RIETI – Se l’andamento generale dell’economia reatina resta in chiaroscuro e l’ottimismo deriva solo dal ragionamento che fare peggio significherebbe andare in recessione irreversibile, segnali non proprio incoraggianti arrivano dalla Takeda, la maggiore azienda reatina (750 dipendenti), multinazionale leader nel settore farmaceutico. Il nostro articolo, dove si evidenziava una situazione di difficoltà con benefit e nuove assunzioni azzerate, contratti non rinnovati e crescente malumore tra il personale, quadri compresi, ha sollevato il coperchio di un pentola da tempo in ebollizione.
E così, nella giornata di giovedì, il management aziendale ha pensato bene di inviare a tutti i dipendenti una mail interna, allo scopo – si legge nella nota – di «fornire chiarimenti per evitare interpretazioni non corrette o informazioni non complete». Una mail dove, di fatto, non si smentiscono le informazioni raccolte da Il Messaggero (in assenza, non per nostra negligenza, di una interlocuzione diretta con l’azienda che l’ha sempre negata) ma si cerca – comprensibilmente e legittimamente – di rasserenare gli animi interni, deviando l’attenzione su altri argomenti.
Ecco allora che le difficoltà del sito vengono giustificate con «uno scenario globale complesso, frutto di tensioni geopolitiche, pressione sui costi e difficoltà di accesso ai mercati», con Takeda che sta lanciando «nuovi prodotti per una crescita futura solida» e questa strategia «ha dei costi molto importanti», per supportare i quali è necessario «ridurre i costi ottimizzare i processi». Sui benefit azzerati, Takeda afferma poi che «l’unica misura attualmente oggetto di valutazione organizzativa, riguarda la sospensione del programma aziendale di “parental leave”». Sappiamo invece che anche i premi di risultato sono stati drasticamente tagliati, anche in base alle assenze di una manciata di giorni e che i tagli hanno interessato solo la produzione e non gli alti livelli. I licenziamenti o mancate conferme poi, chiamatele come volete, sono stati mascherati con la non riconferma di molti “staff leasing”, dalla mancata sostituzione di chi va in ferie e dal mancato reintegro di chi si è dimesso.
Per non parlare poi del clima che si respira tra i dipendenti – anche se qui entriamo in un campo di valutazione soggettiva – dove l’entusiasmo negli ultimi tre anni è sceso ai minimi termini e i carichi di lavoro sono diventati sempre più pesanti. A fronte di ciò, ci auguriamo soltanto che il sereno torni a splendere su Takeda e i suoi dipendenti.
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