di
Claudio Del Frate

L’esponente della Lega dei Ticinesi in una telefonata propone a un’amica di assoldare un sicario per punire una stalker. Lui non si dimette ma rinuncia alle sue deleghe (polizia e amministrazione della giustizia)

Una telefonata registrata e diffusa via social in cui il capo del governo del Canton Ticino, Claudio Zali, programma di «far pestare» una donna da un sicario; un’inchiesta della magistratura secondo la quale il medesimo Zali sarebbe intervenuto a favore di un ragazzo detenuto in un istituto minorile di Lugano; una richiesta unanime di dimissioni da parte di numerose formazioni politiche all’indirizzo sempre di Zali. È uno scandalo politico senza precedenti quello esploso nella regione della Svizzera italiana e al quale il diretto interessato ha risposto in maniera minimale: ha restituito le sue deleghe di governo (era responsabile del dipartimento di polizia e giustizia) e ha annunciato querele contro i suoi rivali politici. 

L’episodio centrale – la telefonata registrata e diffusa – che rischia di costare la carriera politica di Zali, esponente della Lega dei Ticinesi, risale al 2022 e sul come e il perché sia divenuto pubblico solo oggi ci sono molti interrogativi. Resta la gravità delle affermazioni, pronunciate per di più da un rappresentante delle istituzioni e responsabile della sicurezza e dell’amministrazione giudiziaria del Ticino. Nella telefonata Zali parla con una sua amica (la cui identità viene tenuta coperta): quest’ultima si lamenta di essere vittima da qualche tempo di molestie e atti di stalking da parte di un’altra donna. Che anche Zali conosce. 



















































Ed è rispondendo alla donna che l’esponente politico elvetico rompe gli argini. Prima invita la sua interlocutrice a malmenare senza tanti complimenti la molestatrice. «Ma non è nella mia indole e se lo faccio di sicuro perdo il lavoro…» replica lei. Al che Zali mette il carico: «Allora chiamo un mio amico di Milano, uno che non mi tradirebbe mai e mi aiuta a risolvere questo problema tramite quarte o quinte persone». Con aggiunta di una pezza d’appoggio letteraria: «Anche Orwell, in “1984”, dice che le persone hanno paura solo del dolore fisico. E ci sono persone che capiscono solo questo». Non bastasse, in un altro passaggio il politico lascia intendere di aver già alzato le mani su quella misteriosa donna («quando è venuta a casa mia l’ho pestata»).   

La conversazione finisce su Instagram e da lì all’esplosione dello scandalo è un amen. Il governo del Canton Ticino emette subito una nota in cui «stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare a ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere». Il minimo sindacale.

Oltre a ciò tre partiti (centristi, liberali e socialisti)  chiedono che Claudio Zali chiarisca pubblicamente il suo comportamento mentre la Lega dei Ticinesi abbozza una difesa: prima ricostruire i fatti, poi verranno le valutazioni.  

Ma la scioccante conversazione telefonica non è l’unica tegola piovuta sul capo del presidente ticinese. Zali risulta infatti indagato dalla procura cantonale per abuso di autorità: il fascicolo si riferisce a una telefonata fatta per attenuare le condizioni carcerarie di un quattordicenne, figlio di conoscenti, detenuto nell’istituto minorile della Farera di Lugano: Zali avrebbe convocato nel suo ufficio alcuni funzionari e la giudice minorile. 

Un terzo caso, infine, ha investito sempre lo stesso esponente politico nel volgere di pochi giorni: Zali avrebbe telefonato ad alcuni dirigenti della sanità pubblica ticinese per caldeggiare l’assunzione di una sua conoscente. In questo caso il presidente ticinese proponeva di «licenziare uno dei frontalieri (ndr, i lavoratori italiani) di cui è pieno come un cannolo alla crema» per fare posto alla sua protetta.

Insomma, una tempesta politico-giudiziaria perfetta. Il Consiglio di Stato (vale a dire la giunta) del Ticino si è riunito in seduta straordinaria: ha auspicato e poi preso atto della decisione del presidente di fare un passo indietro. Non le dimissioni tout court ma la rinuncia temporanea ad esercitare le sue deleghe di governo. Zali insomma resta al suo posto e annuncia di voler trascinare in tribunale i suoi accusatori.  

24 luglio 2026 ( modifica il 24 luglio 2026 | 17:58)