di
Simona Lorenzetti, inviata ad Asti
L’11 dicembre 2025 la ragazza era in auto con la madre quando la loro vettura venne tamponata da una Porsche che viaggiava ad oltre 200 km l’ora, condotta da Vacchina. Davide Bertello, al volante di una seconda Porsche, è stato assolto. Vacchina dopo l’incidente: «Ho distrutto la Gt3 nuova, sono off»
Otto anni per Franco Vacchina, assoluzione per Davide Bertello. È la sentenza pronunciata al processo sulla morte della ventenne astigiana Matilde Baldi: l’11 dicembre 2025 la giovane era in auto con la madre Elvia Pia quando la loro vettura venne bruscamente tamponata da una Porsche che viaggiava a oltre 200 km l’ora, condotta da Vacchina.
La madre di Matilde: «Per me è una sofferenza continua»
«Otto anni per la vita di mia figlia sono pochi. Era una ragazza fantastica e innamorata della vita, sorrideva sempre e non si meritava una fine così». A parlare è Elvia Pia, la madre di Matilde. «Ogni giorno mi alzo e lei non c’è più – spiega la donna -, questa non è una sentenza che mi dà sollievo. Non vedere Matilde e sapere che non c’è più è una sofferenza continua».
Sulla A33 Asti-Cuneo
L’incidente avvenne sul primo chilometro dell’autostrada A33 Asti-Cuneo, poco prima dello svincolo per il Turchino. Vacchina, difeso dagli avvocati Ferruccio Rattazzi e Giacomo Francini, rispondeva di omicidio stradale e dell’accusa di aver ingaggiato una gara in velocità. Reato, quest’ultimo, che condivideva con Bertello (difeso dall’avvocato Michele Galasso), al quale era contestata anche l’omissione di soccorso. Ma il giudice Matteo Bertelli Motta non ha riconosciuto la gara di velocità e ha assolto Bertello.
Il lavoro da barista
Il giorno dell’incidente Matilde aveva appena finito il proprio turno al centro commerciale «Il Borgo di Asti», dove lavorava come barista per pagarsi gli studi in Economia. La madre era andata a prenderla e stavano rientrando a casa, a Montegrosso, a bordo di una Fiat 500. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori della polizia stradale, l’utilitaria venne tamponata con violenza dalla Porsche 911 GT3 di Vacchina. L’auto venne sbalzata di parecchi metri in avanti, l’impatto con il guard rail fu devastante. Quando arrivarono i soccorsi, Matilde era inconsciente. La giovane è poi deceduta cinque giorni più tardi in ospedale. La madre riportò invece ferite guaribili in 40 giorni.
La tesi del pm: una sfida ad alta velocità
Vacchina, commerciante d’auto di 64 anni, ammise subito il tamponamento, ma diede la colpa «all’asfalto umido e viscido» che avrebbe tradito la sua capacità di mantenere il controllo della vettura. Sono state poi le immagini delle telecamere e i racconti di alcuni testimoni a guidare la tesi sostenuta dalla Procura di Asti. Per il pubblico ministero Sara Paterno, Vacchina avrebbe ingaggiato una sfida ad alta velocità con un’altra Porsche, guidata da Bertello. Una gara che sarebbe iniziata già nel centro di Asti e poi proseguita sull’A33, dove le vetture hanno superato i 200 chilometri orari. «Gareggiavano in velocità già lungo corso Torino e corso Savona, effettuando manovre pericolose a velocità sostenuta e brusche accelerate» si legge negli atti dell’inchiesta. Il 64enne, poi, nel corso dell’indagine avrebbe tentato di corrompere i custodi giudiziali del bolide (messo sotto sequestro dalla polizia) per poter far sparire la scatola nera della vettura affinché non emergessero alcune modifiche apportate alla vettura e alleggerire così la propria posizione. Un comportamento che gli è costato la misura cautelare dei domiciliari.
Le chat con gli amici: «Ho distrutto la Gt3 nuova»
Lo stesso Vacchina, come emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Asti, nei giorni successivi all’incidente avrebbe scherzato su quanto accaduto. Nelle sue chat, acquisite dalla magistratura, ci sono i messaggi degli amici che tentano di tranquillizzarlo: «Tra un anno ci rideremo sopra». I tentativi di ottenere contatti di alto livello: «Conosci il prefetto di Asti, hai filo diretto?». Le giustificazioni per quanto accaduto: «Sfiga, non mi capacito ancora adesso come sia potuto succedere». La difesa: «Come fai a credere che stessi facendo una gara, alle 20.15, con il traffico a palla?». Il rinvio di una cena: «Tra il caos del lavoro e l’incidente in cui ho distrutto la Gt3 nuova, sono un po’ off». Parole scritte nei giorni immediatamente successivi allo schianto, quando Matilde era ancora in vita, seppur gravissima. Con un pensiero sopra tutti: la macchina. «Ciao, per le gomme ti servono invernali? Per la cena andiamo volentieri, facciamo passare questa settimana. Tra il caos del lavoro e l’incidente di giovedì che ho distrutto la Gt3 nuova sono un po’ off».
Il silenzio di Vacchina in aula
Il processo si è svolto con il rito abbreviato: Vacchina ha affrontato l’udienza in silenzio, mentre Bertello ha risposto alle domande del gup Matteo Bertelli Motta. In aula era presente anche la famiglia di Matilde, assistita dall’avvocato Pierpaolo Berardi.
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
24 luglio 2026 ( modifica il 24 luglio 2026 | 18:26)
© RIPRODUZIONE RISERVATA