Il tumore che si può fermare prima che inizi

Il tumore della cervice uterina rappresenta uno dei casi più chiari in cui la prevenzione può cambiare il corso della malattia. Quasi tutti i casi sono collegati a un’infezione persistente provocata da tipi di papillomavirus umano, o HPV, considerati ad alto rischio. Nella maggior parte delle persone il virus scompare spontaneamente, ma quando rimane nell’organismo per anni può favorire la comparsa di alterazioni cellulari precancerose. Individuare l’HPV prima che queste lesioni progrediscano permette quindi di intervenire quando il tumore non si è ancora sviluppato. Il problema è che una parte delle donne non partecipa regolarmente allo screening: per mancanza di tempo, difficoltà negli spostamenti, imbarazzo, paura del dolore, precedenti esperienze negative o disagio nei confronti della visita ginecologica.

Come funziona il test fatto a casa

L’autoprelievo non è un Pap test eseguito autonomamente. Il Pap test ricerca cellule anomale prelevate direttamente dal collo dell’utero da un professionista sanitario. Il test domiciliare, invece, utilizza generalmente un piccolo tampone o uno spazzolino che viene inserito per pochi centimetri nella vagina e ruotato seguendo le istruzioni. Il campione viene poi chiuso in una provetta e consegnato o spedito a un laboratorio, dove viene cercato il materiale genetico dei tipi di HPV associati al rischio oncologico. Il prelievo si esegue a casa, ma l’analisi resta un esame di laboratorio: non è un test rapido che fornisce una risposta immediata. L’Organizzazione mondiale della sanità considera l’autocampionamento un’opzione aggiuntiva nei programmi che utilizzano il test HPV, soprattutto per raggiungere chi altrimenti rimarrebbe escluso dallo screening.

I kit che raddoppiano la partecipazione

Le evidenze più interessanti riguardano proprio le persone che non si controllano da anni. Nel trial PRESTIS, pubblicato nel 2025 su JAMA Internal Medicine, 2.474 persone non in regola con lo screening sono state divise in tre gruppi. Con il solo promemoria telefonico ha partecipato il 17,4%; inviando a casa il kit di autoprelievo la quota è salita al 41,1%, arrivando al 46,6% quando era previsto anche il supporto di un operatore. Ricevere direttamente il kit ha quindi più che raddoppiato l’adesione. Una metanalisi di 33 studi randomizzati ha inoltre rilevato che spedire il dispositivo a tutte le persone invitate produce risultati migliori rispetto a chiedere loro di ordinarlo. Quando vengono impiegati test molecolari PCR clinicamente validati, la capacità di individuare le lesioni cervicali più importanti si avvicina a quella ottenuta con il campione raccolto dal professionista.

Un risultato positivo non significa tumore

Il vantaggio dell’autoprelievo è la semplicità, ma il percorso non termina con la provetta. Trovare un HPV ad alto rischio non equivale a diagnosticare un tumore: significa che potrebbero essere necessari altri esami, come un prelievo cervicale, la citologia o la colposcopia, secondo il tipo di virus rilevato e il protocollo adottato. Anche un risultato negativo non deve spingere a ignorare sintomi come sanguinamenti vaginali anomali, perdite insolite o dolore persistente, che richiedono comunque una valutazione medica. Inoltre, non tutti i prodotti acquistabili online sono necessariamente adatti allo screening: servono dispositivi validati, laboratori qualificati e un sistema capace di richiamare rapidamente le persone positive. In Italia l’introduzione è ancora disomogenea: un’indagine riferita al 2023 rilevava l’offerta dell’autoprelievo soltanto in alcune aziende sanitarie di quattro Regioni o Province autonome. Più che sostituire il ginecologo, il test a casa può diventare la porta d’ingresso alla prevenzione per chi oggi quella porta non riesce a varcarla.

Montealegre JR, Hilsenbeck SG, Bulsara S, et al. Self-Collection for Cervical Cancer Screening in a Safety-Net Setting: The PRESTIS Randomized Clinical Trial. JAMA Internal Medicine. 2025;185(9):1119-1127. DOI: 10.1001/jamainternmed.2025.2971.

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