di
Chiara Maffioletti

L’attrice e cantante è Satine nel musical tratto dal film di Baz Luhrmann. «Come lei mi sento libera di scegliere, anche al lavoro»

MILANO Dietro i capelli biondi e i lineamenti delicati, dietro gli occhi chiari e le simpatiche fossette Serena Autieri giura che si nasconde «una scugnizza». Ed è con quell’«animo rock dentro l’involucro di una bionda» che l’attrice, armata della sua forza gentile, porta in scena un ruolo, quello di Satine, tra i più popolari del teatro musicale. Dopo Roma, dove è rimasto in scena per 19 settimane consecutive con 78.480 biglietti venduti, Moulin Rouge! Il Musical — la produzione internazionale di Massimo Romeo Piparo — arriverà a Milano il 18 novembre, con l’imponente impianto del Sistina Chapiteau che si stabilirà a Sesto San Giovanni. 

Cosa ha pensato quando le hanno offerto di essere la protagonista di questa produzione? 
«Con Massimo Piparo ci conosciamo da anni, siamo amici. Spesso nelle nostre chiacchierate era uscito questo musical, che amo da sempre. Quando a gennaio, però, mi ha chiesto di farne parte, la proposta è stata un fulmine a ciel sereno: dopo nove giorni ero nello spettacolo». 



















































Cosa l’ha spinta ad accettare? 
«È un ruolo incredibile ed è sempre difficile per una donna trovare ruoli interessanti. Il musical unisce la mia grande passione per la recitazione e la musica. Il personaggio di Satine, in particolare, mi ha fatto innamorare per il suo desiderio di libertà». 

Crede che rappresenti un’idea di donna ancora contemporanea? 
«Non esiste storia più attuale. Lei è il diamante splendente, appare sicura, seducente ma dietro questa immagine nasconde una grande fragilità. Vuole essere amata per chi è fuori dalla scena. Quindi unisce forza e vulnerabilità nella sua ricerca di libertà di amare chi vuole: non c’è messaggio più moderno. Satine non vuole essere prigioniera di convenzioni o del denaro». 

In cosa pensa di assomigliarle? 
«Mi sento anche io libera nello scegliere chi sono, anche professionalmente, perché è un attimo entrare nei cliché. Ho preferito spaziare e non essere chiusa solo in un mondo. Dopodiché questo è un mestiere, bisogna lavorare per pagare le bollette, ma ho avuto la fortuna di muovermi tra teatro, tv, cinema, fiction, concerti… Non mi sono mai fermata davanti a niente, neanche davanti alle etichette». 

Che etichette sentiva di avere? 
«Beh i miei colori non mi fanno sembrare la classica napoletana, però io lo sono, fino in fondo. È una città di temperamento e io, che vengo anche da un quartiere popolare, mi sento così. Sono una scugnizza e questa cosa non cambierà mai. Per questo quando i ruoli giusti non arrivavano ho deciso, con mio marito che è anche produttore, di scrivermeli, scegliendo storie coraggiose e portandole a teatro, come quella di Lady Diana o La sciantosa». 

Il teatro dà più libertà rispetto a cinema e tv? 
«Sì, il teatro è la casa dell’attore, oltre che il vero banco di prova, il posto in cui non puoi fingere. Su quelle tavole si vede chi sei. Non ho mai scelto la strada più breve ma non potrei essere diversa da chi sono. So che alcune cose le ho lasciate per strada, ma non erano giuste per me». 

Che effetto le fa il parallelismo con Nicole Kidman che recitò nel suo ruolo in «Moulin Rouge!» di Baz Luhrmann
«Non esiste parallelismo. Lei è una attrice strepitosa, la adoro. È sempre così credibile, così giusta. Ho avuto la fortuna di incontrare la sua vocal coach, ero curiosa di sapere come si fosse preparata e ho fatto uno stage con lei. Kidman è un faro, uno dei nomi a cui mi ispiro insieme con Streisand, Minnelli, Streep. Sono i miei santini». 

Tra chi verrà a vederla a Milano ci sarà la sua cara amica Michelle Hunziker? 
«Certamente. Anzi, devo dire grazie anche a lei per questo ruolo perché mi ha tolto ogni remora. Io sono molto attenta alla mia famiglia e l’idea di stare tanto a Milano mi spaventava un po’, ma Michelle mi ha detto che non potevo rifiutare e si è messa a organizzare tutto il trasferimento, compresa la ricerca del liceo per mia figlia. Lei è una sorella per me, abbiamo tante cose in comune». 

Condividete anche l’esperienza di un palco importante come Sanremo. Cosa rappresenta per lei? 
«È stato un punto davvero importante della mia carriera, Baudo è stato il mio talent scout: mi era venuto a vedere a teatro a Trieste e me lo sono ritrovato nei camerini. Per me, che avevo 25 anni, fu una sorpresa incredibile. Mi chiese di fare un provino in Rai e poco dopo mi ritrovai a Sanremo». 

Il prossimo sarà guidato da un suo concittadino, Stefano De Martino. 
«Non vedo l’ora, e non solo perché è di Napoli. Gli auguro ogni fortuna perché lo trovo bravissimo e ha tutte le carte per fare bene. Poi è bello e giusto vedere nuove facce in televisione».

28 luglio 2026