Un nuovo attacco con droni degli Houthi ha preso di mira la rete utilizzata per trasportare il petrolio dall’est dell’Arabia Saudita al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, uno dei nodi più importanti del sistema petrolifero mondiale. La società esposta e che gestisce gli impianti è Saudi Aramco, colosso statale saudita del petrolio. Il portavoce militare della milizia yemenita sostenuta dall’Iran, Yahya Saree, ha affermato che l’operazione è stata una risposta a quelle che ha definito incursioni di droni sauditi nello spazio aereo yemenita.

La rivendicazione degli Houthi

Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, afferma che le forze yemenite hanno colpito con diversi droni “alcuni obiettivi e punti sensibili collegati alla sicurezza e al trasporto del greggio dall’est dell’Arabia Saudita a Yanbu”. 

Nel mentre, il ministero della Difesa saudita afferma che i sistemi di difesa aerea hanno distrutto droni provenienti dall’Iraq. Secondo quanto riportato in un comunicato, i velivoli a pilotaggio remoto hanno tentato di colpire impianti petroliferi nella regione orientale dell’Arabia Saudita. Il ministero ha affermato che i droni sono stati lanciati da gruppi armati filo-iraniani in Iraq, ribadendo il proprio “diritto a rispondere contro la fonte degli attacchi”.

Screenshot (742)La colonna di fumo lunga decine di chilometri di siti petroliferi sauditi a Yanbu, sul Mar Rosso (fonte: Copernicus Sentinel / Today.it)

Secondo funzionari e diplomatici che hanno avuto a che fare con la milizia e che sono stati citati dal New York Times, gli Houthi, temprati dalla guerra, sembrano credere di avere poco da perdere e molto da guadagnare dall’intensificarsi del confronto con l’Arabia Saudita. Agiscono per aiutare il loro principale alleato, l’Iran, ma anche per costringere il regno e la comunità internazionale a fare concessioni politiche. “Gli Houthi hanno una sola soluzione per ogni problema al mondo: la guerra”, ha detto al Nyt Farea al-Muslimi, ricercatore specializzato sullo Yemen del gruppo di ricerca londinese Chatham House, “I sauditi risolvono ogni problema cercando di inondarlo di denaro, mentre gli Houthi lo risolvono sparandoci contro”.

Petrolio saudita sotto attacco: una nuova minaccia ai prezzi

La nuova rivendicazione arriva dopo gli attacchi del 25 luglio contro gli impianti Aramco di Jizan e Yanbu. Immagini satellitari mostrano colonne di fumo lunghe decine di chilometri svettare dagli impianti di Yanbu. Il complesso è collegato ad Abqaiq, a est, tramite l’oleodotto che permette all’Arabia Saudita di trasferire il petrolio dalla provincia orientale al Mar Rosso senza attraversare lo Stretto di Hormuz.

mappa oleodotto arabia saudita est ovest hormuz mar rossoLa mappa delle infrastrutture energetiche della regione

Saudi Aramco definisce Abqaiq come “il più grande impianto di stabilizzazione del greggio al mondo” e afferma che tratta una quantità di petrolio tra i 5 e i 7 milioni di barili al giorno, corrispondente a circa il 5 per cento delle forniture globali, oltre a stabilizzare metà della produzione quotidiana saudita.

Pochi giorni fa, gli Houthi avevano dichiarato un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Data la posizione strategica dello Yemen sul Mar Rosso, gli Houthi sono ben posizionati per destabilizzare i mercati energetici. L’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio al mondo, solitamente fa transitare la maggior parte del suo petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, vicino all’Iran, ma a causa della guerra è stata costretta a deviare il flusso attraverso il Mar Rosso: ora anche questo passaggio è, di nuovo, a rischio.