di
Alberto Giulini

Occhialini per proteggersi dai lacrimogeni, ombrelli per non essere identificati. In grosse borse trasportavano i fuochi d’artificio e la scorta di pietre da lanciare contro la polizia. «Erano anni che non si vedeva una guerriglia del genere»

Erano quasi tutti francesi, vestiti di nero dalla testa ai piedi. Non si vedevano neanche gli occhi, coperti dalle maschere antigas e dagli occhialini da piscina necessari per non arretrare in mezzo a una fitta coltre di lacrimogeni.
I principali protagonisti della guerriglia contro i cantieri dell’Alta velocità all’interno del cantiere di Chiomonte sono stati gli attivisti del «blocco nero», circa 700 persone. Un grande classico delle manifestazioni che degenerano in violenza, i «professionisti del disordine» che lungo il percorso riescono a travisarsi per sfuggire alle telecamere della polizia.

L’attacco del «blocco nero»

E così hanno fatto anche ieri, sfruttando la vegetazione e gli alberi lungo il sentiero. Qualcuno a un bivio poco dopo la partenza, qualcun altro in mezzo ai boschi. Rigorosamente coperti dagli ombrelli e lontani da occhi indiscreti. Uno stratagemma per sfuggire alle telecamere della scientifica e soprattutto ai droni della Digos che hanno sorvolato l’intero corteo alla ricerca di fotogrammi utili per dare un nome ai protagonisti della guerriglia. Un compito non facile, perché l’organizzazione è stata studiata nei minimi dettagli. Le indagini saranno lunghe e complicate, ci vorranno settimane di lavoro per cercare di identificare chi si nascondeva dietro i kway neri.



















































Il varco nelle recinzioni

Alle 16.30, dopo una lunga camminata nei sentieri, il «blocco nero» ha preso la testa del corteo e dato il via all’attacco. I flessibili hanno aperto un varco nelle recinzioni del cantiere di Venaus, tra gli applausi e le urla di festa degli altri manifestanti. Protetti da scudi artigianali, tra il lancio di pietre, fuochi d’artificio e molotov, hanno attaccato lo schieramento di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Quattro mezzi sono stati dati alle fiamme, gli agenti feriti sono più di 60 e il numero potrebbe ancora salire: il primo bilancio è provvisorio.

Gruppi internazionali

«Mamma mia i francesi, loro sì che sanno farsi rispettare», commentavano alcuni manifestanti osservando dall’alto la guerriglia all’interno del cantiere. Erano centinaia le persone del «blocco nero» provenienti dalla Francia, la stragrande maggioranza. Ma c’era anche qualcuno arrivato da Spagna e Germania e un gruppetto di italiani, arrivati da tutto il Paese. Ognuno aveva la sua squadra e compiti molto precisi, si riconoscevano con nomi in codice e gesti. Qualcuno alzava il mignolo, qualcun altro quattro dita della mano sinistra e qualcun altro ancora aveva simboli con il nastro adesivo sulle giacche nere: l’importante era evitare di pronunciare nomi e dettagli che potessero agevolare l’identificazione da parte della Digos.

La scorte di pietre

Il «blocco nero» proveniva da città molto lontane tra loro, ma ha messo in mostra un piano d’azione molto accurato. Il coordinamento tra le squadre è stato di alto livello, ha permesso di fare breccia nel cantiere e costringere le forze dell’ordine ad arretrare. Più volte, durante le pause nei boschi, le varie squadre hanno ripassato le strategie d’attacco sulle mappe presenti lungo i sentieri. In grosse borse trasportavano i fuochi d’artificio e la scorta di pietre da lanciare contro la polizia. Ma soprattutto le molotov artigianali, una novità che negli scontri in Val di Susa non si era quasi mai vista: contro lo schieramento di forze dell’ordine sono state scagliate anche bottigliette di plastica piene di alcol con piccoli petardi a fare da esca.

«Erano anni che non si vedeva una guerriglia del genere, ci siamo fatti un bel regalo per i dieci anni del festival — sorridono alcuni manifestanti durante il lunghissimo viaggio di ritorno al campeggio di Venaus —. Se in autunno pensano davvero di portare la talpa per scavare il tunnel, hanno capito che cosa li aspetta».


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26 luglio 2026 ( modifica il 26 luglio 2026 | 10:32)