di
Vera Mantengoli
Ilaria Salis è stata condannata a versare 300mila euro ai due ex collaboratori che oggi gestiscono un b&b completamente automatizzato vicino a Rialto. Valentina Dadda: «È della mia famiglia da tre generazioni, qui la mia infanzia»
Il caso di Ilaria Salis e dei collaboratori licenziati non è finito e ha dei risvolti veneziani. I due lavoratori, Valentina Dadda e Francois Gelmetti, gestiscono infatti Ca’ Dadda, un palazzo che ha all’interno quattro locazioni turistiche che si affacciano sul Canal Grande, vicino al Ponte di Rialto e di fronte all’Erbaria.
La condanna
Salis è stata condannata per licenziamento senza giusta causa a risarcire loro una somma di 300 mila euro, quella che avrebbero guadagnato come assistenti fino al 2029, quando sarebbe scaduto il contratto. Salis ha però già annunciato che ha pronto un fascicolo di oltre cento pagine che dimostra che non solo il licenziamento è motivato, ma che prima di chiudere il contratto ha cercato in tutti i modi di trovare una soluzione, invano.
«Non sono privi di mezzi di sostentamento»
In un video, pubblicato dall’agenzia Vista pochi giorni fa, Salis ha raccontato che non c’è stato verso di concludere l’esperienza lavorativa senza conflitti e ha detto di essere stata minacciata più volte da loro. «Dopo essermi assicurata che la cessazione del rapporto non li avrebbe lasciati privi di mezzi di sostentamento, fidatevi non è proprio il caso vista la loro attuale attività lavorativa, ho deciso di interrompere la collaborazione» ha detto l’europarlamentare che ha invece ribadito che le cause per il giusto licenziamento c’erano eccome e verranno presentate in occasione dell’udienza per il ricorso.
Il palazzo
Il riferimento è proprio a Ca’ Dadda di proprietà della famiglia di Valentina che racconta nel blog del sito la vita veneziana con luoghi da visitare e consigli su cosa fare. Il complesso, regolarmente registrato nel sito del Comune, non ha una reception, ma si entra con una carta digitale. Ci si arriva da una calletta vicino alla chiesa di San Giovanni Grisostomo che sbuca proprio sul Canal Grande. Munito di telecamere, il palazzo ha anche una grande terrazza sulla quale sventola una grande bandiera con il leone della Serenissima. Se si prova a prenotare il palazzo su Booking il prezzo – per esempio per il 28 luglio – è di oltre 1.500 euro a notte. «Mi chiamo Valentina e questa casa è stata il cuore della mia famiglia per tre generazioni – scrive nel blog raccontando essersi trasferita a Venezia nel 2023 con il suo compagno – Ho trascorso qui la mia infanzia, circondata dai riflessi scintillanti dell’acqua e da stanze piene di ricordi di famiglia. Ca’ Dadda non è solo una casa, è un pezzo di storia vivente e condividerla con voi è un privilegio».
Il dibattito
Dopo la notizia, gli avvocati che hanno portato avanti la causa legale – Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto – hanno deciso di non dichiarare nulla e nemmeno i loro assistiti. La vicenda ha scatenato molti commenti e prese di posizione, tra chi sostiene che anche se uno è ricco se ha firmato un contratto deve essere pagato, e chi critica la scelta di denunciare quando si ha un’attività con un reddito così alto. Il palazzo offre anche una sala incontri, concierge personalizzato, musica dal vivo e chef privato. Salis, dopo essersi assicurata che i due non sarebbero rimasti senza un introito, avrebbe proceduto al licenziamento. I motivi sarebbero riconducibili a una progressiva perdita di fiducia e al fatto che erano inadempienti perché non rispondevano alla mail e non rispettavano gli impegni.
Tutto da dimostrare. A settembre la seconda udienza.
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27 luglio 2026 ( modifica il 27 luglio 2026 | 20:04)
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