di
Adriano Arati
Paolo Belli è indagato per omicidio stradale dopo l’incidente in provincia di Reggio Emilia nel quale è morto il 41enne: i primi esami medici escluderebbero un malore che abbia comportato la caduta
Non mostrano segni di patologie o problemi precedenti, i primi risultati dell’autopsia sul corpo di Alessandro Magnani, il 41enne morto il 13 luglio dopo uno scontro con la bici su cui pedalava il cantante Paolo Belli a Cognento di Campagnola Emilia. Belli è ora indagato per omicidio stradale.
Gli esiti iniziali, che saranno da confermare da successivi approfondimenti e dal referto definitivo, sono stati diffusi il 24 luglio, il giorno dei partecipatissimi funerali di Magnani e dell’annuncio dell’interruzione dell’attività concertistica del 64enne artista modenese.
Sul sito dell’agenzia di produzione e su quello ufficiale di Belli è comparsa una breve comunicazione in cui si annuncia la decisione: «Al momento le
attività artistiche di Paolo Belli sono sospese».
L’incidente: Paolo Belli investe un pedone con la bici
Il cantante aveva in programma un lungo tour estivo tra agosto e settembre, ma il peso della vicenda lo ha probabilmente spinto a fermare tutto. Dal primo momento della collisione, l’unica preoccupazione di Belli è
stata quella di avere aggiornamenti sulle condizioni di Magnani, e dopo il decesso avvenuto il giorno dopo si è chiuso in un dolorosissimo silenzio.
Unica eccezione, la più volte ribadita volontà di contattare Lina, la
madre di Magnani, per esprimere il suo dolore.
Per ora, i rappresentanti legali hanno sconsigliato un contatto diretto, anche se l’avvocato Roberto Ghini, componente del collegio difensivo di Belli, ha contattato via mail i colleghi Giuseppe Mosca e Pasquale Piccolo del Foro di Nola, che seguono la famiglia Magnani, per ribadire la vicinanza umana.
L’ipotesi del malore ma l’autopsia non conferma
Le responsabilità sull’incidente sono ancora da definire. La collisione fatale è avvenuta il 23 luglio in una strada di campagna a Cognento di Campagnola Emilia. Magnani, che lavorava per un’agenzia di consegna notifiche, è uscito dal cortile privato di una casa dove aveva lasciato una comunicazione su una prossima interruzione dell’energia elettrica, per raggiungere l’auto parcheggiata a breve distanza.
Sulla strada, in un punto in cui un folto cespuglio avrebbe limitato la visibilità di entrambi, l’impatto con la bici su cui Belli stava facendo un giro nella zona, non lontana dalla sua Carpi. Magnani è caduto al suolo e non ha mai ripreso conoscenza.
Il funerale di Alessandro Magnani: il cantante interrompe le attività
È stato trasportato in elicottero all’ospedale di Parma, dove è spirato il 14 luglio e dove è stata poi effettuata l’autopsia richiesta dalla Procura di Reggio Emilia, che come da prassi per vicende simili ha aperto un fascicolo per omicidio stradale iscrivendo nel registro indagati la persona coinvolta,
ovvero Belli.
Gli avvocati Mosca e Piccolo, scelti dalla madre Lina, originaria di Somma Vesuviana, hanno indicato un proprio consulente per l’autopsia, così come la difesa di Belli. I risultati preliminari, secondo le valutazioni del tecnico di parte dei Magnani, hanno escluso la presenza di patologie o condizioni che possano aver provocato una caduta antecedente allo scontro, così come un malore improvviso.
D’altronde, sottolineano, si parlava di un 41enne in piena salute, impegnato come sportivo, di cui sono stati donati gli organi senza che emergessero problematiche di alcun tipo. Mancano ancora gli approfondimenti istologici e il referto ufficiale dei medici legali di Parma, ma per i legali della famiglia Magnani è palese la corrispondenza tra la collisione con la bici di Belli e il decesso.
Le prime novità sono emerse nella giornata in cui oltre cinquecento persone si sono ritrovate alla chiesa di via Bismantova a Reggio Emilia per il funerale di «Magnaus», com’era soprannominato il 41enne. Il luogo della funzione è sede della parrocchia dove Alessandro è cresciuto, prima di trasferirsi a Canolo di Correggio.
Le indagini e le richieste di chiarezza dei familiari
La madre Pasqualina detta Lina, rimasta vedova alcuni anni fa, vive ancora in zona. A salutarlo, tantissimi amici tutti in maglietta azzurra, quelli con cui ha trascorso tanti anni giovanili di vacanze, viaggi e partite, immortalati in un cartellone pieno di fotografie. Sul feretro, le sue passioni: una maglia del Napoli Calcio, squadra a cui per retaggio famigliare era legatissimo, la sciarpa del Gruppo Vandelli, tifosi della Reggiana che seguiva assiduamente e un pallone da pallavolo, la disciplina praticata per decenni.
E tutt’ora vissuta pienamente, come allenatore di diverse squadre della società del Progetto Intesa, presente al completo alle esequie. Non mancava un disco degli 883, la band del cuore, autrice dei due brani diffusi al termine, «Grazie mille» e «Gli anni».
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25 luglio 2026
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