Un antibiotico già utilizzato da decenni potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo contro alcune infezioni sessualmente trasmesse. Si chiama DoxyPEP, abbreviazione di profilassi post-esposizione con doxiciclina, e consiste nell’assunzione di una dose da 200 milligrammi idealmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore da un rapporto senza preservativo. Non si tratta però di una misura destinata a chiunque né di un invito all’automedicazione. La linea guida completa dell’Organizzazione mondiale della sanità è datata 14 luglio 2026 ed è al centro della sessione del 27 luglio ad AIDS 2026, indicata nella pagina istituzionale come organizzata dall’OMS. L’indicazione riguarda esclusivamente uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e donne transgender, soprattutto in presenza di infezioni batteriche recenti o ricorrenti e di un rischio continuativo di esposizione.

La raccomandazione nasce dalla valutazione dei trial randomizzati condotti nelle popolazioni oggi considerate eleggibili. Nella sintesi dell’OMS, la DoxyPEP ha ridotto l’incidenza della sifilide di circa l’80% e quella della clamidia di circa l’85% rispetto alla mancata profilassi. Il beneficio appare quindi particolarmente solido contro sifilide e clamidia, mentre per la gonorrea il quadro è meno uniforme. Per quest’ultima l’OMS stima una riduzione media vicina al 48%, ma l’efficacia cambia molto da un Paese all’altro perché numerosi ceppi di Neisseria gonorrhoeae sono già resistenti alle tetracicline, la famiglia di antibiotici a cui appartiene la doxiciclina. In Europa, l’ECDC ha rilevato nel 2023 una resistenza alle tetracicline nel 58,4% dei ceppi esaminati e ritiene quindi improbabile un impatto importante sulla gonorrea nella maggior parte dei contesti europei.

Il nome può far pensare a una soluzione semplice da utilizzare dopo ogni rapporto, ma il confronto con la contraccezione d’emergenza è fuorviante. La DoxyPEP può aiutare a prevenire soltanto alcune infezioni batteriche: non protegge dall’HIV, dall’herpes o dalle altre infezioni virali. Non sostituisce quindi il preservativo, i test periodici, le vaccinazioni disponibili, la PrEP contro l’HIV o la valutazione dei partner. L’OMS la considera parte di un percorso completo di salute sessuale, con controlli regolari e rivalutazione periodica della reale necessità. Nei trial la doxiciclina è risultata generalmente ben tollerata; gli effetti indesiderati più comuni sono stati disturbi gastrointestinali, mentre gli eventi gravi attribuibili al farmaco sono risultati rari. Anche questo, però, non rende appropriato procurarsela e assumerla senza prescrizione.

Il punto più delicato è l’uso ripetuto di un antibiotico in persone che non hanno ancora sviluppato un’infezione. Ogni esposizione può esercitare una pressione selettiva sui batteri, favorendo microrganismi meno sensibili non soltanto tra quelli responsabili delle infezioni sessuali, ma anche nella comunità batterica che vive sulla pelle e nell’intestino. Per l’OMS i benefici possono superare i rischi soltanto nelle persone con maggiore probabilità di trarne vantaggio e con un adeguato monitoraggio dell’antibiotico-resistenza. Le conoscenze sugli effetti a lungo termine sul microbioma e sulla diffusione delle resistenze restano infatti incomplete. Per questo la raccomandazione è “condizionale” e non generalizzata: la DoxyPEP amplia le possibilità di prevenzione, ma deve essere proposta da un medico dopo una valutazione individuale, inserita nei servizi di salute sessuale e accompagnata da sorveglianza, test periodici e uso responsabile degli antibiotici.

World Health Organization. Guideline on doxycycline post-exposure prophylaxis for sexually transmitted infections among men who have sex with men and transgender women. Ginevra: World Health Organization. ISBN: 978-92-4-012411-0.

Link alla pubblicazione

Pagina tecnica OMS sulla DoxyPEP