Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio durante un fermo di polizia al Pilastro. Nel pomeriggio Mohamed Fakir, fratello della vittima, la sorella Khadija e la nipote Yossra sono stati ascoltati in procura come persone informate sui fatti. L’audizione, nell’ambito del fascicolo coordinato dal procuratore capo Paolo Guido e dai sostituti procuratori Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, è durata circa due ore. All’uscita dal Palazzo di giustizia i familiari hanno evitato giornalisti e telecamere, lasciando la procura senza rilasciare dichiarazioni.

Sei gli indagati per omicidio colposo

L’inchiesta, aperta per chiarire le circostanze della morte di Fakir, vede al momento iscritti nel registro degli indagati sei soggetti: i due agenti della Polizia di Stato intervenuti durante il fermo e i quattro volontari della Croce Rossa presenti quella mattina in via Italo Svevo, al Pilastro. L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo, iscrizione ritenuta un atto tecnico necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili – tra cui l’autopsia –  e garantire il diritto di difesa delle persone coinvolte.

Anselmo: “Indagare sulla diffusione dei frame della bodycam”

Nella stessa giornata, il legale dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, ha depositato una nuova istanza in procura chiedendo di accertare chi abbia diffuso ai media alcune immagini tratte dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti. L’avvocato ricorda che una precedente richiesta della difesa per ottenere copia del filmato era stata respinta, in quanto il video è inserito nel fascicolo d’indagine ed è coperto da segreto investigativo. Successivamente, però, alcuni frame del filmato sono stati trasmessi nei telegiornali. Per questo Anselmo chiede alla procura di “disporre accertamenti urgenti al fine di identificare il soggetto che ha condiviso con soggetti estranei all’autorità giudiziaria procedente, e rivelato pubblicamente, le suddette immagini, coperte da segreto investigativo, la cui rivelazione costituisce reato”.

“La difesa non ha mai avuto quelle immagini”

Nell’istanza il legale precisa che la difesa dei familiari di Fakir non è mai entrata in possesso del video e sottolinea che, a suo avviso, le immagini possono essere state divulgate soltanto da chi le ha registrate o da soggetti che ne sono venuti legittimamente in possesso nell’ambito dell’attività investigativa. Per questo motivo chiede che venga individuato l’eventuale responsabile della diffusione, ritenendo che la divulgazione di materiale coperto dal segreto investigativo debba essere oggetto di specifici accertamenti.

Prima riunione del pool di consulenti dopo l’autopsia

Sempre nel pomeriggio si è tenuta anche la prima riunione del pool di consulenti incaricati dalla Procura di analizzare gli esiti dell’autopsia e gli altri elementi raccolti nel corso delle indagini. Tra gli aspetti al vaglio degli esperti ci sono le cause del decesso e la ricostruzione della dinamica dei fatti. Fra le ipotesi sulle quali sono in corso gli approfondimenti vi è quella dell’asfissia, che dovrà essere verificata e valutata alla luce dei risultati autoptici, degli esami istologici e tossicologici e degli ulteriori accertamenti tecnico-scientifici. Gli investigatori stanno inoltre analizzando tutte le immagini disponibili, comprese quelle registrate da una telecamera di videosorveglianza di via Italo Svevo, che potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione le fasi dell’intervento.