L’obbligo di collegamento tra pagamenti elettronici e registratori telematici inizia a produrre i primi effetti sui controlli fiscali. Nei primi sei mesi dell’anno il sistema ha consentito di individuare 9,1 miliardi di euro di maggiore imponibile, una cifra destinata a crescere con il consolidamento delle verifiche.

La misura, entrata pienamente a regime soltanto a partire da marzo, ha permesso di far emergere quasi 1,6 miliardi di maggiori versamenti fiscali. Il dato riguarda la differenza tra le imposte dovute sulle vendite e quelle maturate sugli acquisti, offrendo al Fisco un quadro più preciso dei flussi economici reali.

Secondo gli ultimi dati sulle entrate tributarie, nei primi cinque mesi dell’anno l’Iva sugli scambi interni è aumentata di 1,9 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un andamento che conferma l’impatto della nuova integrazione tra sistemi di pagamento e registrazione dei corrispettivi.

La crescita dell’Iva appare distribuita nei diversi comparti economici, con risultati particolarmente significativi nel settore del commercio, dove l’aumento raggiunge il 6,5%, e nei servizi privati, in crescita del 3,6%. Numeri che indicano una maggiore capacità di intercettare operazioni prima non tracciate.

Gli effetti della nuova procedura potrebbero estendersi anche alle imposte dirette. L’emersione di maggiori ricavi potrà infatti riflettersi sui prossimi versamenti di Irpef e Ires, anche se per una valutazione completa sarà necessario attendere le dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2026.

Resta inoltre alta l’attenzione sui sistemi di pagamento esteri e sulle possibili modalità di aggiramento dei controlli. In un’indagine della Guardia di Finanza di Sassari sono stati individuati esercizi commerciali che adottavano un doppio sistema: scontrino regolare per i pagamenti con Pos e documentazione interna per quelli in contanti.