La storia arriva dal Mississippi, negli Stati Uniti. Bryce Ramsey, oggi quarantenne, lavorava come infermiera all’University of Mississippi Medical Center di Jackson, il principale ospedale universitario dello Stato. Nonostante la sua formazione sanitaria, anche lei aveva sottovalutato uno dei segnali più comuni del tumore del colon-retto.

Il sanguinamento sottovalutato. I primi episodi erano comparsi quando Ramsey aveva poco più di vent’anni. La donna aveva da poco partorito il figlio Ashton, nato con un peso superiore ai 4,5 chili, e pensava che il sangue fosse provocato dalle emorroidi legate al parto o agli sforzi durante l’evacuazione. Anche la crescente stanchezza non l’aveva allarmata. «Lavoravo turni di dodici ore, quindi riuscivo sempre a giustificarla», ha raccontato a Business Insider. Nel 2019, quando il sanguinamento è peggiorato, Ramsey ha fissato una visita con un gastroenterologo. Aveva appena 33 anni e non conosceva casi di tumore al colon nella propria famiglia, ma il medico ha ritenuto necessario sottoporla a una colonscopia. L’esame ha individuato nel colon sigmoideo un polipo di circa cinque centimetri, troppo grande per essere rimosso durante la procedura. Gli approfondimenti hanno accertato che si trattava di un adenocarcinoma e che le cellule tumorali avevano già raggiunto alcuni linfonodi.

L’operazione e la chemioterapia

Nel novembre del 2019 Ramsey è stata operata. I chirurghi hanno rimosso circa 90 centimetri di colon e tredici linfonodi. Poco dopo la donna ha iniziato una doppia chemioterapia, endovenosa e orale, continuando comunque a lavorare e portando il computer anche durante le sedute. Gli effetti collaterali sono stati pesanti: ha perso circa otto chili e ha sviluppato una forte sensibilità al freddo. Per aprire la portiera dell’auto era costretta a usare guanti o presine, mentre bere acqua fredda le dava la sensazione di avere «delle lame nella gola». A darle la forza di continuare sono stati il figlio e il compagno Mickee, che poco dopo l’intervento le ha chiesto di sposarlo. «Ero determinata: nessun altro avrebbe cresciuto il mio bambino al posto mio», ha raccontato. La terapia si è conclusa nel marzo del 2020. Pochi mesi dopo, nonostante i possibili effetti della chemioterapia sulla fertilità, Ramsey ha scoperto di essere incinta. Nel febbraio del 2021 ha dato alla luce Emree Lucas-Ray.

La sindrome di Lynch e i tumori in famiglia. Dopo la diagnosi Ramsey si è sottoposta a un test genetico, scoprendo di avere la sindrome di Lynch, una condizione ereditaria che aumenta il rischio di sviluppare tumori del colon, dell’utero e delle ovaie. La scoperta ha permesso anche ad altri familiari di sottoporsi ai controlli. Il fratello ha individuato un tumore al colon al primo stadio, il padre ha affrontato la stessa malattia e una zia ha scoperto masse nel colon e nel fegato. Oggi Ramsey è in remissione e si sottopone ogni anno a colonscopie, analisi e controlli radiologici. Nel 2024 è stata eletta Mrs. Mississippi Plus America e ha utilizzato il titolo per promuovere la prevenzione e l’accesso ai test genetici.

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Il sintomo da non sottovalutare

Il sangue nelle feci non significa necessariamente avere un tumore: può essere provocato anche da emorroidi, ragadi o altre condizioni benigne. Un sanguinamento persistente o ricorrente, tuttavia, deve essere valutato da un medico, soprattutto quando è accompagnato da cambiamenti delle abitudini intestinali, dolore addominale, diarrea prolungata, dimagrimento o anemia da carenza di ferro. Negli Stati Uniti lo screening ordinario per le persone con rischio medio è generalmente raccomandato a partire dai 45 anni. Chi presenta familiarità, sintomi sospetti o sindromi ereditarie come quella di Lynch può però aver bisogno di controlli molto più precoci e ravvicinati.

Ramsey è oggi in remissione e continua a sottoporsi ogni anno a colonscopie, analisi del sangue e controlli radiologici. Nel 2024 è stata eletta Mrs. Mississippi Plus e ha utilizzato il proprio ruolo per promuovere la prevenzione del tumore del colon-retto e l’accesso ai test genetici. Il messaggio che ripete durante i suoi incontri è quello che avrebbe voluto ascoltare quando il sanguinamento era cominciato: «Quando qualcosa non sembra normale, molto probabilmente non lo è. La cosa più spaventosa è che persino io, pur essendo un’infermiera, non ero davvero convinta che potesse trattarsi di un tumore».


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