L’annuncio dello spagnolo tra gli iscritti al prossimo Slam ha riacceso l’entusiasmo: il polso destro è guarito, difenderà il titolo a New York


Claudio Lenzi

Giornalista

24 luglio – 11:45 – MILANO

L’immagine più eloquente, ieri, si poteva trovare sui canali social della sua Accademia: l’iconica Times Square di New York che annuncia a schermi uniti il ritorno di Carlos Alcaraz: “The king is back to defend his crown”, il re è tornato per difendere la sua corona. Verità o finzione da intelligenza artificiale, sta di fatto che l’annuncio dello spagnolo tra gli iscritti dei prossimi Us Open ha riacceso l’entusiasmo tra tutti i suoi fan e non solo. Anche gli orfani della “Sincaraz” contano i mesi trascorsi dall’ultima battaglia tra i due dominatori del circuito Atp, ben consapevoli che ormai, dalla finale del Masters 1000 di Montecarlo, sono trascorsi 103 giorni, 100 sono invece quelli del murciano senza disputare un match. Viene ora da chiedersi quanti ancora ne mancheranno per rivederlo in campo. 

Americano—  

Un chiaro indizio lo ha dato Carlitos partecipando con entusiasmo alla finale – e poi ai festeggiamenti spagnoli – della Coppa del Mondo di calcio nel MetLife Stadium, non lontano da New York. Secondo l’ex tennista australiana Rennae Stubbs, oggi allenatrice di Serena Williams, è impossibile che nel frattempo Alcaraz abbia fatto ritorno in Spagna. Più facilmente è rimasto negli Stati Uniti, lontano da sguardi indiscreti (magari con l’aiuto del suo sponsor tecnico principale), per completare sul cemento americano l’ultimo step del recupero ed essere al via, dal 13 agosto, del Masters 1000 di Cincinnati. Sarebbe la prima uscita dal torneo di Barcellona, nel quale è stato costretto a ritirarsi per il dolore al polso destro, che poi si è rivelato una tenosinovite con coinvolgimento della fibrocartilagine triangolare. Abbastanza dall’essere costretto a guardare Roland Garros e Wimbledon sul divano di casa. 

Prudenza—  

Da allora, vacanze a parte, nulla è stato facile. Prima il tutore fisso lo ha costretto ad allenarsi con l’altro braccio, il sinistro; poi, quando è tornato a impugnare la racchetta con la mano preferita, ha scelto un piatto senza corde e con una parte del telaio rimossa, per azzerare le vibrazioni, l’impatto sul polso e sull’avambraccio. Però il nulla osta clinico necessario per riprendere appieno l’attività sarebbe arrivato solo venerdì scorso, per mano del noto medico federale spagnolo Angel Ruiz-Cotorro. La priorità, adesso, è rispettare i tempi di recupero stabiliti dallo staff, evitando qualsiasi rischio che possa compromettere il resto della stagione. D’altra parte Cincinnati è necessario come banco di prova se davvero Alcaraz vorrà difendere la corona degli Us Open conquistata lo scorso anno. Se riuscirà ad aumentare gradualmente l’intensità degli allenamenti, nel “1000” dell’Ohio potrebbe essere regolarmente al via – com’è nelle intenzioni anche di Sinner – seppure non al massimo della condizione. 

A calci—  

A New York è già sbarcato anche Novak Djokovic, l’ultimo superstite dei Big Three che ancora prova a misurarsi con i terribili due, Sinner e Alcaraz. “Onestamente vorrei prenderli a calci nel sedere ogni giorno – ha scherzato al podcast “The Shop” il 39enne campione serbo, più carico che mai – in realtà mi sembra di giocare contro me stesso 10 o 15 anni fa. Penso che rappresentino sempre nuovi modi per motivarsi, per ispirarsi a migliorare”. Chissà se Carlitos la pensa allo stesso modo, o se l’avere 16 anni di meno lo porta a seguire altri modelli, come per esempio Matteo Berrettini, che dopo Wimbledon si è concesso qualche settimana di riposo per recuperare da un dolore cronico all’anca. “Vivere è un po’ come perder tempo” ha scritto su Instagram facendo sue le parole di Vasco Rossi. «Sai proprio come goderti la vita» gli ha risposto prontamente Alcaraz. E, a quel punto, l’azzurro non si è potuto tirare indietro, tributandogli la massima stima: “Sto cercando di imparare dal migliore”. E Sinner? Non è questo il terreno sul quale vuole competere, ora che si trova in Sardegna con la fidanzata Laila Hasanovic. Ma a Cincinnati sì, se lo spagnolo ci sarà.