La regina ha così mostrato ai royal d’Europa e del mondo come la monarchia possa esporsi in maniera decisa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla visibilità della comunità LGBTQ+. D’altronde, la regina dei Paesi Bassi è sempre stata in prima linea per i diritti arcobaleno, dato che una delle sue prime apparizioni ufficiali, dopo essere diventata regina nel 2013, è stata una conferenza di due giorni all’Aia dedicata proprio a tematiche queer. Nel 2022, inoltre, Máxima d’Olanda ha fatto notizia per la visita al quartiere Castro di San Francisco, dove si è recata in vista presso i luoghi più significativi della comunità, dal Castro Theatre e alla Twin Peaks Tavern.
La regnante olandese si è sempre distinta come una voce fuori dal coro: originaria di Buenos Aires, Máxima ha lavorato presso l’Universidad Católica Argentina e la Deutsche Bank di New York, prima di incontrare il futuro marito e re d’Olanda, Guglielmo Alessandro, nel 1999, alla Fiera di Primavera di Siviglia, senza conoscere il suo status regale. Nel 2001, Máxima ha ottenuto cittadinanza olandese e nel 2002 si è tenuto il royal wedding, da cui sono nate le tre figlie, le principesse Amalia, Alexia e Ariane. Con una rinnovata determinazione che è una ventata di aria fresca per la monarchia, la regina Máxima non è stata solo la prima regina regnante ad aprire una celebrazione del WorldPride, ma potrebbe costituire il precedente che apre a un maggiore impegno delle monarchie verso i diritti LGBTQ+.

Máxima d’Olanda al WorldPride 2026, Amsterdam
Patrick van Katwijk