di
Antonella Sparvoli
La Società Italiana di Neurologia ha elaborato nuove raccomandazioni per aiutare i medici di famiglia (e i pazienti) a intercettare i casi in cui vi sia il reale bisogno di una valutazione specialistica
Un mal di testa che non passa, una mano che trema, qualche dimenticanza di troppo. Sono sintomi comuni e spesso fonte di preoccupazione. Non di rado chi ne soffre teme una malattia neurologica grave e chiede una visita specialistica. Ma è sempre necessario rivolgersi subito al neurologo?
Vademecum
Per rispondere a questa domanda, la Società italiana di neurologia (Sin) ha elaborato nuove Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale, su richiesta del Ministero della salute e pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità. L’obiettivo è aiutare i medici di famiglia in primis, e di conseguenza i pazienti, a intercettare i casi in cui vi sia un reale bisogno di una valutazione specialistica. «Le liste d’attesa per le visite neurologiche sono diventate molto lunghe e questo rischia di penalizzare chi ha realmente bisogno di accedere con rapidità allo specialista – premette il professor Mario Zappia, presidente della Sin e direttore del Dipartimento ad Attività Integrata delle Neuroscienze, Organi di Senso e Apparato locomotore dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Catania -. Le raccomandazioni non servono a limitare l’accesso alle cure, ma a renderlo più appropriato, individuando i casi che richiedono un approfondimento neurologico e quelli che possono essere gestiti efficacemente sul territorio».
Mal di testa «nuovo»
Le indicazioni riguardano in particolare cefalea, tremore e declino cognitivo, tutte cause di frequente richiesta di consulenza neurologica. La maggior parte dei mal di testa è dovuta a forme benigne, come la cefalea tensiva, o già diagnosticate, come l’emicrania.
Secondo le raccomandazioni, è invece opportuno richiedere una valutazione specialistica quando il mal di testa compare per la prima volta dopo i 50 anni, quando è insorto di recente con esordio progressivo oppure durante la gravidanza o l’allattamento.
«Anche un cambiamento significativo delle caratteristiche abituali della cefalea rappresenta un segnale da non ignorare – puntualizza l’esperto -. Particolare attenzione va posta se il dolore è associato a febbre, se segue un trauma cranico, si accompagna a sintomi neurologici come perdita di forza a un arto, alterazioni della sensibilità, confusione mentale oppure causa un dolore oculare acuto, con arrossamento, gonfiore delle palpebre o anomalie delle pupille. Un altro campanello d’allarme importante è la sensazione di trovarsi di fronte al “peggior mal di testa della propria vita”, una definizione che può nascondere condizioni urgenti come un’emorragia cerebrale».
Emicrania già diagnosticata
Diverso il caso dell’emicrania già diagnosticata. In questi pazienti il medico di famiglia può spesso gestire la situazione in autonomia. Tuttavia, quando gli attacchi diventano frequenti, più di quattro giorni al mese, oppure il mal di testa è presente per oltre 15 giorni al mese, è indicato l’intervento dello specialista per valutare terapie più avanzate.
Tremore
Il tremore è un altro sintomo che spesso causa apprensione, molte persone lo associano immediatamente alla malattia di Parkinson. In realtà le cause possono essere numerose e spesso benigne. «Il segnale che più deve attirare l’attenzione e spingere verso un approfondimento neurologico è la comparsa di un tremore a riposo, soprattutto se interessa un solo lato del corpo e magari si associa ad altri segni come lentezza nei movimenti, rigidità muscolare o difficoltà nella deambulazione. Lo stesso vale per un tremore di nuova insorgenza senza una causa reversibile evidente, per l’esempio l’assunzione di un nuovo farmaco», segnala Zappia.
Una forma di tremore bilaterale benigno e comune, che in genere si manifesta durante i movimenti e ha uno scarso impatto sulle attività quotidiane, è il cosiddetto tremore essenziale. «All’inizio il tremore essenziale può essere gestito dal medico di medicina generale – osserva Zappia -. Solo se i sintomi diventano invalidanti o non rispondono alle terapie di prima linea può essere opportuno rivolgersi al neurologo».
Memoria
Dove ho lasciato le chiavi? Come si chiama quell’attore? Episodi di questo tipo possono verificarsi a qualsiasi età e non indicano necessariamente una demenza. Il criterio più importante da valutare è l’andamento nel tempo. «Un declino cognitivo che peggiora nel tempo e interferisce con le attività quotidiane richiede un approfondimento specialistico, soprattutto dopo aver escluso, con uno screening metabolico, cause reversibili come carenze vitaminiche o alterazioni della funzione tiroidea. Ma non in tutti i casi l’esperto di riferimento è il neurologo. Nei pazienti molto anziani e fragili, affetti da numerose patologie concomitanti, può essere più appropriata una presa in carico geriatrica, che consente una valutazione globale delle condizioni di salute», conclude Zappia.
E, al di là dei singoli sintomi neurologici, è sempre fondamentale considerare il quadro complessivo. Un mal di testa accompagnato da deficit neurologici, un tremore associato a rigidità o lentezza dei movimenti oppure disturbi della memoria che peggiorano rapidamente sono situazioni che meritano un approfondimento.
Tre caratteristiche dell’Alzheimer
Nel caso della malattia di Alzheimer a volte l’esordio della demenza può essere subdolo e contrassegnato, non tanto e non solo da deficit della memoria, ma dalla sospettosità nei confronti di altre persone, accusate di sottrarre oggetti o cose che il malato non sa trovare. Con il passare del tempo anche il linguaggio inizia a risentirne: non si trovano parole di uso comune, si chiamano gli oggetti in modo sbagliato, si ricorre a frasi stereotipate. A risentirne è spesso l’umore, ma si possono avere anche alterazioni della personalità fino ad aggressività e perdita dei freni inibitori.
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25 luglio 2026
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