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Le storie cambiano forma, gli schermi si moltiplicano, ma la fiction continua a essere uno dei pilastri del racconto televisivo italiano. A margine dell’ultima giornata del Marateale, la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati traccia la rotta della nuova stagione, tra tradizione, innovazione e una serialità sempre più pensata per vivere su piattaforme diverse.
La Rai continua a puntare molto sulla prima serata, ma oggi il pubblico guarda sempre più contenuti in streaming. Come convivono queste due anime?
«La prima serata di Rai1 mantiene una sua ritualità, è ancora un rito collettivo. Ma oggi la Rai è una multipiattaforma: la distribuzione dei contenuti passa sia dalla televisione lineare sia da quella non lineare. La serialità, che è il nostro contenuto principe, è anche il genere più visto su RaiPlay. Il pubblico ci segue attraverso le smart tv, i dispositivi mobili o il web, quindi oggi ci sono molti modi per fruire delle nostre fiction. Il rito della prima serata resta importante, soprattutto in occasione di grandi eventi come Sanremo o, per quanto ci riguarda, come è accaduto con “Sandokan“, ma i nostri contenuti sono disponibili su più piattaforme».
Negli ultimi anni il tema dell’orario di inizio delle fiction è diventato ricorrente. Molti spettatori, ma anche diversi protagonisti delle vostre serie, chiedono una prima serata che inizi e finisca prima. È un’esigenza che condividete? C’è la volontà di intervenire in questa direzione?
«Assolutamente sì. Noi abbiamo un patto di ferro con il pubblico che segue e ama la nostra serialità. Le esigenze dei telespettatori vengono sempre ascoltate e quella dell’orario è una priorità per l’azienda. Come ha già detto anche il nostro amministratore delegato durante la presentazione dei palinsesti, stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per far partire prima la prima serata».
C’è un titolo della nuova stagione su cui punta maggiormente?
«Non posso litigare con i miei talent, con i registi o con i produttori indipendenti. Sarebbe come chiedere a una madre quale figlio preferisce. Posso però dire che la composizione del palinsesto autunnale è molto solida. Ci sono ritorni importanti come “Doc“, “Teresa Battaglia” e “Libera“, ma anche tante novità: Pilar Fogliati con “Una piccola formalità”, l’adattamento dei libri di Andrea Vitali “Una finestra vista lago”, “Farouk”, ispirato al caso di cronaca del piccolo Farouk Kassam, la storia del pugile Patrizio Oliva, e quello che considero forse l’evento dell’anno “La famiglia Panini”, diretto dalla giovane regista Letizia Lamartire. È un’offerta molto varia, capace di soddisfare gusti diversi».
Qual è il segreto di una fiction di successo?
«Una serie funziona quando si crea un’alchimia. Tutto parte da un’ottima scrittura, con sceneggiatori esperti ma anche giovanissimi che esordiscono con noi. Poi servono registi di talento, molti dei quali sono all’esordio e molte sono donne, oltre ad attori che spesso abbiamo contribuito a far conoscere al grande pubblico. Il segreto è saper riconoscere il talento fin dall’inizio, a partire dalla scrittura in poi».
Le è mai capitato di guardare una serie di un’altra piattaforma e pensare: “Questa avrei voluto produrla io”?
«Direi di sì, qualche titolo sicuramente.
Ma la concorrenza è il sale del mercato: è uno stimolo in un sistema libero, creativo e aperto. È giusto riconoscere quando ci sono prodotti molto belli e pensare che sarebbe stato bello realizzarli».
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