di
Elisabetta Andreis
Milanese, 25 anni, Lodovico Benvenuti Arborio di Gattinara è stato il migliore studente del suo corso alla storica università britannica. Ora è in California: «Sto progettando una nuova Airbnb, governata completamente dall’Intelligenza artificiale»
«La filosofia analitica mi fa impazzire», diceva quando uscì dal Parini con 100 alla maturità e 7 in condotta. Sei anni dopo, quella stessa ossessione per la logica è diventata una startup della Silicon Valley: Lodovico Benvenuti Arborio di Gattinara ha appena concluso il programma di Y Combinator, l’acceleratore di startup più prestigioso al mondo, quello che ha fatto nascere aziende come Airbnb, Stripe, Dropbox. Costruisce agenti di intelligenza artificiale che gestiscono completamente da soli centinaia di case vacanza.
In mezzo c’è la laurea a Cambridge, migliore tra una quarantina di studenti selezionati in tutta Europa per studiare filosofia analitica. Mentre passa le giornate sui libri di Cambridge, la sera controlla dal telefono un bilocale a Milano affittato ai turisti. Risponde ai messaggi degli ospiti, organizza le pulizie, chiama gli idraulici quando serve. Poi un amico gli affida un secondo appartamento. Diventano tre, poi dieci. Poi cinquanta. Fino a trasformarsi in Xenia, la sua prima start up, che oggi amministra oltre 150 case vacanza, soprattutto a Milano, con circa due milioni di euro di fatturato all’anno.
Poteva fermarsi lì. Invece decide di ricominciare da capo e rischiare, indovinando dove si nascondeva la potenzialità. «Il problema non è convincere un proprietario ad affidarti un appartamento. È quello che succede il giorno dopo», spiega. Un ospite che ha perso le chiavi, una caldaia che si rompe, le lenzuola da cambiare, il manutentore da trovare, decine di messaggi che arrivano tutti insieme.
Così Xenia diventa il banco di prova della sua nuova startup, Trellis, ora sul trampolino di lancio: una specie di Airbnb governata completamente dall’Intelligenza artificiale. «Gran parte del back office è già affidata agli agenti AI. Una sola persona controlla operazioni che fino a poco tempo fa richiedevano interi team». Sono gli anni delle notti da quattro ore di sonno e delle decisioni prese sapendo che poteva andare tutto storto, mentre Xenia finanzia la scommessa successiva. Il passaggio in California segna la svolta. Arriva l’opportunità di Y Combinator, la start up raccoglie subito 4 milioni di investimento e, nel suo gruppo, è tra quelle che crescono più rapidamente, con già sei dipendenti, tutti under 26. In meno di due mesi supera i 600 mila dollari di fatturato annualizzato, uno dei parametri con cui nel settore si misura la velocità con cui un’idea diventa un’impresa. Ed è solo l’inizio. L’obiettivo, adesso, è portare su scala globale quello che ha costruito partendo da Milano.
Rileggendo oggi l’articolo uscito sul Corriere della Sera nel 2019, dove lui era maturando, viene da sorridere: «Magari insegnerò filosofia in Statale», diceva allora. Ma la filosofia, in fondo, non l’ha mai lasciata. Cinque anni fa in un liceo classico studiava la logica dei filosofi. Oggi prova a insegnarla alle macchine. E tutto è cominciato da un appartamento milanese.
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26 luglio 2026 ( modifica il 26 luglio 2026 | 09:31)
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