di
Leonard Berberi
L’incidente nove minuti dopo il decollo: nella dinamica distrutto un finestrino, che ha quasi risucchiato all’esterno un passeggero. Il giallo sull’oggetto esterno
Cos’è successo al Boeing 737 di Ryanair la mattina del 10 luglio nei cieli della Grecia? La dinamica, nelle prime ore, sembrava abbastanza «semplice», pur nella sua drammaticità. La pala di un motore si stacca, innesca una catena di eventi che porta alla distruzione di un finestrino e al parziale risucchio di un passeggero. Ma, con il passare dei giorni e alcuni approfondimenti, il quadro si è fatto più complicato.
La settimana prossima potrebbe essere decisiva per il corso delle indagini, spiegano al Corriere due fonti occidentali a conoscenza delle discussioni tra americani ed europei. Le fonti avvertono che non c’è alcuna pista privilegiata, al momento, e che tutte le ipotesi hanno pari dignità. Ma aggiungono anche che, se confermati alcuni sospetti, l’inchiesta potrebbe avere risvolti «interessanti».
Jennifer Homendy, presidente del National Transportation Safety Board (Ntsb), l’agenzia Usa che guida l’inchiesta su invito della Grecia, con una lettera di due pagine — inviata alla compagnia low cost e resa pubblica — ha spiegato che gli «investigatori non hanno ancora escluso che l’età del velivolo o problemi di manutenzione possano aver contribuito all’evento».
Homendy ha dovuto scrivere per avvisare Michael O’Leary, ceo di Ryanair, che non era autorizzato a parlare sull’indagine. Il numero uno della low cost aveva riferito agli analisti «prime indicazioni» che «sembrerebbero suggerire che si tratti di un danno al motore causato da un corpo estraneo durante il decollo a Salonicco, ma non disponiamo di elementi sufficienti e non possiamo affermarlo con certezza».
Le fonti spiegano che, allo stato attuale, la versione fornita da O’Leary è quella privilegiata pure dagli investigatori statunitensi. Ricordano che tutto può cambiare nei prossimi giorni. Ma se è stato davvero un oggetto esterno, la dinamica potrebbe essere ancora più bizzarra. Perché, mettendo insieme alcuni aspetti — la località, la quota di volo, la velocità — al netto dell’usura del metallo o di una manutenzione deficitaria, restano poche altre piste.
La prima: il Boeing 737 potrebbe essere stato colpito da un detrito spaziale. La seconda: un pezzo si potrebbe essere staccato da un altro aereo, in sorvolo sopra la Grecia, finendo inghiottito dal motore della low cost che stava passando a una quota più bassa. La terza: il velivolo potrebbe essere andato a sbattere contro un piccolo drone d’uso quotidiano o un pallone sonda.

Il 10 luglio il Boeing 737 decolla dall’aeroporto di Salonicco alle 6.12 e 23 secondi, ora locale (le 5.12 in Italia) con destinazione Memmingen, Germania. Il profilo di salita non presenta alcuna anomalia, stando ai dati analizzati per conto del Corriere da tre comandanti e raccolti dalle diverse piattaforme di monitoraggio dei voli.
Ma alle 6.21 e 30 secondi — nove minuti dopo il decollo — una delle 24 pale del motore destro (che sta procedendo a 4.400 giri al minuto) si stacca di netto, ne trancia un’altra e ne scalfisce ulteriori 11. I detriti danneggiano la parte interna, andando a bucare la copertura. Un pezzo, non è dato sapere al momento quale, va a sbattere contro uno dei finestrini, distruggendolo.
In quel momento il velivolo si trova a 4.930 metri di quota e procede a una velocità di 611 chilometri orari. Gli esperti consultati ritengono poco credibile che il pezzo sia stato «intercettato» al decollo: l’aereo non avrebbe potuto volare per nove minuti senza alcun problema, sostengono. Resta così l’altra opzione: qualcosa ha colpito il Boeing in volo.
Ma cosa? L’ipotesi del detrito spaziale — parte di un satellite o un meteorite — non si può escludere, ma a livello statistico la probabilità viene ritenuta bassa. Non si può escludere nemmeno che l’aereo sia finito contro un drone di un cittadino comune (alcuni, molto utilizzati, possono anche arrivare a seimila metri) o un pallone meteo (che però sarebbe stato avvistato dai piloti).
E se fosse stato un pezzo staccatosi da un altro velivolo? L’analisi dei cieli ellenici — al momento dell’incidente — mostra che un solo velivolo è passato nei paraggi (in realtà a diversi chilometri di distanza, in linea orizzontale) poco prima, incrociando la traiettoria del Boeing di Ryanair, a una quota più elevata (11.582 metri): un Airbus A380 di Emirates partito da Dubai e diretto a Parigi.
Gli investigatori, da quanto si apprende, stanno lavorando anche su queste ipotesi. Ryanair, contattata, non ha risposto alle domande del Corriere. L’Ntsb in questa fase non si può pronunciare perché l’indagine è in corso. Nella seconda settimana di agosto è atteso un rapporto preliminare. E da quelle poche pagine si potrebbe capire dove sono orientati gli approfondimenti.
24 luglio 2026
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