di
Flavio Vanetti

La grande cavalcata di Davide Di Veroli vale la terza medaglia per l’Italia ai Mondiali di scherma. Lo spadista contro lo svizzero Lucas Malcotti si arrende per 11-12

HONG KONG — Viaggio oltre l’impossibile. L’ha compiuto il romano Davide Di Veroli, 24 anni, spadista, a Milano nel 2023 argento individuale e oro con la squadra (con la quale nel 2022 al Cairo era stato secondo), per regalare all’Italia la terza medaglia in due giorni al Mondiale di Hong Kong.  Si tratta di un altro argento, il terzo della rassegna per i nostri tricolori, ma c’è poco da recriminare.

L’azzurro, nella finale contro lo svizzero Lucas Malcotti, parte bene conquistando per 3-1 il primo assalto e pareggiando in rimonta il secondo per un totale di 6-4. Nei terzi, decisivi, tre minuti, però, l’elvetico trova il pareggio in meno di sessanta secondi, poi trova il sorpasso per 7-8 con un tocco al piede quando mancano 1’23” e allunga poco dopo.  Di Veroli rinviene, ma una sequenza di colpi doppi porta il risultato sul 10-11 con 16″ ancora in pedana: una lunga interruzione per una review su un’uscita di pedana non porta alla penalità per lo svizzero, che poi va a segno con una nuova stoccata al piede. Finisce 11-12.



















































Malcotti aveva vinto la seconda semifinale, contro l’arabo Khalifah Alomairi alla stoccata vincente, e i quarti eliminando per 12 a 11 il russo Shvelidze. 

Nella caccia alla finale Di Veroli si era ritrovato di fronte Masaru Yamada — oro olimpico a Tokyo —, piegato per 15-13. Di sicuro era salito in pedana con l’idea di batterlo, per ripetere almeno il risultato di tre anni fa ma con il sogno di fare perfino meglio.

La cronaca necessaria dell’impresa del romano parte comunque dalle battute conclusive di un quarto di finale caratterizzato prima da un crollo che pareva fatale, poi dalla rimonta e infine dal trionfo alla stoccata supplementare.

A 21″ dal termine Davide perdeva 8-12 contro il giapponese Ryu Matsumoto, un altro «giap» (la spada è diventata un regno per i ragazzi del Sol Levante).

Ma la scherma insegna a essere tenaci e a provarci sempre, per quanto in un’arma come la spada — che prevede il colpo doppio — colmare un divario ampio è complicato. Il merito di Di Veroli è di aver raschiato il barile della volontà, cercando la luce in una lotta contro i numeri, quelli che determinavano il tempo rimanente e le stoccate da mettere. A 6″ dalla conclusione è apparso uno spiraglio (11-13), a 1″ dall’epilogo è arrivato il miracoloso pareggio a quota 13. Overtime con priorità sorteggiata a favore dell’azzurro: se nel minuto aggiuntivo nessuno avesse messo la botta risolutiva, la vittoria sarebbe stata sua. Matsumoto doveva ovviamente attaccare e l’ha fatto: Davide ha parato e ha risposto. Luce rossa, la sua: estasi e gioia alle stelle.

Di lui ha colpito proprio il carattere. Ogni assalto è stato una sofferenza: già ha rischiato nei 32esimi contro il marocchino Elkord (piegato solo nel finale); poi ha visto le streghe contro Kurz Schembri delle Isole Vergini, che sul 13-13 ha avuto l’onestà di ammettere di non aver messo una stoccata (Davide invece l’aveva piazzata e il «beau geste» l’ha portato sul 14-13, preambolo del 15-13 conclusivo); quindi negli ottavi ha dovuto passare per l’inferno (era previsto) per resistere al francese Bardenet, andato sull’8-5 ma riacciuffato, sorpassato (13-12) e infine battuto grazie a una penalità che ha fissato il punteggio sul 14-12. Insomma, Davide ha fatto il suo bravo rodaggio per essere pronto alla dura prova contro Matsumoto.

La sua impresa permette all’Italia di muovere ancora il medagliere e compensa sia l’uscita di scena di tutte e tre le sciabolatrici (l’ultima a salutare è stata Michela Battiston, che non ha avuto scampo contro la francese Balzer), sia gli stop degli altri due spadisti.

Matteo Galassi ha ceduto al già citato Shvelidze e, dopo il brillante Mondiale di un anno fa (quinto posto all’esordio), è parso un po’ meno sul pezzo in termini di faccia tosta ed efficacia. «Devo lavorare di più in palestra — ecco la sua analisi — per migliorare la resa contro avversari più alti e dal fisico più prestante». Pure Simone Mencarelli, molto appoggiato in sede di pronostico a dispetto della giovane età e del ruolo da «deb», dà spazio all’autocritica: «C’è molto dispiacere per aver perso negli ottavi un match che avrei voluto e potuto vincere. Mi sono trovato sempre a rincorrere e il mio avversario ha avuto il merito di non sbagliare nulla. Il rammarico è tanto, ma non toglie nulla a una grande stagione che ha rappresentato una svolta per la mia carriera e che non è ancora finita: c’è infatti da affrontare la gara a squadre alla quale io e i miei compagni teniamo tantissimo».

Tornando al sorprendente Alomairi, partito come numero 144 del ranking, nel suo arrivo in semifinale ha eliminato pure Simone Mencarelli, reduce dal doppio oro europeo. Per l’Arabia Saudita il bronzo è la prima medaglia in una grande manifestazione della scherma: una conferma che la geografia delle lame è in costante evoluzione.

26 luglio 2026 ( modifica il 26 luglio 2026 | 16:12)