Per chi soffre di emicrania o cefalea tensiva, il collo rigido non è sempre un disturbo secondario o una semplice conseguenza della postura. Un nuovo studio pubblicato il 27 luglio 2026 su Scientific Reports suggerisce che questi disturbi possano essere accompagnati da cambiamenti misurabili nel trapezio superiore, il grande muscolo che collega nuca, spalle e dorso. La risonanza magnetica non ha mostrato lesioni evidenti, ma variazioni sottili del segnale e della “trama” del tessuto muscolare, invisibili a una lettura convenzionale. I ricercatori ipotizzano che possano riflettere un lieve accumulo di liquidi, una sensibilizzazione delle fibre nervose o fenomeni di infiammazione neurogena, senza però dimostrare che il muscolo sia la causa del mal di testa.
La ricerca ha coinvolto 71 persone tra 18 e 30 anni, con un’età media di 24 anni: 22 non avevano una storia di cefalea, mentre 49 presentavano emicrania, cefalea tensiva oppure entrambe. Tutti sono stati sottoposti a una risonanza del trapezio superiore con “mappatura T2”, una tecnica sensibile alle variazioni del contenuto d’acqua nei tessuti. Le immagini sono state poi analizzate con strumenti di texture analysis, una branca della radiomica capace di trasformare la distribuzione delle intensità nelle immagini in parametri numerici. Nel gruppo con cefalea il valore T2 medio era più alto e alcune caratteristiche della struttura dell’immagine risultavano differenti rispetto ai controlli sani. Il T2 ha distinto i due gruppi con un’area sotto la curva, o AUC pari a 0,75: un risultato promettente, ma ancora troppo moderato per parlare di un test diagnostico utilizzabile nella pratica clinica.
Il dato più interessante è il collegamento con l’esperienza dei partecipanti. Valori T2 più elevati e uno dei parametri di texture, chiamato “sum average”, erano associati al numero di giorni con mal di testa nei tre mesi precedenti; lo stesso parametro risultava inoltre legato alla presenza di dolore cervicale. Più frequente era la cefalea, più alcune caratteristiche del trapezio tendevano a discostarsi da quelle osservate nei volontari sani. Secondo gli autori, il possibile ponte biologico è il complesso trigemino-cervicale, la rete in cui convergono i segnali dolorosi provenienti dalla testa e dalle prime strutture cervicali. In questo circuito gli stimoli possono viaggiare in entrambe le direzioni: un collo sensibilizzato potrebbe contribuire ad alimentare il dolore, mentre attacchi ripetuti potrebbero lasciare un’impronta nei tessuti del collo. La ricerca non permette ancora di stabilire quale dei due fenomeni venga prima.

La scoperta non significa che una normale risonanza del collo possa diagnosticare l’emicrania, né che massaggi, fisioterapia o altri trattamenti muscolari rappresentino automaticamente la soluzione. Finora il coinvolgimento miofasciale è stato valutato soprattutto attraverso la palpazione e la ricerca dei cosiddetti trigger point, procedure utili ma dipendenti dall’esperienza dell’operatore. Una misura quantitativa potrebbe un giorno aggiungere un tassello più oggettivo, ma lo studio è piccolo, condotto in un solo centro, riguarda soprattutto giovani donne e fotografa i partecipanti tra un attacco e l’altro. Non è stata valutata neppure l’intensità del dolore né l’influenza del ciclo mestruale. Il risultato apre dunque una strada, non offre ancora un esame clinico: capire se il mal di testa lasci davvero una “firma” nel collo e se quella firma possa aiutare a monitorare la malattia o personalizzare le terapie. Serviranno campioni più ampi, controlli longitudinali e scansioni nelle diverse fasi dell’attacco.
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Sollmann N., Schandelmaier P., Börner-Schröder C. et al., “Texture analysis on muscle T2 maps can reveal changes in upper trapezius muscles related to primary headache disorders”, Scientific Reports, vol. 16, articolo 23353, pubblicato il 27 luglio 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-63292-7.

