di
Pietro Faustini
La trentina Arianna Pellini è stata operata a Padova: «Nessuno credeva che avrei potuto tornare a camminare in quota, le mie amiche sono state decisive. Sono salita sul monte Stivo dopo un video su Youtube»
Un palloncino di plastica, con il numero 50 che sventola sulla cima del monte Stivo, nell’Alto Garda. Per Arianna Pellini non è stato soltanto un compleanno ma il completamento di una sfida che non sembrava fattibile. Tre anni prima, infatti, le era stata diagnosticata un’epatite, contratta a causa di un intervento estetico alle unghie. «Ero andata a toglierle in agosto – racconta Pellini – e a inizio novembre ho iniziato ad avere i primi sintomi: stanchezza, difficoltà a mangiare. Era più un malessere generale».
Inizialmente il medico ha pensato che fosse dovuto allo stress ma una settimana dopo Pellini si è ritrovata con la pelle di colore giallo. Allora da Arco è andata all’ospedale di Trento, dove è stata indirizzata al centro trapianti di Padova. Per quell’anno, le feste natalizie sono trascorse tra i muri dell’ospedale: Pellini è stata ricoverata il 26 novembre e dismessa il 31 gennaio.
Le sfide
«È stata tosta – continua -, ti vedi la vita passare davanti e pensi: “Questo non l’ho fatto, vorrei andare su quella montagna, vorrei vedere il mio paese natale”. Ti rendi conto che puoi avere tutto, ma senza la salute non puoi fare niente». Il trapianto è andato a buon fine, ma sono subentrate nuove complicazioni, come una neuropatia alle gambe e diabete, che hanno reso necessario un altro intervento ospedaliero. «In questi tre anni – prosegue Pellini -, ho avuto momenti dove ero molto demotivata, perché mi dicevo: “se devo fare una vita con tutte queste pastiglie, che vita è?“. Un giorno, nel 2025, ero sul divano a spulciare sul telefono e vedo il video di Walter Angelini che racconta la sua storia della sclerosi multipla e della sua salita sullo Stivo».
A Pellini, le escursioni sono sempre piaciute, tant’è che diceva ai medici del centro trapianti di Padova: «Sono stanca di star qua, sono come Heidi, voglio vedere le mie montagne». A quel punto, ha iniziato a chiedersi se potesse affrontare anche lei una simile sfida.
La preparazione e l’ascesa
Dopo tre giorni, per una curiosa coincidenza, le è apparsa la pubblicità dello studio di fisioterapia di Mattia Ducchi. Dopo aver visto la sua cartella clinica e aver definito gli esercizi adatti, le ha chiesto quali fossero i suoi obiettivi: «Salire sullo Stivo per i miei 50 anni», ha detto. Il dottore ha accettato la sfida, e così è iniziata la preparazione. Non senza altre difficoltà fisiche, è arrivato il giorno del suo 50esimo compleanno.
«Non ci credeva quasi nessuno – spiega Pellini -, anzi, alcuni mi smontavano. Ma due amiche mi hanno sostenuto e mi hanno detto che ce l’avrei fatta». Allora ha preso i palloncini da compleanno, che la figlia le aveva comprato per la festa, ed è partita da sola, munita di bastoncini, la mattina del 18 giugno.
Animali
«La notte prima – ricorda Pellini – non ho dormito per niente. Ero agitata come i bambini dell’asilo alla prima gita. Avevo anche un po’ di paura: non ero mai stata sullo Stivo, avevo solo visto il video YouTube di Angelini».
Nella salita Pellini si è presa il suo tempo: ha controllato il sentiero su internet, ha fatto delle pause. Ha vissuto l’escursione come un’esperienza spirituale: «Vicino a una malga – continua – c’era un capitello per Sant’Antonio, il patrono di Padova. Anche la fede mi ha aiutato tantissimo in questi 3 anni. Gli ho chiesto di guardarmi andare su e sono ripartita con più carica di prima».
Una volta uscita dal tratto di bosco, il sole era sorto e il paesaggio era più luminoso. Gli animali sembravano farle compagnia: «C’erano tantissime farfalle – prosegue – e ho pensato che fossero le persone che ho conosciuto nella mia vita e che non ci sono più. E ho sentito di non essere sola, di essere incoraggiata da loro».
Il pianto di gioia
Un passo dopo l’altro, con i bastoncini che risuonavano sulla roccia, è arrivata a destinazione. «Quando ho visto la cima con la croce, mi è venuta un’agitazione che se non ho corso poco ci mancava. Ho iniziato un pianto liberatorio, di felicità. Mi sono inginocchiata e ho urlato di gioia, c’erano tre signore che mi hanno chiesto se stessi bene. E allora gli ho detto “Sì, sto bene, è che oggi sono rinata”».
E godendosi il panorama, ha riflettuto su tutto il suo percorso. «Se ero lì era grazie anche al fatto che qualcuno è morto per darmi la vita. Se oggi sono qui perché qualcuno ha detto sì alla donazione degli organi». I timori, purtroppo, non sono finiti. Pellini rischia di doversi sottoporre a un altro intervento, se le complicazioni del trapianto non dovessero risolversi. Ma, come ricorda lei stessa, l’importante è porsi degli obiettivi. «Il prossimo desiderio – conclude – è andare sul Geometra (il monte Cadria, in val di Ledro). Fino a poco tempo fa non volevo programmare neanche il giorno dopo. Ma è stato bello darsi una sfida, riprendere fiducia in me stessa. E le cose difficili sono sempre le più belle».
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26 luglio 2026 ( modifica il 26 luglio 2026 | 13:55)
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