di
Alessandro Bocci e Monica Colombo
Il retroscena sulla decisione sul prossimo ct della Nazionale. E se Pirlo sorride, Mancini è profondamente deluso
Svanito Guardiola, Paolo Maldini è tornato con forza sull’idea che l’ha animato dal primo momento in cui ha detto sì alla Nazionale: Andrea Pirlo. Perché, come ha raccontato Leonardo giovedì all’assemblea dei presidenti, «serve un allenatore che ragioni come ragioniamo noi, che condivida le nostre idee e con cui ci sia armonia». Maldini voleva scommettere su Pirlo già al Milan e questa idea, mai realizzata, ha provocato la rottura con Pioli. Ora ci riprova e siccome, parola di Malagò, il c.t. lo sceglie il direttore tecnico e futuro presidente del club Italia, la strada è segnata. Si lavora in quella direzione, contando di arrivare quanto prima a una definizione del contratto. Prima mossa: Pirlo dovrà dimettersi dall’Fc Dubai.
Maldini e Leonardo non hanno dubbi. Malagò qualcuno, sotto sotto, lo conserva. Pirlo non è l’allenatore a cui aveva pensato prima di essere eletto e neppure dopo. Ricorderete, in attesa di Paolo, il suo identikit del tecnico ideale per ricostruire la Nazionale: esperto e vincente. Pirlo non lo è. Nella testa del presidente federale l’uomo giusto poteva essere Roberto Mancini, che l’Italia l’aveva abbandonata dalla sera alla mattina inseguendo i petrodollari dell’Arabia Saudita, ma si era pentito e voleva ritentare. Mancio è stato l’ultimo a regalare un sorriso alla Nazionale. Ora è furioso: si sente sedotto e abbandonato. Ieri è andato in Puglia per il matrimonio di Donnarumma. E il suo cellulare è rimasto silenzioso.
Pirlo dovrà scalare una montagna ripida e se l’intesa con Maldini e Leonardo è a prova di bomba, tutti insieme dovranno vincere la diffidenza che sta montando in maniera trasversale. La serie A, che Malagò lo ha candidato e sostenuto, voleva Antonio Conte, inspiegabilmente mai realmente in corsa. E anche le altre componenti, escluse dai giochi e dalle consultazioni, sono perplesse (eufemismo) di fronte al Maestro, che da giocatore incantava ma che da allenatore non ha ancora trovato la sua strada dopo esperienze non memorabili alla Juventus e alla Sampdoria intervallate da una stagione anonima in Turchia.
Neppure i tifosi sono soddisfatti. Pirlo, il cui nome ormai rimbalza da giorni, è stato accolto in maniera molto negativa nei sondaggi e lascia perplessi. La Francia riparte da Zidane e la Germania si è affidata a Klopp. Stelle di prima grandezza intorno a cui rilanciare la sfida. L’Italia ha scelto un’altra strada. Più pericolosa.
Da Guardiola a Pirlo il salto (nel vuoto) è enorme. Leonardo, che in passato è stato anche allenatore, sarà una spalla e un punto di riferimento. Di sicuro la strada che attende l’ex centrocampista è in salita: persino i giocatori, che pure dovrebbero volare bassi dopo la figuraccia in Bosnia, in queste settimane hanno fatto il tifo per Mancini. Malagò, davanti al mare di Sabaudia, sta riflettendo su tutto questo. Ma l’idea di condivisione, sposata al momento della stretta di mano con Maldini e Leonardo, alla fine prevarrà. Serve unità di intenti per ripartire. Anche perché non saranno rose e fiori.
Prima di pensare all’Europeo tra due anni o al Mondiale tra quattro, il punto di caduta di questo piano di rilancio, bisognerà fare i conti con il presente: la Nation League, che comincerà a settembre, è una strada scivolosa in un girone di ferro con squadre agguerrite e in cerca di rivincita come Belgio, Francia e Turchia. L’Italia dovrà almeno evitare la retrocessione nella Lega B e possibilmente risalire un po’ nel ranking (ora siamo al quindicesimo posto). Pirlo deve mettersi subito all’opera. La stagione è già cominciata e le squadre sono in ritiro. Abbiamo già perso troppo tempo. Il Consiglio federale, in programma martedì, potrebbe essere l’occasione giusta per l’annuncio.
25 luglio 2026 ( modifica il 25 luglio 2026 | 08:27)
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