Il tumore al seno non termina sempre con la rimozione della massa e la conclusione delle terapie. Tra le conseguenze che possono comparire dopo l’intervento c’è il linfedema, un accumulo di liquido linfatico che interessa soprattutto il braccio, la mano o la parete toracica dal lato operato. Può manifestarsi con gonfiore, senso di peso, tensione, formicolii, debolezza e difficoltà nei movimenti, anche mesi o anni dopo le cure. Il problema nasce quando la chirurgia o la radioterapia alterano il normale drenaggio della linfa, in particolare se sono stati rimossi o danneggiati i linfonodi dell’ascella. Riconoscerlo presto è importante: una volta stabilizzato tende a diventare una condizione cronica, ma un trattamento tempestivo può contenere il gonfiore, preservare la mobilità e ridurre il rischio di complicazioni.

A riaccendere l’attenzione è uno studio pubblicato il 26 luglio 2026 su Scientific Reports. I ricercatori hanno esaminato 155 donne operate per carcinoma mammario tra il 2018 e il 2022 in un centro di Yazd, in Iran. Il linfedema veniva definito come una differenza di almeno due centimetri nella circonferenza delle braccia e veniva valutato in un unico momento dopo l’operazione. La condizione è stata riscontrata in 52 partecipanti, pari al 33,5%. Dopo aver corretto l’analisi per diversi fattori, sono emerse tre associazioni: un BMI più elevato, uno stadio tumorale avanzato e la presenza di iperlipidemia, cioè livelli elevati di colesterolo o altri grassi nel sangue. Ipertensione, diabete e tipo di intervento, invece, non risultavano associati in modo indipendente dopo gli aggiustamenti statistici.

Il dato più lineare riguarda il peso corporeo: per ogni punto aggiuntivo di indice di massa corporea, le probabilità statistiche di linfedema aumentavano del 10%. Uno stadio tumorale più avanzato era associato a probabilità circa 3,7 volte maggiori, mentre l’iperlipidemia a probabilità circa 3,5 volte superiori. Quest’ultimo risultato, tuttavia, è meno preciso, perché l’intervallo di confidenza è ampio e la stima dovrà essere confermata in gruppi più numerosi. Non significa inoltre che il colesterolo alto provochi direttamente il linfedema. Lo studio è trasversale: fotografa le pazienti in un solo momento e non può stabilire che cosa sia avvenuto prima né escludere completamente l’influenza delle terapie ricevute o della gravità della malattia. Il legame con il peso è però coerente con una precedente meta-analisi di 12 studi e oltre 8.000 pazienti, nella quale l’obesità risultava associata a probabilità maggiori di linfedema rispetto al normopeso.

I risultati si inseriscono dunque in un quadro più ampio. Tra i fattori già riconosciuti figurano la dissezione dei linfonodi ascellari, la radioterapia sui linfonodi regionali, alcune chemioterapie, il sieroma e le infezioni cutanee. Il controllo del peso e dei fattori metabolici rappresenta un possibile spazio di prevenzione, ma senza colpevolizzare la paziente: molte variabili dipendono dal tumore e dalle cure indispensabili per affrontarlo. Le raccomandazioni più recenti puntano soprattutto sulla sorveglianza, con misurazioni iniziali quando possibile, controlli periodici e attenzione a gonfiore, pesantezza, tensione o riduzione della mobilità. L’attività fisica aerobica e di forza, se progressiva e adattata alla persona, è considerata sicura. Arrossamento, calore, dolore e febbre richiedono invece un rapido contatto con il medico, perché potrebbero indicare un’infezione. Il messaggio centrale non è prevedere con certezza chi svilupperà il linfedema, ma riconoscere chi potrebbe aver bisogno di un monitoraggio più attento.

Zakerian N, Heiranizadeh N, Hossein SM, Safaee M, Tabatabaee SM, Mohammadrezaei M. Factors associated with lymphedema after breast cancer surgery: a cross-sectional comparative study from Yazd, Iran. Scientific Reports. DOI: 10.1038/s41598-026-63977-z.

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