Lee Kirk ha costruito Nimrods guardando alle commedie di formazione e alle avventure adolescenziali con cui è cresciuto. Nelle note di regia cita apertamente The Breakfast Club, I Goonies, Footloose, National Lampoon’s Vacation e Una pazza giornata di vacanza.

L’obiettivo era realizzare un film capace di parlare sia ai quindicenni sia agli spettatori che avevano la stessa età dei protagonisti quando i Green Day pubblicarono Dookie. Non una semplice operazione nostalgica, dunque, ma un ponte tra generazioni unite dalla scoperta della musica come luogo di appartenenza.

La vicenda è ambientata nell’America contemporanea, ma il regista ha disseminato le immagini di oggetti provenienti dal passato: una videocamera analogica, un registratore a quattro piste su cassetta, un taxi giallo degli anni Ottanta. La scelta serve a conferire alla storia un’atmosfera quasi fuori dal tempo, nella convinzione che i conflitti dell’adolescenza appartengano a ogni generazione.

Kirk aveva già lavorato con Billie Joe Armstrong in Ordinary World, commedia del 2016 nella quale il cantante interpretava un ex musicista punk alle prese con la vita adulta. Il regista ha firmato inoltre The Giant Mechanical Man e diretto alcuni episodi della serie The Office