di
Marco Bonarrigo
Sul Galibier, salita mitica del Tour de France, la maglia gialla ha battuto di due minuti il tempo di Lance Armstrong del 2004. I tempi mostruosi degli anni del doping e quando pesano, oggi, la tecnologia e i nuovi metodi di allenamento
Al contrario di quelli stabiliti nell’atletica leggera, i record del ciclismo su strada non possono essere catalogati. Sappiamo che 57’20” è il limite nella mezza maratona, che Sebastian Sawe ha corso la maratona in 1h59’30” e che il record nella 100 chilometri è di poco superiore alle sei ore, ma quando dalla corsa a piedi si passa al ciclismo distanze, altimetrie e condizioni meteo rendono difficilissimo il confronto a meno che non si parli di prestazioni realizzate sulle stesse salite leggendarie.
Venerdì 24 luglio 2026 Tadej Pogacar ha stabilito il record assoluto di scalata dell’Alpe d’Huez coprendo i 13.800 metri in 35’26” (è il tempo più affidabile tra quelli rilevati ufficiosamente), a una velocità ascensionale media di circa 1.900 mt/ora (è il dislivello superato nell’unità di tempo) e spingendo sui pedali circa 7 watt per ogni chilo del suo peso corporeo. Si tratta della prestazione più eclatante mai registrata su una salita «media» (tra i 30 e i 40’ di sforzo complessivo, pendenza media 8/9%) che diventa un nuovo un punto di riferimento anche perché Pogacar ha fatto tutto da solo per la quasi totalità del tracciato, senza sfruttare il traino degli avversari.
Battuto Pantani
L’Alpe è una salita nota e presente regolarmente sul percorso del Tour da una settantina d’anni. Il 35’26” di Pogacar è il miglior tempo di sempre davanti ai 36’50” e 36’54” di Pantani (1995, 1997), al 37’36” di Lance Armstrong (2004) al 37’41” di Jan Ullrich (1997) e al 37’55” di Remco Evenepoel, il secondo più veloce nell’edizione 2026 dov’è stato primo degli umani.
Del record di Pogacar si è detto subito che «aveva battuto il leggendario record di Pantani» (tutto vero) omettendo di segnalare che nei primi 50 tempi di scalata di sempre ce ne sono ben 30 realizzati nei terribili anni Novanta e una decina tra il 2000 e il 2009 in stagioni ancora flagellate dal doping. Tra i migliori 30 performer di sempre, almeno 15 hanno avuto seri problemi di doping come Lance Armstrong (sette Tour cancellati), Bjarne Riis, Jan Ullrich o Floyd Landis.
La domanda quindi non è perché Pogacar abbia finalmente battuto il record di Pantani ma perché ci siano voluti 31 anni per superare il record del Pirata con bici, metodiche di allenamento e alimentazione enormemente più evolute rispetto a quelle dei Novanta.
I record «dopati»
Per capirlo bisogna lasciar riposare in pace il romagnolo (scomparso tragicamente nel 2004, mai trovato positivo direttamente a un controllo antidoping) e prendere come riferimento Armstrong (37’36” nel 2004), Ullrich (37’41” nel 1997) o Bjarne Riis che scalò in 38’16” nel 1995.
Parliamo di tre atleti che correvano e vincevano da super dopati, assumendo ogni forma di sostanza proibita possibile e in particolare Epo, molecola che innalzava enormemente il trasporto di ossigeno nel sangue: Riis venne soprannominato Mister 60% per via di un tasso di ematocrito così elevato (rispetto al 42/45% di un atleta non trattato), le sue prestazioni erano quelle di un atleta mediocre trasformato in cyborg dai farmaci.
La classifica da riscrivere
Difficile trovare l’algoritmo esatto per fare la tara, ma i 37’36” di Armstrong depurati dalle porcherie assunte dal texano sarebbero molto più facilmente diventati i 40’ impiegati dal suo connazionale (pulito) Sepp Kuss domenica scorsa, mentre Jan Ullrich (un colosso di 80 chili) da «pulito» avrebbe impiegato tra i 41’ e i 42’, un tempo insignificante.
Pogacar quindi non ha demolito i record attorno ai 37/38’ stabiliti negli anni Novanta ma il 39’10” di atleti come Geraint Thomas e Jonas Vingegaard del 2022 trascinando Remco Evenepoel al 37’55” di venerdì, settimo tempo di sempre, degno di un fuoriclasse come il belga a cui gli Zulle, i Virenque e i Landis di 20/30 anni fa (tra 38’14” e 38’36”) non avrebbero nemmeno potuto far da gregari.
Pogacar è il nuovo punto di riferimento, la sua velocità di scalata è di circa 100 metri/ora superiore a quelli dei migliori al mondo, la classifica degli scalatori dovrebbe essere riscritta solo con le prestazioni realizzate dopo il 2010, quando la lotta al doping cominciò ad avere senso ed effetto.
25 luglio 2026
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