di
Enrica Roddolo

Vacanze in solitaria, nella nuova dimora vicino a Sandringham per l’ex principe che la Corporazione della City di Londra ora vuole privare del titolo di Freeman

Un altro affronto per Andrea Mountbatten-Windsor, non più principe e senza onori dopo l’arresto e poi il rilascio nel febbraio scorso. La City di Londra sta lavorando per privarlo del Freedom of the City è il più riconoscimento, l’onorificenza più nobile della quale fu insignito il padre di Andrea, il principe Filippo. E che Andrea ricevette nel 2012 proprio in virtù di quel titolo di Freeman, che aveva onorato il duca di Edimburgo. 

Ma adesso, la Corporazione della City di Londra, il cuore finanziario ma anche il cuore più antico della capitale britannica, ha avviato il processo interno per rimuovere l’ex principe dall’elenco dei Freeman. «Una legge per togliere ad Andrea Mountbatten-Windsor il Freedom of the City of London è in fase di stesura da parte dell’ufficio legale del City of London Corporation», riporta Bbc London. L’ultimo smacco per il principe che si prepara a un’estate in solitaria, escluso dalla pausa in famiglia delle vacanze estive a Balmoral, dove solo un’estate fa era stato accolto anche con l’ex moglie Sarah Ferguson.



















































Estate solitaria, confinato da mesi in un piccolo cottage vicino a Sandringham dopo esser stato forzatamente «traslocato» dal Royal Lodge nel parco di Windsor. Era il, 19 febbraio quando si consumava l’epilogo per il principe amatissimo dalla regina Elisabetta che l’aveva voluto con sé fino agli ultimi mesi di vita: come quando chiese ad Andrea di accompagnarla alla messa in ricordo del principe Filippo. 

«Let me state clearly: the law must take its course», voglio essere chiaro, la legge deve fare il suo corso».  Le parole di re Carlo III dopo l’arresto del fratello nel giorno del suo 66mo compleanno non avrebbero potuto essere più nette. La Corona dei Windsor non può essere messa a rischio dalla condotta di Andrea, il cattivo di famiglia, e il sovrano e la famiglia reale sono pronti a fare la loro parte. Prima dell’arresto di Andrea privato da re Carlo del titolo di principe, c’era stato solo il caso del duca di Cumberland, Ernest August, principe della corona di Hannover che ai primi del Novecento aveva perso il suo titolo di principe per aver commerciato segreti di stato e dialogato con il nemico. Era il 1917 e il duca aveva collaborato con la Germania, nemica di Londra nella prima guerra mondiale. La storia più lontana ovviamente non risparmia i casi di congiure e tradimenti a corte, ma erano tempi in cui tutto ciò non destava scalpore: era la normale gestione del potere a palazzo. 

Alle Houses of Parliament dopo varie sollecitazioni si lavora intanto da mesi rimuovere l’ex principe anche dalla linea di successione dove ad oggi occupa ancora l’8 posto. Ma potrebbero volerci ancora mesi se non anni.

Nei mesi scorsi, dopo il deflagrare del caso Andrea, si sono espressi su questo i Paesi del Commonwealth sul futuro dell’ex principe. Dal Canada, tra i Paesi di spicco del Commonwealth britannico, sono arrivate parole sferzanti da parte del premier Mark Carney, all’indirizzo dell’ex principe Andrea. «Deplorabile» la condotta di Andrea, ha detto Carney, un passato da governatore della Bank of England, rispondendo ai cronisti mentre si trova in visita a Tokyo. Così deplorevole, dopo quanto emerso dal rilascio degli Epstein Files, da rendere «necessaria» la cancellazione del suo nome dalla successione. 

Per quanto Andrea Mountbatten-Windsor si trovi in ottava posizione, dunque è un’eventualità remota che possa accedere al trono, pur privato di onori e titoli, persino quello di principe, il fratello di re Carlo resta infatti ancora nella linea di successione. Come pure tra i Counsellors of State, gli esponenti Windsor che possono teoricamente sostituirsi al sovrano in caso di malattia o impossibilità del re. 

Proprio poiché il re è sovrano anche di 14 Paesi della rete di 56 che compone il Commonwealth, serve anche il consenso delle ex colonie. E con Carney sono già tre quelle favorevoli. Il primo a pronunciarsi era stato subito il premier australiano Anthony Albanese, una carriera costruita sulla promessa di un referendum pro-repubblica, ma conquistato poi dal rapporto con re Carlo che l’aveva portato a promettere mesi fa a Sandringham, che con lui al governo il ruolo della corona non sarebbe stato in discussione. Però lo scandalo Andrea l’ha mosso già a febbraio a scrivere all’indirizzo del numero 10 di Downing Street: «Concordo con Sua Maestà che la legge deve fare il suo pieno corso. E confermo che il mio governo sarebbe favorevole a qualsiasi proposta per rimuoverlo dalla successione». 

A ruota è seguita poi la Nuova Zelanda: il premier Christopher Luxon ha detto che «se il governo britannico deciderà di stralciarlo dalla successione, lo appoggeremo».

27 luglio 2026 ( modifica il 27 luglio 2026 | 18:32)