Rimuovere tonsille e adenoidi è un intervento frequente in età pediatrica, ma la convalescenza può essere tutt’altro che semplice. Il dolore alla gola può durare una o due settimane, rendendo difficile bere, mangiare e dormire e aumentando il rischio di disidratazione, nuove visite e accessi al pronto soccorso. Le linee guida raccomandano soprattutto paracetamolo e ibuprofene e prevedono già una dose di desametasone durante l’operazione; resta però più incerto il ruolo di dosi ripetute nei giorni successivi. Uno studio ha messo alla prova proprio questa possibilità. Tra i bambini trattati a casa con tre dosi di desametasone, le “odds” di ricevere una prescrizione di oppioidi sono risultate inferiori del 77% rispetto al placebo.
Il trial ha coinvolto 209 bambini e adolescenti tra 3 e 17 anni sottoposti ad adenotonsillectomia in un centro accademico statunitense. I partecipanti sono stati assegnati casualmente al desametasone orale, alla dose di 0,5 milligrammi per chilo fino a un massimo di 20 milligrammi, oppure a un placebo nei giorni 2, 4 e 6 dopo l’intervento. Né le famiglie né i medici, i ricercatori e chi analizzava i dati conoscevano l’assegnazione: per questo lo studio è definito randomizzato e quadruplo cieco. Il risultato principale riguardava il dolore medio prima dell’assunzione di paracetamolo o ibuprofene tra il secondo e l’ottavo giorno. Il punteggio è stato mediamente più basso di 0,72 punti con il cortisonico, una differenza modesta che, per l’ampiezza dell’intervallo di confidenza e alcuni squilibri iniziali, non consente conclusioni definitive.
Il dato più interessante è emerso tra gli esiti secondari. L’odds ratio per ricevere una prescrizione di oppioidi è stato 0,23, equivalente a una riduzione relativa delle odds del 77%. Non significa che il 77% dei bambini abbia evitato questi farmaci, né dimostra che la stessa riduzione si osserverebbe in ogni ospedale: l’intervallo di confidenza era ampio, da 0,06 a 0,84. Anche gli accessi al pronto soccorso per dolore sono apparsi meno frequenti. Il meccanismo è plausibile: l’intervento lascia una superficie infiammata nella parte posteriore della gola e gonfiore, mediatori infiammatori e difficoltà a deglutire alimentano il dolore. Il desametasone non sostituisce gli analgesici di prima scelta, ma potrebbe rafforzare una strategia multimodale e ridurre la necessità di ricorrere a farmaci più potenti. Il tema è particolarmente delicato perché la codeina è controindicata dopo tonsillectomia o adenoidectomia nei minori, mentre altri oppioidi devono essere riservati ai casi selezionati e gestiti con grande cautela.

Sul fronte della sicurezza, durante il periodo di osservazione i ricercatori non hanno rilevato differenze clinicamente importanti nei sanguinamenti dopo tonsillectomia, nei ricoveri, nelle telefonate al personale sanitario o nel ritorno alla dieta normale. È un segnale rassicurante, non una garanzia assoluta: lo studio è stato condotto in un solo centro, soltanto 131 partecipanti hanno completato i diari utilizzati per l’analisi principale del dolore e gli eventi rari richiedono campioni molto più grandi. Anche la riduzione delle prescrizioni di oppioidi era un risultato secondario, quindi utile per generare un’ipotesi ma non sufficiente, da solo, a cambiare ovunque la pratica clinica. La ricerca non autorizza i genitori a somministrare cortisone autonomamente: suggerisce piuttosto ai medici una possibile aggiunta, economica e programmata, ai protocolli postoperatori. Trial multicentrici dovranno ora stabilire quali pazienti ne beneficiano davvero, con quale schema e mantenendo sotto controllo il rischio di sanguinamento e gli altri effetti indesiderati.
Shaffer AD, Omar M, Maguire RC, et al. Postoperative Oral Dexamethasone and Pediatric Tonsillectomy Morbidity: A Randomized Clinical Trial. JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery. DOI: 10.1001/jamaoto.2026.1910.

