di
Erica Dellapasqua
Il legale di Caroccia: «Dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale. Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato». Delmastro: «Faranno chiarezza»
Contromossa del legale di Mauro Caroccia, l’avvocato Fabrizio Gallo, nel quadro dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia, il ristorante romano di cui era socio l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. All’indomani della decisione della Giunta delle Autorizzazioni a procedere della Camera, che ha negato ai magistrati l’accesso alle chat, ecco l’annuncio di Gallo: «Sto inviando io alla Procura di Roma una memoria con tutte le chat tra l‘ex sottosegretario Andrea Delmastro e il mio assistito con richiesta di acquisizione immediata ai fini delle indagini».
Sul caso, ricordiamo, indaga la Procura di Roma, che a maggio aveva chiesto alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di poter acquisire tutte le chat tra Delmastro (deputato FdI) e Caroccia, indagato per riciclaggio e attualmente in carcere dove sta scontando una pena definitiva a 4 anni nell’ambito di un’indagine sul clan Senese. L’ipotesi accusatoria è che proprio tramite la Bisteccheria (risulta Delmastro socio al 25% e amministratrice unica la figlia 18enne di Caroccia, Miriam) il ristoratore favorisse l’attività di riciclaggio del boss.
«Dalle chat il nome del vero proprietario del ristorante»
«Dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale e questo è fondamentale per chiarire la posizione del mio assistito – dice ora l’avvocato Gallo -. Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato».
Diritto alla difesa e all’immunità
«Nella fase dibattimentale ci sarà un conflitto tra il diritto alla difesa e il diritto all’immunità – spiega ancora l’avvocato di Mauro e Miriam Caroccia – Ma la Corte Costituzionale ha già stabilito, con una sentenza del 2007, che il primo è superiore». Per Gallo, quelle chat «hanno una rilevanza fondamentale per dimostrare l’estraneità dei miei assistiti rispetto al reato contestato e fanno risalire a chi sia il vero proprietario dell’attività». «Non si può trasformare un’immunità parlamentare in un privilegio personale – sottolinea – e non si può consentire che una prova favorevole al reo, che coinvolge solo terzi che hanno interloquito con un parlamentare non possa essere acquisita pregiudicando altamente il cittadino indagato».
Delmastro: «Chat chiariranno»
Appresa la notizia che è stato il legale di Caroccia a depositare le chat, interviene direttamente Delmastro: «Non ho alcun problema che ciò avvenga anche per il loro valore chiarificatorio dell’intera vicenda – scrive in una nota Delmastro -: le interlocuzioni di carattere amichevole sono e restano tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano del quale confermo non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali».
«Alla giunta per le Autorizzazioni – continua – avevo depositato una memoria, senza prendere posizione, sull’eventuale consegna non già perché non creda nelle garanzie costituzionali a salvaguardia della riservatezza e della libertà delle conversazioni e della corrispondenza degli eletti, ma perché personalmente coinvolto. Ora sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale».
La posizione della Procura
Sull’accesso alle chat di Delmastro nell’inchiesta la Procura di Roma valuterà di sollevare un conflitto d’attribuzione contro la Camera davanti alla Consulta: tutto è legato all’esito del voto in Aula tra una settimana.
Dopo la decisione della Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera – che come detto ha negato ai magistrati l’accesso alle chat tra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia – si intravede quindi all’orizzonte un nuovo confronto, con nuove mosse tra i pm di piazzale Clodio e la politica, sulla vicenda dei rapporti tra Delmastro (non indagato) e il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese.
Le accuse politiche
Intanto, sul fronte politico, dopo che si è sfiorata la rissa dopo il no della maggioranza ad acquisire le chat, le accuse continuano: «L’intera maggioranza di destra vota in Giunta per scudare Delmastro impedendo alla procura di acquisire le sue chat con un prestanome del clan Senese, ritenute essenziali ai fini dell’indagine. Come si può essere così spudorati nell’intestarsi battaglie per la legalità e la lotta alla mafia quando poi si ostacolano le indagini su un clan mafioso?», ha chiesto il presidente del M5s, Giuseppe Conte. E il presidente del gruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, ha aggiunto: «Non vogliamo processi sommari, ma diciamo no a immunità politiche».
Per Alberto Balboni, attuale sottosegretario alla Giustizia, «Delmastro non è assolutamente indagato ed è estraneo all’indagine, per cui qualsiasi acquisizione sarebbe comunque inutilizzabile. Nessuno vuole proteggerlo» e ricorda che «nel 2024 il Pd votò per l’inutilizzabilità e negò l’autorizzazione per chat ed email relative a indagini su esponenti del proprio partito».
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24 luglio 2026 ( modifica il 24 luglio 2026 | 19:46)
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