La terza stagione di “The walking dead: dead city”, che ha aperto il Festival della TV di Monte-Carlo, arriva oggi su Sky e NOW alzando l’asticella delle dinamiche tra i due protagonisti, Maggie (Lauren Cohan) e Negan (Jeffrey Dean Morgan). Lo promette lo showrunner Seth Hoffman, che – dice – è «arrivato nel franchise da fan» e ora si ritrova a gestire un progetto, nato dalla graphic novel di Robert Kirkman, ormai diventato metafora dei nostri giorni. «Noi parliamo di inclusività – parole sue – pur sapendo che non tutti negli Stati Uniti hanno la stessa idea». «Ci teniamo – aggiunge – a mettere radici nell’attualità, esplorando la solitudine del male e la battaglia per sentirsi connessi agli altri. Questo nuovo capitolo parla d’immigrazione, di gente spaventata dall’arrivo degli altri. So che la reazione del pubblico sarà polarizzata e va bene così».
Gli fa eco Jeffrey Dean Morgan: «Per me questa stagione è la migliore dello spin-off. Ecco perché, dopo oltre dieci anni, sento ancora la spinta a interpretare Negal, uno che è stato un grande cattivo ma che ora si rivela in tutte le sue sfumature e mostra come si ritrovano interconnessi due nemici giurati, come lui e Maggie».
Tra le rovine di Manhattan, ormai in versione post-apocalittica, si crea infatti un’insolita alleanza per la sopravvivenza e i due personaggi, anche se diffidenti l’uno nei confronti dell’altra, devono fronteggiare insieme le minacce che incombono sulla loro comunità.
Le nuove puntate vedono l’arrivo di varie new entry come Aimee Garcia (Renata, una leader capace d’ispirare), Jimmi Simpson (Dillard, un sopravvissuto) e Ràul Castillo (Luis, un medico). «L’esperienza di Maggie – aggiunge Lauren Cohan – è squisitamente umana e permette un’identificazione universale perché la vita si basa su alti e bassi, in un mondo pericoloso. Alla fine della seconda stagione ci siamo chiesti perché alcune persone continuano a far parte della tua quotidianità, ma allora capisci che c’è uno scopo ultimo più alto». L’aspetto della serie a cui invece non si è ancora abituata? «L’idea di perdere personaggi a cui tieni. Il cast si affeziona agli attori e quando vengono fatti fuori ci resti male tutte le volte, non ti ci abitui mai, è come dire addio agli amici».
Ultimo aggiornamento: martedì 28 luglio 2026, 05:00
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