di
Lorenzo Cremonesi

La 29enne velista brasilana, nota per le sue navigazioni estreme: «Con il riscaldamento climatico, anche questo passaggio diventerà banale come la salita per la via normale all’Everest»

CAPE HOPE (Alaska nord-occidentale) –  Scegliere di restare sola, totalmente isolata nella sua piccola e spartana barca a vela di acciaio, per 8 mesi intrappolata tra i ghiacci in un fiordo della Groenlandia settentrionale. «Uno dei momenti più drammatici fu quando camminando sul mare ghiacciato si aprì un buco e caddi in acqua sino al collo. Non c’era nessuno per aiutarmi, però riuscii a restare a galla e strisciare annaspando verso una roccia su cui feci leva con le gambe per uscire. Poi dovetti correre con i vestiti fradici a diversi gradi sottozero sulla neve lungo due chilometri per raggiungere la mia barca» racconta Tamara Klink, la navigatrice 29enne diventata famosa nel suo Paese natale, il Brasile, ma anche tra i circoli internazionali di appassionati del mare, per le sue navigazioni estreme nei climi freddi.

In barca a vela tra i ghiacci del «Passaggio a Nord Ovest», l'incontro con la navigatrice solitaria Tamara Klink

L’abbiamo incontrata nel porto di Nome, circa 300 miglia più a sud dal punto in cui ci troviamo in questo momento sulla via del passaggio di Nord-Ovest, dove abbiamo il tempo di scrivere mentre un forte vento da nord ci obbliga a restare ridossati e ancorati in rada. 



















































Tamara non nasconde di essere figlia d’arte. Suo padre, Amyr Klink, alla sua età aveva effettuato la traversata dell’Atlantico in solitaria su una minuscola barca a remi dalla Namibia al Brasile in 100 giorni e quando si fece una famiglia portò spesso moglie e figli a veleggiare tra Artico e Antartico. Ma, un conto è navigare con un padre capitano esperto, e un altro è farlo da soli. «Lui mi ha sempre detto che non mi avrebbe mai aiutato. Non voleva essere responsabile di una mia eventuale sciagura, almeno così afferma. Ecco perché la prima avventura non l’ho neppure avvisato, quando a 23 anni mi sono comprata per pochi euro una scassata barca a vela in Norvegia e praticamente senza sostegni tecnici sono approdata sulle coste del Brasile», ricorda. 

La scelta di farsi intrappolare nei ghiacci della Groenlandia è avvenuta in modo quasi naturale nell’inverno 2023-24, dopo l’acquisto per 40.000 euro di una barca a vela in metallo lunga 10 metri. La stessa sulla quale ci parla a Nome. E la stessa che nell’estate del 2025 le ha permesso di effettuare, sempre rigorosamente in solitaria, nel tempo record di 45 giorni il passggio di Nord Ovest dalla Groenlandia all’Alaska. Da allora ha avuto il tempo di laurearsi in architettura navale presso l’università di Nantes, in Francia. 

Il suo prossimo progetto la vede impegnata verso la Siberia, ma di questo non vuole fornire dettagli. Intanto ha già scritto 4 libri e i suoi racconti sui social media sono seguiti da decine di migliaia di followers. 

In barca a vela tra i ghiacci del «Passaggio a Nord Ovest», l'incontro con la navigatrice solitaria Tamara Klink

Ma si fa poche illusioni. «Ogni anno il riscaldamento climatico e la crescita delle crociere commerciali, accompagnata dal miglioramento esponenziale delle tecniche di misurazione dei venti, del ghiaccio e delle previsioni meteo, vedrà moltiplicarsi il numero di battelli di ogni tipi che solcheranno i mari freddi a latitudini che sino a poco fa erano riservate esclusivamente a una cerchia ristretta di esperti. Temo che tra un po’ anche il mitico passaggio di Nord Ovest, aperto 120 anni fa dal norvegese Roald Amundsen, diventerà  banale come la salita per la via normale all’Everest, con centinaia di alpinisti muniti di bombole dell’ossigeno incolonnati tra crepacci e creste grazie all’aiuto di guide e portatori pagati lautamente», dice con un pizzico di tristezza. 
Ma per lei navigare è vita, energia e divertimento. E ripete: «Paure? Certo tante, ma anche la felicità di superarle e dimostrare a me stessa che io giovane donna posso fare e andare dove tanti mi dicevano fosse impossibile. Ho amato l’inverno, il tempo per leggere e pensare, per scrivere. Ho apprezzato le piccole cose: il tepore della mia stufa a gasolio, la necessità di tagliare pezzi di ghiaccio dagli iceberg per farne acqua potabile, il piacere di una minestra calda e la soddisfazione di scoprire che l’organizzazione del viaggio era stata corretta. Avevo tutto ciò che occorreva con me, sono persino riuscita a consumare meno gasolio di quanto pensassi, navigando a vela dove temevo avrei potuto procedere solo a motore». 

27 luglio 2026 ( modifica il 27 luglio 2026 | 11:30)