individuato uno degli obiettivi, ma abbiamo parlato anche con Carlo Ancelotti. Ci pareva giusto partire dai migliori al mondo ma poi va verificata la disponibilità generale». Perciò, fiato sospeso ancora per qualche giorno in attesa che Guardiola dissipi i suoi dubbi legati alla vita privata e alla stanchezza personale. Il 28 potrebbe essere il giorno giusto per il nuovo ct: alle 12 è convocato il consiglio federale. 

«Martedì l’annuncio? È possibile», si è limitato a commentare Malagò precisando altresì che «prima magari ci sarà qualche altro nome che farà parte del gruppo, mi riferisco ad altri ruoli che al momento sono scoperti». La sensazione è che si stia riferendo alla figura del capodelegazione della Nazionale, posizione che potrebbe essere ancora occupata da Gianluigi Buffon.

Leonardo, che non è un semplice consulente («io e Paolo siamo complici di sogni e idee»), ha fornito l’identikit del tecnico ideale. «Un allenatore che ragioni come noi. Tanti possono essere vincenti, ma noi vogliamo trovare un’armonia di pensiero. Quindi dare la linea, a cascata, al nuovo ct e agli altri allenatori». 

Non è difficile scorgere dietro questa descrizione la sagoma di Andrea Pirlo, un tecnico con meno curriculum di Antonio Conte o Roberto Mancini, ma dalla visione di calcio simile ai due dirigenti federali. Paolo, che avrà un ufficio milanese al terzo piano del palazzo della Lega, non nasconde le emozioni dopo una carriera da star. «Sento grande pressione, mi è stato presentato un progetto molto ambizioso. È come una chiamata alle armi». Beppe Marotta ha preso la parola per sottolineare la disponibilità dei club a lavorare di concerto per risollevare il calcio. «Sappiate che qui troverete alleati».

Leonardo ha chiesto energia positiva: «Vogliamo uscire da questo momento difficile in cui siamo pessimisti e negativi». Paolo è pronto alla rivoluzione: «Cercheremo di dare un’impostazione tecnica alla Figc». Leonardo è entrato nel dettaglio. «La direzione tecnica sovrintenderà tre mondi: la nazionale A, il settore giovanile e il settore tecnico. Vogliamo avere idee chiare che arrivino fino ai ragazzini di 8 anni. Il calcio italiano è rimasto indietro a livello tecnico, oggi si gioca molto su uno contro uno e velocità, dobbiamo dare libertà ai ragazzi». Malagò ha ammonito: «Dobbiamo colmare il gap dalle altre nazionali. Per completare il progetto ci vorranno sei anni, per Paolo 8 o 10». Va bene il realismo, ma il calcio italiano ha fretta di risollevarsi. Sarebbe il caso di accelerare i tempi.

Le tappe

  • Dopo la terza mancata qualificazione al Mondiale l’Italia è ripartita da zero. Giovanni Malagò è stato nominato nuovo presidente della Figc
  • La prima mossa del dirigente è stata quella di nominare Paolo Maldini presidente del Club Italia, coadiuvato da Leonardo
  • La prossima consiste nella scelta del nuovo ct. Guardiola è il sogno, gli altri nomi sono quelli di Pirlo, Conte e Mancini

24 luglio 2026