I fibromi uterini sono le formazioni benigne più comuni dell’apparato riproduttivo femminile e, quando diventano sintomatici, possono provocare mestruazioni molto abbondanti, anemia, pressione pelvica, dolore, bisogno frequente di urinare e difficoltà riproduttive. Quando i farmaci non bastano o non sono indicati, una delle possibilità è l’embolizzazione dei fibromi uterini. Il radiologo interventista raggiunge attraverso un sottile catetere le arterie che portano sangue all’utero e vi rilascia microsfere capaci di ridurre l’afflusso diretto ai noduli, favorendone il progressivo restringimento. La procedura è minimamente invasiva, permette di conservare l’utero e in genere comporta una ripresa più rapida rispetto alla chirurgia. Ha però un punto debole: nelle prime ore può comparire un dolore pelvico anche intenso, accompagnato da nausea, stanchezza, malessere e febbricola. Il dolore post-embolizzazione nasce soprattutto dall’ischemia e dalla conseguente reazione infiammatoria dei tessuti trattati.
Per provare ad attenuare questa risposta direttamente alla fonte, i ricercatori dell’Università di Miami hanno condotto uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco. Sono state arruolate 42 donne tra 20 e 50 anni; dopo due esclusioni, l’analisi finale ha riguardato 40 partecipanti, divise in due gruppi da 20. Durante l’embolizzazione, dopo aver trattato ciascuna arteria uterina, i medici hanno iniettato attraverso lo stesso microcatetere 10 milligrammi di desametasone oppure una soluzione salina indistinguibile. Tutte le pazienti hanno comunque ricevuto la normale terapia antidolorifica prevista dal centro. L’idea era concentrare il cortisonico nel punto in cui si sviluppa l’infiammazione, ottenendo un’azione locale più intensa rispetto alla somministrazione in vena. Il dolore è stato poi registrato ripetutamente per sette giorni, mentre sintomi, qualità di vita e volume dell’utero e dei fibromi sono stati controllati fino a tre mesi.
La differenza è comparsa immediatamente. Su una scala da zero a dieci, il dolore medio subito dopo la procedura era pari a 4 nel gruppo desametasone e a 6,1 nel gruppo placebo. Il vantaggio risultava ancora statisticamente significativo dopo 24 ore, con punteggi di 2,5 contro 4,2; dopo 48 ore, 2,7 contro 5; e dopo 96 ore, 2,4 contro 4,5. Considerando l’intera settimana, il punteggio medio è stato di 2,63 con il cortisonico e 4,28 con il placebo. La riduzione complessiva di circa 1,6 punti supera la soglia di un punto generalmente considerata percepibile e clinicamente importante per il paziente. Il beneficio, tuttavia, non è comparso in ogni singola rilevazione e non si è tradotto in una diminuzione statisticamente significativa dell’idromorfone utilizzato. Neppure nausea, vomito e febbre sono risultati chiaramente diversi tra i gruppi. Il farmaco sembra quindi incidere soprattutto sul dolore, non sull’intera sindrome post-embolizzazione.

A uno e tre mesi, entrambi i gruppi mostravano un miglioramento dei sintomi legati ai fibromi e della qualità di vita. Tra le 26 partecipanti che hanno completato la risonanza magnetica di controllo, il volume uterino si era ridotto in media del 37,4% con desametasone e del 29,6% con placebo, una differenza non significativa. Anche la riduzione del fibroma principale era simile, mentre non si sono verificate complicanze maggiori in nessuno dei due gruppi. Non sono quindi emersi segnali che il cortisonico compromettesse l’efficacia dell’embolizzazione o ne aumentasse i rischi immediati. La prudenza resta però necessaria: lo studio è stato realizzato in un solo centro, su appena 40 donne, e il 35% non ha completato il controllo radiologico a tre mesi. Inoltre erano escluse le pazienti con diabete o prediabete, nelle quali i corticosteroidi possono richiedere particolare cautela. La strategia appare semplice e promettente, ma prima di diventare uno standard dovrà essere valutata in studi multicentrici più ampi, capaci di chiarire anche l’effetto sul consumo di oppioidi e sugli altri sintomi.
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Briley K, Reddy R, Cavada A, et al. Intraarterial Dexamethasone for Pain Relief After Uterine Fibroid Embolization: A Randomized Clinical Trial. JAMA Network Open. 2026;9(7). Pubblicato online il 27 luglio 2026. doi:10.1001/jamanetworkopen.2026.25004.

