di
Guido Olimpio

Aveva 78 anni. Nel 1972 commise l’eccidio per conto del Fronte popolare per la Palestina. Condannato all’ergastolo è tornato libero nel 1985 grazie ad uno scambio di prigionieri

Kozo Okamoto, il terrorista dell’Armata rossa giapponese coinvolto nella strage all’aeroporto di Lod, Israele, è morto nel suo letto in Libano. Aveva 78 anni. Il decesso è stato annunciato dal Fronte popolare per la Palestina, il gruppo per conto del quale aveva compiuto l’eccidio il 30 maggio del 1972.

La storia del militante è parte dell’alleanza che aveva portato dozzine di estremisti ad unirsi alle frange più radicali della resistenza palestinese. Tedeschi, nipponici, Carlos lo sciacallo, italiani. E Kozo, considerato all’inizio una sorta di combattente per caso, seguirà la componente esterna dell’Armata Rossa guidata da Fusako Shigenobu, la leader mai pentita che trasferirà un nucleo di «duri e puri» in Medio Oriente. Epoca tempestosa per il movimento radicale sconvolto da una epurazione crudele in uno chalet di montagna. Una volta a Beiurt nascerà la collaborazione operativa con i fedayn di George Habbash e George Haddad: i membri della fazione accetteranno di compiere una missione suicida.



















































Okamoto, insieme a due complici, arriva da Roma nello scalo israeliano usando un passaporto falso intestato a Daisuke Namba, l’uomo che nel 1923 attentò alla vita del principe ereditario Hirohito. I tre, non appena sono nella zona bagagli, tirano fuori le armi nascoste nelle custodie per violino ed aprono il fuoco. Ventisei i morti, in gran parte pellegrini stranieri. Due terroristi muoiono nel raid mentre Kozo è arrestato. L’azione sanguinosa è accolta come un trionfo dal movimento palestinese, la tattica è una sorpresa per l’agguerrito servizio di sicurezza israeliano.

Il killer sarà condannato all’ergastolo ma tornerà libero nel 1985 grazie ad uno scambio di prigionieri. Una volta fuori ritorna nella capitale libanese sotto l’ala dei vecchi fratelli di lotta. E lì rimane nonostante diversi tentativi di Tokio di ottenerle l’estradizione. Pressioni naufragate per trame mediorientali, con il coinvolgimento della Siria di Assad che, al pari di altri regimi, vedeva l’Armata rossa come un mezzo per qualsiasi tipo di operazione. Infatti, la fazione, progressivamente, presta il suo braccio a manovre e prende di mira soprattutto obiettivi occidentali. Una piccola pattuglia, protagonista del sequestro di un aereo, resterà per sempre in Corea del Nord dove la dittatura mette a disposizione una serie di villette. Alcuni ricambieranno facendo le guide o assistendo lo spionaggio della dinastia Kim nello spaccio di dollari falsificati.

La componente esterna, diretta da Fusako Shigenobu, conduce assalti alle ambasciate, sequestri, dirottamenti. I militanti agiscono dall’Asia all’Europa, hanno l’appoggio di 007 arabi e di gruppuscoli locali, trafficano, adottano lavori di copertura. Le loro tracce emergono nel nostro paese, da Livorno a Milano. In Italia colpiranno le ambasciate inglese e americana a Roma nel 1987, l’anno dopo, nell’aprile 88, fanno esplodere un’autobomba davanti al club della Us Navy a Napoli: 5 morti, una strage «dimenticata». Il responsabile, Junzo Okudaira, è ancora ricercato dalla nostra Procura.

Buona parte degli attentati sono commissionati da Muhammar Gheddafi, deciso a vendicarsi dei raid americani. I «soldati» dell’Armata diventano dei mercenari. Poi con la caduta dell’URSS il loro ruolo evapora, i pochi rimasti si nascondono dove possono, non servono più a nessuno. Tokio, con determinazione, ne mantiene ancora una mezza dozzina nella lista dei latitanti.

Kozo riappare ogni tanto a Beirut sventolato come una bandiera, è un uomo provato e malato. Fusako farà perdere le sue tracce ma, alla fine, sarà catturata nel 2000 a Osaka. Sconterà 20 anni di galera per poi ottenere la libertà. Ieri la leader, ora ottantenne, è tornata parlare. Non poteva mancare il momento. Ha diffuso un lungo post per onorare il «compagno» Okudaira ricordando «l’era dell’internazionalismo interpretato dai combattenti di Lod». La malinconia degli anni di piombo.

24 luglio 2026