Dimenticare una compressa può sembrare un incidente banale, ma in alcune terapie basta saltare più dosi per ridurre l’efficacia del trattamento o favorire ricadute. Per questo i ricercatori studiano formulazioni capaci di liberare il principio attivo lentamente, senza costringere il paziente a ricordarsi il farmaco ogni giorno. Un gruppo del Massachusetts Institute of Technology, coordinato anche da Giovanni Traverso e Robert Langer, ha presentato su Nature Communications una piattaforma ingeribile ispirata agli origami. L’idea non è creare una compressa più potente, ma trasformare una sola somministrazione in un piccolo deposito temporaneo di farmaco nello stomaco. In futuro un approccio simile potrebbe interessare antibiotici, antiparassitari e terapie croniche nelle quali la regolarità delle assunzioni è decisiva.

Il dispositivo è costruito come un “metamateriale”: le sue proprietà dipendono soprattutto dalla geometria delle pieghe, non soltanto dalla sostanza di cui è fatto. Una sottile struttura in policaprolattone, un polimero biodegradabile, viene ripiegata e compressa dentro una capsula di formato 000. Quando l’involucro si scioglie nello stomaco, l’energia elastica accumulata nelle pieghe fa aprire il materiale in pochi minuti, fino a formare una sorta di anello dentellato di circa 2,5 centimetri. La forma aperta sarebbe abbastanza grande da non attraversare subito il piloro, ma flessibile e sottile per non comportarsi come un oggetto rigido. Nel materiale può essere incorporato fino al 40% in peso di farmaco; come sostanza modello gli autori hanno utilizzato la moxifloxacina, un antibiotico.

Nei test sui maiali le strutture sono rimaste nello stomaco per almeno una settimana e, in alcuni casi, fino a tre settimane. La moxifloxacina è stata rilevata nel sangue fino a quattro giorni, con un rilascio approssimativamente costante per circa tre giorni e un picco più contenuto rispetto alla formulazione immediata. I collegamenti inseriti nella struttura sono sensibili al pH: quando il dispositivo raggiunge l’ambiente meno acido dell’intestino, dovrebbero dissolversi e favorirne la separazione in segmenti morbidi più facili da espellere. Negli animali non sono stati osservati vomito, distensione, alterazioni dell’alimentazione, ostruzioni o lesioni gastrointestinali durante il monitoraggio. Va però precisato che le capsule sono state collocate con procedure strumentali e anestesia, non semplicemente fatte deglutire come avverrebbe nella pratica quotidiana.

La tecnologia è quindi promettente, ma non è ancora una pillola settimanale pronta per i pazienti. Lo studio è preclinico, ha impiegato un numero limitato di animali e non ha confrontato direttamente il sistema con altre piattaforme a rilascio prolungato. Inoltre, i ricercatori non hanno recuperato i dispositivi dopo il transito intestinale: il modo esatto in cui si ammorbidiscono e si disgregano nell’organismo resta da documentare direttamente. La capacità massima indicata è inferiore a 400 milligrammi, quindi il sistema sarebbe adatto soprattutto a farmaci efficaci a basse dosi e stabili durante la lavorazione a caldo. Resta anche da capire quanto la motilità e il pH dello stomaco umano possano modificare permanenza e rilascio. Prima di parlare di settimane di terapia racchiuse in una sola capsula serviranno nuovi studi sugli animali, prove di deglutizione reale e sperimentazioni cliniche sull’uomo. Se questi passaggi confermeranno sicurezza e controllo del rilascio, l’origami farmaceutico potrebbe diventare un modo concreto per rendere alcune cure più semplici da seguire.

Javid F, Babaee S, Quigley J, et al. An ingestible origami-inspired metamaterial for prolonged oral delivery of therapeutics. Nature Communications. Pubblicato online il 27 luglio 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-76028-y.

Link alla pubblicazione