Dopo lo show sull’Alpe d’Huez, lo Sceriffo si sbilancia: “Eddy voleva vincerle tutte, Tadej no. Ma se battezza una corsa non c’è scampo…”


Giuseppe Nigro

Giornalista

25 luglio – 10:26 – MILANO

Ma Tadej Pogacar è più forte di Eddy Merckx? Nella ricerca del più grande di tutti i tempi, giochino inguaribile di ogni sport, che per definizione deve andare oltre la logica che vorrebbe impossibile il confronto tra ere così distanti, si unisce chi come Francesco Moser ne ha pieno titolo. “Può superarlo”, dice lo Sceriffo. Che esordì al Tour de France beffando il Cannibale nel prologo a cronometro di Charleroi 1975, prendendosi la maglia gialla, e poi l’ha battuto nel 1984, strappandogli il record dell’ora col glorioso chilometraggio di 51,151. Ma che ieri dal Trentino si è goduto l’ennesima prova di forza di Tadej: “Quando ha preso la salita ha salutato tutti, è andato, ha preso chi era in fuga e alla fine li ha anche staccati: tra quelli che erano con lui e quelli che ha ripreso, ha dato tre minuti a tutti…”. Compreso il record battuto di Pantani: “E anche lui praticamente l’ha salita da solo, è partito è basta. Ha trovato Yates lungo la strada ma non andava forte, non è con lui che ha guadagnato”. E oggi di nuovo Alpe d’Huez: “Altra tappa tremenda, vai a sapere. Può vincere un’altra volta se si mette in testa di farlo. Chi è che lo batte? Anche gli altri vanno forte, eppure…”. Un tappeto rosso verso il quinto Tour de France di Pogacar: “Vediamo per la maglia a pois, con Carapaz avanti di un punto prima di queste ultime salite: magari decideranno i punti sul Galibier”.

In cosa sono simili Merckx e Pogacar?

“Sono due corridori che hanno vinto tutto quello che hanno voluto, ma diversi fisicamente e nel modo di correre. Come Merckx, anche Pogacar va forte a crono ma c’è chi lo batte. Merckx faceva più volate di gruppo, Pogacar no anche per evitare rischi”.

In che cosa Merckx e Pogacar sono diversi?

“Il modo di correre è molto diverso. Merckx sfiancava gli avversari da lontano. Anche Pogacar ha la squadra: ma quando attacca, per gli altri non c’è niente da fare. E sembra che ne abbia anche di più di quello che gli serve per vincere. Il carattere? Pogacar ha un’altra testa. Risponde a tutti. Ma Merckx forse era più cattivo con gli avversari”.

Cannibali in maniera differente?

“Merckx magari voleva vincere anche le tappe di pianura: faceva le volate e a volte le vinceva pure. Pogacar va a colpo sicuro: quando battezza una corsa non c’è scampo. Poi il calendario è diverso: Pogacar ha avuto tutto il tempo di fare i sopralluoghi delle salite, ai nostri tempi le tappe erano di 250 chilometri e i grandi giri di 4000, oggi fanno molte meno ore di bici. Ma le fanno più forte: medie incredibili”.

“A volte potrebbe attaccare prima, ma qui al Tour lo ha frenato aspettare a volte Del Toro per l’obiettivo di chiudere primo e secondo. Lui controlla la corsa, poi arriva alle fasi finali e scappa. Può fare la tattica che vuole, anche attaccare da lontano, tanto raramente viene ripreso: non si può neanche dire che non sappia correre, perché quando attacca vince”.

Pogacar è più forte di Merckx?

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“Si vedrà alla fine della carriera. Lui è ancora giovane e può vincere ancora tanto, magari raggiungerlo nel totale delle vittorie no, ma su alcune corse importanti può superarlo. D’altra parte Eddy ha smesso a 32 anni di correre, Pogacar se mantiene questa condizione può andare avanti tanti anni perché non si vede qualcuno all’orizzonte. Noi confidiamo in Lorenzo Finn, che ha dimostrato qualità: vediamo quanto crescerà nei prossimi due-tre anni”.