Il sole può aiutare un tendine a ripararsi? E il mare può diventare parte della riabilitazione?

Secondo uno studio osservazionale condotto all’Università Federico II di Napoli e coordinato dal professor Donato Rosà, docente, ortopedico e specialista in traumatologia dello sport, in alcuni pazienti con lacerazione parziale del tendine d’Achille l’esposizione al sole e la riabilitazione in acqua hanno accompagnato una guarigione completa, evitando l’intervento chirurgico.

“Non parliamo di miracoli ma di biologia – spiega il professor Rosà – quello che abbiamo osservato su diversi casi negli ultimi quattro anni è che, nelle lesioni parziali e ben selezionate, un approccio conservativo integrato con vitamina D, sole e idrochinesiterapia ha dato risultati eccellenti“.

Lo studio ha seguito un gruppo di pazienti con rottura parziale del tendine d’Achille, non si parla dunque di rotture complete in cui solo l’intervento chirurgico può essere risolutivo.

Il protocollo non era “andare al mare e sperare”, ma un percorso strutturato: immobilizzazione iniziale, fisioterapia, integrazione di vitamina D quando carente, esposizione solare controllata per stimolarne la produzione, e riabilitazione in acqua per recuperare forza senza sovraccaricare il tendine. “Nei casi con una rottura parziale fino al 50% del tendine di Achille Il risultato è stata la guarigione funzionale completa in una parte significativa dei casi seguiti senza necessità di ricorrere al bisturi – racconta Rosa – ovviamente la selezione del paziente è fondamentale. Se la lesione è completa o instabile, la chirurgia resta il gold standard“.

Ma quali sono i presupposti biologici della riparazione del tendine che per 6 mesi, dopo la lacerazione parziale, arrecava dolore e zoppia al paziente e mostrava, all’esame ecografico il completo sovvertimento della struttura tendinea? E perché il sole potrebbe contare su un ruolo della vitamina D attivata dai raggi ultravioletti del sole? L’ipotesi biologica su cui si basa l’osservazione clinica parte da un dato noto: i tendini hanno recettori per la vitamina D.

“Negli ultimi anni la letteratura ha mostrato che la vitamina D non serve solo alle ossa – prosegue Rosà – ma agisce anche sui tenociti, le cellule del tendine, e sulle cellule staminali mesenchimali che partecipano alla rigenerazione dei tessuti“.

Secondo i dati preclinici e gli studi di laboratorio, la vitamina D potrebbe avere 4 effetti utili: ridurre l’infiammazione locale dopo la lesione, favorire la maturazione delle cellule staminali in cellule tendinee, stimolare la produzione di collagene di tipo I, quello che rende il tendine forte ed elastico e limitare la formazione di tessuto cicatriziale disorganizzato.

“Del resto la carenza di vitamina D è già associata a guarigioni più lente e a maggior rischio di tendinopatie. Esporsi al sole con criterio, quindi, può essere un tassello in più, soprattutto se associato all’integrazione quando serve“, sottolinea l’ortopedico.

E il mare? Il vantaggio è soprattutto nel carico ridotto in acqua. L’ambiente marino non “cura” il tendine ma offre condizioni ideali per iniziare a muoversi prima e anche camminare sulla sabbia può essere uno stimolo rigenerativo. “Il calore rilassa la muscolatura e il galleggiamento toglie peso. In acqua un paziente può fare esercizi di mobilità e rinforzo con un carico minimo sul tendine. Questo accelera il recupero funzionale e riduce il rischio di rigidità”.

Tradotto dall’esperienza clinica l’idrochinesiterapia è un ottimo complemento alla fisioterapia tradizionale ma non la sostituisce.

Il professor Rosa è chiaro nel tracciare il confine tra esperienza clinica e ipotesi biologica. Sappiamo:

che la vitamina D agisce su tendini, muscoli e cellule staminali, i tendini possiedono recettori per la vitamina D, la carenza di vitamina D è legata a peggiore salute tendinea e l’esercizio in acqua facilita la riabilitazione riducendo il carico. Non è tuttavia ancora dimostrato che il sole possa evitare un intervento in caso di rottura completa del tendine d’Achille e che i raggi UV accelerino da soli la guarigione o che il mare sostituisca fisioterapia, tutore o chirurgia quando indicati.

“Gli studi su animali e in laboratorio sono promettenti, ma mancano ancora grandi trial clinici sull’uomo che dimostrino che prendere il sole ripara direttamente un tendine lacerato“, conclude Rosa. Cosa fare dunque in caso di lesione? Il messaggio per i pazienti è improntato alla prudenza.

“In presenza di dolore al tallone o di un colpo percepito dietro la caviglia, la prima cosa è una valutazione ortopedica e un’ecografia – dice Rosa – se la lesione è parziale, stabile e il paziente è motivato, un trattamento conservativo ben condotto può funzionare con Tecar terapie in prima istanza, riposo, tutori e rieducazione. Se c’è l’opportunità durante il periodo estivo esporsi al sole con moderazione insieme a un controllo dei livelli di vitamina D. Fisioterapia e attività natatoria in acqua marina possono dare una mano importante“.

Se invece la rottura è completa, la chirurgia è e resta il trattamento di riferimento.

In sintesi sole e mare non sono una terapia ma usati nel modo giusto e dentro un percorso medico, possono diventare fattori favorevoli e cruciali per un recupero in particolare nelle lesioni parziali.