di
Giuseppe Di Bisceglie

La giovane sarebbe stata picchiata e trascinata per i capelli. Sui social ha pubblicato la foto del suo volto tumefatto. Poi il racconto in un video: «Ho chiamato io i soccorsi». Portata in ospedale guarirà tra circa 40 giorni

Quando gli operatori sanitari del 118 e gli agenti della polizia locale hanno raggiunto il Parco Rossani, la lite era ormai finita. A terra c’era una ventenne barese, con il volto tumefatto e diversi traumi che, poco dopo, avrebbero reso necessario il trasferimento al Policlinico. Intorno, le persone coinvolte nell’episodio, tra cui alcuni minorenni, e i testimoni di una vicenda che, nel giro di pochi minuti, aveva trasformato l’attesa davanti ai servizi igienici del parco in un violento pestaggio.

Forse un diverbio alla base dell’aggressione 

La dinamica è ancora oggetto di accertamenti e le versioni raccolte sono destinate a essere verificate. Secondo il racconto della giovane, tutto avrebbe avuto origine da un diverbio con una ragazzina che le avrebbe impedito l’accesso ai bagni e provato a gettarle acqua sul telefono cellulare
Un gesto per farsi spazio avrebbe innescato una reazione immediata: alcuni adulti e un gruppo di minorenni l’avrebbero accerchiata, trascinandola a terra e colpendola ripetutamente con calci e pugni. È la ricostruzione fornita dalla ventenne, che riferisce anche di un tentativo di sottrarle il telefono cellulare durante l’aggressione, interrotta soltanto dall’arrivo della Polizia locale.



















































Identificate alcune persone. «Non c’entrano i migranti»

Gli agenti hanno identificato alcune delle persone presenti. Tra queste figurerebbero anche una donna addetta ai servizi del parco e sua figlia. Proprio la dipendente, però, respinge la ricostruzione della giovane e sostiene che sia stata quest’ultima ad aggredire per prima la figlia. Un contrasto che rappresenta uno dei principali nodi dell’indagine e che sarà chiarito attraverso le testimonianze e gli eventuali filmati disponibili.
Nel frattempo la vicenda è rapidamente approdata sui social network. L’episodio è stato associato, in numerosi commenti, alla presenza di migranti nell’area del parco. Una lettura che la stessa ventenne esclude, affermando che all’aggressione non avrebbe partecipato alcuno dei cittadini stranieri che frequentano l’area.
La giovane, dal letto dell’ospedale, ha annunciato che sporgerà denuncia verso i suoi aggressori. Spetterà ora agli investigatori ricostruire con precisione responsabilità e sequenza dei fatti.
La vittima, che ha riportato traumi oculare e nasale, è stata soccorsa dal 118 e portata al Policlinico del capoluogo pugliese ed è stata giudicata guaribile in circa 40 giorni. 

La vittima: «Colpita da dieci ragazzini e da due adulti»

«Ero nel parco Rossani, volevo usare il bagno pubblico e sono stata accerchiata e gettata a terra da due adulti. Sono stata picchiata con calci in faccia da dieci ragazzini fra 8 e 14 anni, insieme ai due adulti, genitori di uno di loro». Così, attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, Giuditta racconta l’aggressione. «I soccorsi li ho chiamati io mentre ero grondante di sangue con la faccia riversa a terra – dice – con una platea di gente che guardava mentre prendevo calci in faccia da adulti e ragazzini». 
«Ho svariate fratture sul viso – spiega nonostante il dolore -. Il naso è completamente fratturato e non è operabile, quindi hanno dovuto effettuare una manovra manuale. I danni sono fisici, ma soprattutto morali». «L’odio e la violenza sembrano così lontani, finché non ti capitano queste cose e non ti accorgi di quanto siano reali. L’odio è reale – dice ancora Giuditta – , le notizie nei tg sono reali, ma soprattutto è reale quella parte di odio che ognuno di noi porta con sé». Poi la 26enne spiega la decisione di pubblicare il video con il volto tumefatto: «I soccorsi li ho chiamati io. Non dovete stare lì a guardare, non dovete essere spettatori della violenza. Se vi capita la possibilità di fermarla fatelo, e soprattutto non siatene mai fautori».

La vicinanza dell’università Aldo Moro: «Condannare la violenza»

E alla giovane vittima, iscritta al corso triennale in filosofia dell’università Aldo Moro di Bari, arriva dall’intero mondo accademico «il pensiero più affettuoso e solidale a lei e ai suoi cari». «Nell’auspicare l’accertamento immediato delle responsabilità l’università condanna la cultura della violenza e del degrado che attraversa il tessuto sociale e avvelena la collettività. Di fronte alle trasformazioni molecolari in atto negli spazi urbani e alle macerie dell’alienazione sociale – conclude – l’ateneo barese ribadisce il proprio impegno per contrastare le derive dell’assuefazione alla ferocia, ripensare lo spazio urbano come progetto solidale e ricostruire collettivamente immaginari e desideri di futuro».


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24 luglio 2026 ( modifica il 24 luglio 2026 | 17:04)