Quali sono i documentari da vedere su Netflix, i più belli, i migliori? Parecchi, ma prima, due parole su un genere che nel tempo si è molto modificato. Passando da un linguaggio puramente didattico a una forma para cinematografica. Sempre più spettacolare, in alcuni casi addirittura sorprendentemente spericolata. Un cambiamento che ha ampliato il raggio d’azione del racconto del reale, attirando ferventi appassionati.
Cominciamo con Making a Murderer e The Staircase, due doc che hanno trasformato lo sguardo altrui in una grande e uniforme giuria popolare: omicidi che non mettono in discussione i presunti assassini ma un intero sistema politico e giudiziario. La ragazza nella foto sceglie invece ritmi da thriller per ricostruire il triste caso di una ragazza trovata morta nel 1990, a soli vent’anni e con un passato oscuro.
I fratelli Menéndez mescola invece le carte del famoso processo ai due fratelli che avrebbero ucciso i genitori (raccontati dai figli come abusatori). Realizzato dopo il successo della serie di Ryan Murphy sullo stesso argomento, fa parte di quei doc che danno spazio a teorie alternative, più o meno valide. Una scelta che potrebbe involontariamente azzerare la differenza tra suggestioni e dati oggettivi. Un rischio che opere borderline come Wild Wild Country e SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano affrontano con intelligenza.
Il primo descrive gli effetti dell’estremismo religioso con la vera storia della setta di Osho. E lo fa mostrando il suo protagonista più come un bizzarro guru che non un subdolo plagiatore. Il secondo racconta l’ascesa e la caduta di Vincenzo Muccioli, fondatore della comunità di San Patrignano. Lo sviluppa sovrapponendo i piani della pura cronaca alle riflessioni sociopolitiche (e aggiungendo qualche rumor di troppo). Costa Concordia – Incubo in alto mare predilige la via più intimista ed emotiva, dando più spazio ai sopravvissuti al naufragio del 2012.
Tell Me Who I Am trasforma l’incredibile vicenda di due fratelli con un pesante passato famigliare in una intensa seduta psicoanalitica. La medesima formula di Crip Camp. Un tema poco conosciuto, quella del primo campo estivo per disabili, tramutato in un inno alla felicità e fiducia nel genere umano.
I documentari sportivi firmati Netflix superano il puro racconto dell’evento. Cercano invece una voce più originale rispetto alla banale agiografia del campione di turno. Lo provano The Last Dance e Rafa. Il racconto della squadra di Basket dei Chicago Bulls sceglie tonalità epiche per descrivere un’impresa da veri eroi. Il secondo prende un super campione del tennis come Nadal ed esplora sia le qualità umane, sia la crisi personale di un atleta che deve fare i conti con l’età e la non risposta del corpo.
Diverso è il caso di The deepest Breath, in cui lo sport tecnico di apnea profonda è un mezzo per esplorare i limiti dell’uomo di fronte alla sua smodata ambizione. Altrettanto originale Icarus, che parte da una piccola inchiesta sul doping per arrivare a mettere in crisi l’intero sistema internazionale del mondo olimpico. Anche i documentari sugli artisti scelgono una narrazione meno didascalica. In What Happened, Miss Simone? la vita di Nina Simone viene ricostruita attraverso la musica, la complessa vita privata e l’impegno per i diritti civili.
Jim e Andy è lo specchio del mestiere di attore in cui Jim Carrey dà lezione di talento e mistificazione. Marty, Life Is Short si trova più a suo agio con la tradizione. Alterna la biografia di Martin Short a interviste a personalità dello spettacolo che ne amplificano le gesta.
Il più classico e spettacolare della sezione documentari è quello in cui la natura racconta semplicemente sé stessa. Arricchita da immagini e riprese incredibili, con Pallino le meraviglie della barriera corallina si vede il mondo marino con gli occhi di un piccolo e adorabile pesce. Il mio amico in fondo al mare mette in primo piano la straordinaria amicizia tra un fotografo in crisi e una giovane piovra.
Il nostro pianeta ricorda quanto gli errori umani e le conseguenze del cambiamento climatico stiano distruggendo l’equilibrio della Terra. The Volcano analizza le catastrofi naturali e il complesso rapporto tra diritto al turismo e riserve ambientali. Il più bizzarro, curioso e incredibile documentario sulla natura è invece Fantastic Fungi, il mondo visto attraverso la crescita e lo sviluppo dei funghi, elemento fondamentale per l’ecosistema.
Costa Concordia – incubo in alto mare (2026, novità Netflix, storia vera)
Chiara Messineo è la regista di questo documentario sull’articolata storia del naufragio della nave da crociera Costa Concordia. Un tragico evento causato da un errore umano il 13 gennaio 2012, di fronte all’Isola del Giglio. Nell’impatto con uno scoglio morirono 32 persone e venne condannato a 16 anni il comandante di allora, Francesco Schettino. Il documentario si basa su preziose fonti come le registrazioni della scatola nera, le riprese amatoriali dei passeggeri e racconta in dettaglio la triste storia dell’inchino e del discutibile comportamento dell’ufficiale. Colpisce ancora di più la particolare attenzione a non rifare il processo a un uomo che ha sbagliato ma a dare spazio ai sopravvissuti, alle loro storie e il peso emotivo di quella lunga, tragica notte.
Pallino e le meraviglie della barriera corallina (2021)
Pallino e le meraviglie della barriera corallina è il primo documentario originale australiano prodotto da Netflix. Diretto da Nick Robinson, ha il suo punto di forza nell’unire il rigore scientifico a una narrazione coinvolgente, capace di farsi comprendere e apprezzare anche dai più piccoli. La storia segue il primo anno di vita del protagonista, Pallino, un piccolo pesciolino che vive nella Grande Barriera Corallina australiana. La straordinaria fotografia offre un punto di vista privilegiato per osservare il microcosmo vitale e fragilissimo di una delle meraviglie della natura purtroppo a rischio estinzione.
Tell me who i am (2019, storia vera)
Il documentario Tell Me Who I Am, tratto dal libro autobiografico dei fratelli Alex e Marcus Lewis, protagonisti della storia, esplora il diritto alla verità, anche la più crudele, in una relazione affettiva. Si può mentire a qualcuno per proteggerlo? O è meglio la sincerità anche se le conseguenze potrebbero essere devastanti? Nel 1982, un grave incidente in moto fa perdere ad Alex la memoria degli eventi passati e delle persone che ama. L’unico punto di riferimento è il fratello Marcus, che lo aiuta a ricostruire il filo dei ricordi attraverso i racconti della loro infanzia. Quello che ancora non sa è che nelle sue parole ci sono parecchie omissioni. A distanza di 30 anni, i due si ritrovano per affrontare il lato oscuro della loro storia famigliare e il differente modo di affrontarla. Per Alex la salvezza è stata l’amnesia, per Marcus aver protetto il fratello da un fardello troppo pesante. Il regista Ed Perkins sceglie la giusta equidistanza aiutandosi con tagli asciutti e sobrie riprese, rivelando la dolorosa storia dei due gemelli britannici coinvolti in qualcosa più grande di loro.
The Last Dance (2020)
The Last Dance di Jason Hehir racconta l’ultima stagione (1997-1998) della squadra di basket dei Chicago Bulls e la loro vittoria agli NBA attraverso il materiale inedito, passato e presente, di un team leggendario. Il tocco in più è il ritratto unico e veritiero dei giocatori più rappresentativi come Michael Jordan, Dennis Rodman e Scottie Pippen, catturati nella loro grandezza e fragilità.
Il mio amico in fondo al mare (2021)
Un uomo migliora la sua vita grazie all’amicizia con una giovane piovra. Il mio amico in fondo al mare, diretto da Pippa Ehrlich e James Reed, è una storia vera. Quella del fotografo sudafricano Craig Foster che, per curare un periodo di crisi personale e professionale, sceglie di immergersi quotidianamente nelle acque della grande foresta sottomarina di Città del Capo. Lì fa un incontro inaspettato con un polpo: un anno di incontri più o meno quotidiani in cui sviluppa con la creatura un legame affettivo. Il doc – meritato Oscar 2021 – è una preziosa lezione di vita e uno sguardo privilegiato tra le meraviglie naturali di un posto unico al mondo.
Wild, Wild Country (2018)
Wild Wild Country, la docuserie in 6 episodi diretta da Maclain Way e i Chapman Brothers, si può tranquillamente racchiudere in un’unica frase: incredibile, ma vero. All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, un gruppo di seguaci di Osho, noto guru indiano, si trasferiscono nell’Oregon per costruire una comunità con le proprie regole e leggi. Una missione religiosa e utopica che ben presto si scontra sia con gli abitanti locali, sia con le autorità dello stato. L’avventura si trasforma in una serie di eventi drammatici fino ad atti di terrorismo. Attraverso filmati d’archivio e testimonianze inedite, il documentario non solo racconta gli eventi ma esplora le contraddizioni umane e le luci e le ombre di una religione che sfocia in cieco fanatismo.
I fratelli Menéndez (2024)
Il regista argentino Alejandro Hartmann (Carmel: chi ha ucciso Maria Marta?) sceglie il caso dei fratelli Menéndez per tentare di dare risposta a una domanda sepolta: quali sono le vere ragioni che spingono i figli a uccidere i propri genitori? Quello che trova il docu-crime non è una facile verità ma un frammentario e contorto incubo famigliare in cui l’essere umano può essere sia carnefice, sia vittima. Nel 1989 i coniugi Josè e Kitty Menéndez furono uccisi da alcuni colpi di fucile nella loro villa di Beverly Hills. Dopo mille sospetti e supposizioni, a distanza di pochi mesi vengono arrestati i due figli poco più che adolescenti Lyle ed Erik. Durante il lungo processo, i fratelli dichiararono di averli uccisi per paura di ritorsioni e raccontarono un’infanzia agghiacciante fatta di abusi, violenze fisiche e psicologiche da parte di entrambi i genitori. Dopo anni in prigione, nel 2023 il caso è stato riaperto grazie alla testimonianza di un ex membro della boyband portoricana Menudo, che ha dichiarato di essere stato molestato da piccolo da Josè. La famiglia modello americana si è sgretolata fino ad aprire una inimmaginabile ferita. Da questa travagliata storia prende ispirazione la seconda stagione del 2023 della serie Monster, ideata da Ryan Murphy.
SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano (2020)
SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano è la prima docuserie originale italiana a essere prodotta da Netflix. Tramite un mastodontico lavoro d’archivio e testimonianze inedite, la regista Cosima Spinder e gli ideatori Gabardini e Neri hanno raccontato un frammento d’Italia partendo da una delle sue figure più controverse e carismatiche, Vincenzo Muccioli (1934 – 1995). Nel 1978 questo piccolo imprenditore riminese, dai nobili ideali, decide di trasformare il podere di famiglia in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Dalle prime, piccole abitazioni con soli 30 ospiti, San Patrignano diventerà negli anni successivi la più grande comunità d’Europa. Con la notorietà, l’aumento del consumo di eroina tra i giovani e la pioggia di donazioni pubbliche e private, arrivano le prime controversie. Si mette in discussione il metodo rieducativo di Muccioli per arrivare alle denuncie di coercizione, torture fino all’omicidio e l’istigazione al suicidio. Un lungo processo getterà molte ombre su un uomo da molti considerato un vero santo, da altri un ciarlatano e un dittatore.
La ragazza nella foto (2022)
La ragazza nella foto, diretto da Skye Borgman, ha il rigore documentario e il ritmo e la narrazione di un film thriller. Un ottimo mix per raccontare uno scioccante caso di cronaca americana del lontano 1990. Lungo una statale in Oklahoma viene rinvenuto il corpo di una giovane donna senza documenti. La ricerca della sua identità è l’inizio di un vero e proprio puzzle crime in cui verranno a galla personalità multiple antichi crimini, abusi sessuali, pedofilia e un quadro psichiatrico impressionante. Una storia complessa che ha come triste e crudele protagonista il criminale Franklin Delano Floyd, il più ricercato d’America. Un uomo dai mille nomi che, negli anni, è riuscito a circuire giovani madri in difficoltà. Ha rapito i loro bambini spacciandoli per propri, ha piegato la volontà delle bimbe plagiandole, violentandole e arrivando persino a sposarle. Un orrore che ha portato alla luce molte verità sepolte e, inaspettatamente, ha riunito persone ignare del loro triste passato famigliare.
Icarus (2017)
Bryan Fogel porta la realtà oscura del doping sportivo in Icarus. Il documentario è un coraggioso esperimento-verità sulla piaga del doping che parte dal mondo sportivo amatoriale e si conclude con il coinvolgimento dei principali organi internazionali di varie discipline olimpioniche. Fogel prima dimostra (e con ragione) quanto sia facile eludere i controlli tramite accortezze e aiuti da parte di molte figure che orbitano nel mondo dello sport. Poi, trova importanti prove sull’uso e abuso di sostanze. In particolare, entra in contatto con Grigory Rodchenkov, scienziato ed ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca, che rivela all’autore l’incredibile esistenza di un complesso e invincibile sistema di doping di Stato in Russia. Un piano diabolico che ha aiutato gli atleti russi ad essere più performanti durante le passate edizioni delle Olimpiadi.
Crip Camp – disabilità rivoluzionarie (2020)
Crip Camp: disabilità rivoluzionarie, scritto e diretto da Nicole Newnham e James LeBrecht, ha avuto l’onore di essere prodotto da Barack e Michelle Obama. Un prezioso biglietto da visita per una storia poco conosciuta che affonda le sue radici negli anni Settanta del secolo scorso. Si tratta di Camp Jened, un campo estivo nello Stato di New York, unico nel suo genere, che ha offerto a tanti adolescenti disabili di sentirsi riconosciuti, realizzati e liberi di essere sé stessi. Dalla bella esperienza di un gruppo di ex membri si sviluppa il movimento americano per i diritti delle persone con disabilità. Una vera e propria lezione rivoluzionaria di civiltà che trasforma l’offensivo Crip (storpio) in una persona indipendente e riconosciuta. Il regista James LeBrecht, nato con la spina bifida, frequentò realmente Camp Jened da giovane. Il suo documentario non è solo una storia vera ma profondamente personale.
The Volcano (2022)
Il documentario The Volcano: Rescue from Whakaari, diretto da Rory Kennedy, ricorda l’eruzione del vulcano Whakaari, in Nuova Zelanda, in cui nel dicembre 2019 persero la vita decine tra i 47 turisti presenti sull’isola vulcanica privata. La regista, figlia di Robert Kennedy e nipote di J.F. Kennedy, ricostruisce in modo preciso e senza salti temporali questa grande tragedia, rafforzata dalle intense e dolorose testimonianze dei sopravvissuti e l’esperienza dolorosa e umanissima dei soccorritori.
Il nostro pianeta (2019, 2023)
La celebre serie documentaria narrata dal naturalista britannico Sir David Attenborough, ha conquistato milioni di spettatori grazie alla magnifica fotografia e una narrazione tutt’altro che banale sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. Protagonisti assoluti sono gli animali, raccontati partendo da diverse angolazioni geo culturali di 50 paesi dei 7 continenti. Nella prima stagione si esplorano i grandi ecosistemi della Terra: oceani, foreste pluviali, deserti e ghiacci polari. Vengono messi in rapporto non solo con gli esseri viventi che li popolano ma con gli effetti devastanti dell’inquinamento e riscaldamento globale. La seconda stagione dedica 4 episodi al fenomeno delle rotte migratorie di diverse specie. Ancora una volta, questi comportamenti indispensabili per la loro sopravvivenza devono fare i conti con il depauperamento delle risorse e gli errori dell’uomo.
Making a Murderer (2015)
Making a Murderer è probabilmente il documentario true crime più sconvolgente mai realizzato sia per il puro realismo, sia per la perfetta scansione narrativa degli eventi. Nel 1985 Steven Avery, un giovane che vive nel Wisconsin, lavora come sfasciacarrozze e ha piccoli precedenti per ubriachezza e rissa, viene arrestato per violenza sessuale e tentato omicidio. La vittima lo ha riconosciuto e tutti gli indizi sono contro di lui. Dopo 18 anni e una lunga trafila di revisione, il test del DNA lo scagiona. Per questo clamoroso errore giudiziario, causato dall’incompetenza e la malafede della polizia locale, gli viene riconosciuto un indennizzo milionario. A pochi giorni dal ricevere il denaro, Avery è nuovamente arrestato per l’omicidio della fotografa Teresa Halbach. Secondo l’accusa, è l’ultima persona ad averla vista viva e la macchina della vittima viene rintracciata nella sua proprietà. Vi sarebbe persino un complice, il nipote Brendan Avery, un adolescente con carenze intellettive. Avery è ancora una capro espiatorio o è davvero un assassino? La serie, in 20 episodi, segue tutto l’arco temporale degli eventi e mostra le falle di un sistema giuridico che annienta la fascia della popolazione americana più povera e incolta. Una visione imperdibile per chi segue e ha a cuore il complesso caso dell’omicidio di Garlasco.
The Staircase (2004 – 2016)
Il regista Jean-Xavier de Lestrade, premio oscar nel 2001 per Assassinio di domenica mattina, ha portato all’attenzione del mondo uno dei casi di cronaca nera più controversi e sinistramente affascinanti degli ultimi anni. La docuserie The Staircase (13 episodi) ripercorre la misteriosa e drammatica morte di Kathleen Peterson nel dicembre 2001, ritrovata in fondo alla scala della sua abitazione in North Carolina. Quello che sembrava un tragico incidente domestico, per gli inquirenti è la scena di un omicidio. Viene così arrestato il marito della donna, il noto scrittore Michael Peterson, l’unico presente in casa durante il fatto. Il documentario segue da molto vicino la difesa dell’imputato, alle prese con un processo durato 16 anni e che non è riuscito a trovare un’univoca, certa verità. The Staircase ha l’indubbio merito di mettere in luce le criticità e le ambiguità del sistema giudiziario americano. Allo stesso tempo, evita di innamorarsi di una sola versione e presenta il protagonista della vicenda in modo realistico, a cominciare dalla sua doppia vita. Il caso ha ispirato l’omonima serie del 2022 con Colin Firth e Toni Collette.
Marty, Life is Short (2026)
Le persone dotate di senso dell’umorismo e una passione cinefila non possono perdersi Marty, Life is Short, ritratto intimo di Martin Short diretto da Lawrence Kasdan. Il regista di Il grande freddo ha scelto un racconto a doppio binario: quello di un artista di prolifica e straordinaria carriera e quello di un uomo colpito da dolorosi lutti famigliari ma mai piegato dal dolore. Un dialogo che alterna risate e commozione, ripercorrendo dal Saturday Night Live a Only Murders in the building i 50 anni sulla scena di un genio della comicità, capace di trasformare i propri demoni in un’inesauribile fonte di creatività.
Fantastic Fungi (2019)
Il mondo visto e spiegato attraverso la vita e la morte dei funghi. Questa è la bella e intelligente intuizione del documentario Fantastic Fungi (Funghi fantastici) diretto da Louie Schwartzberg. Un’immersione insolita nella natura sotterranea e poco esplorata di questi organismi e la loro grande importanza per l’equilibrio dell’ecosistema e il benessere della Terra. Le voci di esperti micologi si alternano a spettacolari visioni in time-lapse, all’inseguimento dello sviluppo del fungo e l’immenso e prezioso lavoro delle sue spore. C’è anche spazio per le ricerche ed esperimenti sul loro vero valore terapeutico in medicina (e pure ricreativo).
Rafa (2026)
Rafa, diretto dal candidato all’Oscar Zach Heinzerling, è il ritratto inedito del campione di tennis spagnolo Rafael Nadal. La storia si focalizza durante gli ATP del 2024, quando Nadal si sta rimettendo dai recenti infortuni e tenta di rientrare in cima alla classifica. La sua carriera viene poi ripercorsa a ritroso, dall’infanzia già sul campo di terra battuta ai 22 titoli del Grande Slam. Infine, affronta il momento temuto da tutti gli sportivi: il proprio ritiro. Nonostante qualche concessione sentimentale di troppo, questa pregevole biografia ha il merito di mostrare anche i momenti difficili di un atleta che deve trovare un compromesso tra i limiti del corpo, dell’età e l’innato spirito di competizione, quella che obbliga la mente a non mollare mai.
Jim e Andy (2017)
Nel 1999, Miloš Forman stupisce il mondo con Man on the moon, la vera storia del comico americano Andy Kaufman. Un brillante artista dal geniale e atipico senso dell’umorismo, deceduto nel 1984 a soli 35 anni per un cancro ai polmoni. A interpretarlo è Jim Carrey. Jim e Andy è il documentario nonché il dietro le quinte della lavorazione del film, focalizzato sul processo di immedesimazione di Carrey per trasformarsi nel suo alter ego. Una vera e propria analisi da Actors’ Studio in cui realtà e finzione si intersecano. Jim continua ad essere il suo personaggio fuori dal set, con risultati a volte esilaranti, a volte stranianti. A complicare le cose è la presenza di Tony Clifton, ovvero il personaggio immaginario inventato da Kaufman. Un cantante da pianobar arrogante, brutto e volgare. Carrey riesce a moltiplicarsi davanti e dietro lo schermo in una sorta di Zelig a tre: ma chi sono davvero Jim, Andy e Tony?
What happened, Miss Simone? (2015)
Per raccontare la vita della leggenda del Jazz, Nina Simone (1933 – 2003) la regista candidata all’Oscar, Liz Garbus, ha scelto con cura il materiale biografico senza cadere nella facile agiografia. What happened, Miss Simone? diventa così un complesso, triplice ritratto della carriera di un’artista unica, di una donna dall’animo tormentato e di un’attivista dei diritti umani a fianco di personalità come Martin Luter King e Maya Angelou. Il risultato è un affascinante viaggio nella musica che diventa non solo pura arte ma strumento narrativo per comprendere la realtà e le contraddizioni degli Stati Uniti degli anni ’60 del Novecento e la lotta per i diritti civili degli afroamericani.
The deepest Breath – Respiro profondo (2023)
Qual è il confine tra rischio calcolato e l’illusione di poter dominare gli eventi? The Deepest Breath – respiro profondo, cerca di rispondere a questo umanissimo dilemma raccontando la storia di una grande campionessa di apnea, l’italiana Alessia Zecchini, insieme a quella di Stephen Keenan, l’eccellente safety driver e punto di riferimento per intere generazioni di atleti. Si percorre la storia e il senso dell’apnea profonda, disciplina spettacolare ma poco esplorata in campo mediatico, che offre numerosi spunti e riflessioni sul coraggio e la temerarietà. In fondo, il fascino di attraversare le metaforiche colonne d’Ercole dei propri limiti fa parte della storia dell’uomo.