Come vola il tempo quando ci si diverte. Lo spiega la scienza. Lo conferma Nina Soldano, 63, colonna portante di Un posto al sole, la serie partenopea che, il 24 luglio, raggiungerà il traguardo delle 7 mila puntate. «Sono entrata nel febbraio del 2003, in occasione dell’episodio numero 1.500. La fiction era già lanciatissima. Non riesco a capacitarmi di come possano essere passati tanto in fretta 23 anni e 5.500 puntate», ride fragorosamente l’attrice, che, ormai, fa corpo unico con il proprio personaggio, l’indistruttibile e inossidabile Marina Giordano, la dark lady di Posillipo. «Il destino è davvero fondamentale nelle carriere. Questo iconico ruolo di cattiva era stato assegnato a una collega. Che, all’ultimo momento, rinunciò, per girare Orgoglio. Io ero considerata troppo giovane. Fui un ripiego».

L’intervista a Nina SoldanoDio non gioca a dadi con l’universo. In compenso pare che il Caso domini i percorsi degli artisti.
«Il mio, l’ha deciso sicuramente. Tuttavia, ci tengo a sottolineare che appartengo a una generazione capace di sudare e sopportare una dura gavetta, prima di arrivare al successo. Ne sono orgogliosa».

Cominciamo dall’inizio.
«Sono nata a Pisa, per puro caso. Mio padre era un pilota di aerei militari, mamma un’insegnante d’italiano. Avevo tre mesi quando papà fu mandato in Puglia, la Regione di origine dei miei genitori».

Pugliese è anche Renzo Arbore, il suo uomo del destino.
«Mi lasci proseguire. Crebbi a Manfredonia. Nel 1972, ci trasferimmo in Zambia. In Africa rimanemmo tre anni. Tornati in Italia, ci installammo a Riccione. E qui partì, in qualche modo, l’avventura».

Whoopi Goldberg entra nel cast della telenovela italiana «Un posto al sole» (ufficio stampa/Giuseppe D'Anna)

Whoopi Goldberg entra nel cast della telenovela italiana «Un posto al sole» (ufficio stampa/Giuseppe D’Anna)

In che senso?
«Ha presente l’affollamento della riviera romagnola nella stagione estiva? Venivano cantanti e attori di alto livello. Mi intrufolavo ovunque. Riccione è piccola, le voci corrono. In breve tempo diventai un punto di riferimento nel mondo dello spettacolo locale. In città mi conoscevano tutti. Giravo clip, salivo sul palco per le presentazioni. Ecco cosa intendo, con la parola gavetta».

Dopo di che?
«Dopo di che, appena finito il liceo, mi fiondai a Roma, a cercar fortuna. Un autentico salto nel buio, che i miei non approvarono nel modo più assoluto. Ci fu un lungo gelo con loro, a causa di questa “fuga” nella Capitale. Per fortuna, ci siamo riconciliati prima che morissero. Però mamma, nei suoi ultimi giorni, recriminava spesso su quanto tempo avessimo sprecato per il nostro litigio».

A Roma non fu una passeggiata.
«Per nulla. Mi ero affidata a varie agenzie, senza risultati. Finché, nel 1985, non capitò la grande occasione: un provino, al teatro delle Vittorie, con Baudo, che cercava la valletta zingarella per Fantastico 6. Non dimenticherò mai il nostro incontro. Mi presentai al suo cospetto tremante, in perfetto orario, e Pippo mi apostrofò: “Era ora che arrivassi!”. Che fenomeno. È grazie a Baudo che ho imparato a gestire l’adrenalina del nostro lavoro»

Da Arbore ha appreso tutto il resto.
«Con Renzo ho vissuto l’avventura professionale più entusiasmante della mia esistenza. Lui mi notò proprio negli studi di Pippo e mi promise che sarei stata Miss Sud in Indietro Tutta!. Sennonché, i mesi passavano e il telefono non squillava. Stavo per rassegnarmi. E invece la chiamata arrivò. “Pensavi mi fossi dimenticato di te?”, disse. Lavorare con Arbore è stata un’esperienza incredibile. Renzo è un maestro dell’ironia, un genio dell’improvvisazione. Siamo rimasti in ottimi rapporti, sebbene, purtroppo, non ci si veda più».

Lei ha avuto numerosi incontri artistici di spessore.
«Oh, sì sì. Ho lavorato con Sandra e Raimondo in Casa Vianello. Vianello mi prendeva in giro, perché piangevo spesso. È che non sopportavo Milano, in quel periodo. E loro furono comprensivi. Ho girato una fiction con Frizzi, l’uomo più dolce e gentile che abbia mai conosciuto.
Mi sono tolta perfino il capriccio di recitare per Tinto Brass in Paprika».

Al pari della Sandrelli.
«Appunto, mettiamola così. Diciamo che ho arricchito il curriculum. Ma poi decisi basta con Brass, nonostante le sue richieste. Tinto è un maestro, solo che nel suo cinema è necessario donarsi integralmente. Non è nelle mie corde».

Un posto al sole lo è?
«Evidentemente, sì. È una serie scritta e interpretata da ottimi professionisti. Esordii come special guest, con un contratto di otto mesi. Avevo già alle spalle un pregresso di lunga serialità, con Disperatamente Giulia e Incantesimo, al fianco della divina Paola Pitagora. Adoravo l’idea di girare a Napoli, sebbene abbia conservato la mia residenza romana. E mi piacque subito il personaggio di Marina, una donna ambiziosa, passionale e resiliente. Mi ci riconoscevo. Io l’ho arricchita con una nota di forte tonalità noir.
Giordano ha commesso azioni di efferata crudeltà. Ora sembra incamminata sulla via del bene. Resto però imprevedibile. È il suo bello. È divisiva quanto imprescindibile. Al punto che, quando ho lasciato momentaneamente la serie, nel 2021, c’è stata una rivolta sui social».

C’è un notevole feeling con il suo omologo dark man, alias Roberto Ferri, il cattivo interpretato da Riccardo Polizzy Carbonelli.
«Ne abbiamo passate tante insieme, ce ne siamo fatte di tutti i colori. Ci siamo presi e mollati un’infinità di volte. Intendo sullo schermo. Chiaro che ci capiamo con uno sguardo. Sul set, in generale, il clima è piacevole. E una diva come Whoopi Goldberg, che di recente ha impreziosito Upas, si è infatti trovata a
meraviglia. Ero talmente a mio agio con lei, che mi pareva di averla conosciuta in una vita precedente. Dividevamo il suo manicotto, nelle giornate fredde».

Lei, dal 2016, è felicemente sposata con Teo Bordagni.
«La fermo immediatamente. Non me ne frega nulla delle malelingue che ironizzano sulla nostra differenza d’età. È vero: ho 12 anni più di lui e allora? Il destino, sempre lui, mi ha negato la gioia di essere madre. E ora sono troppo impegnata a essere felice, per preoccuparmi di simili sciocchezze. Qualche odiatore professionale ha criticato pure il fatto che abbiamo celebrato le nozze a New York. Come fosse un reato. Tra l’altro, polemiche così miserabili nascono soltanto quando il più giovane della coppia è l’uomo. Chissà perché».

Chiudiamo in armonia.Ha voglia di rivelarmi quale sia il segreto della straordinaria longevità di Un posto al sole?
«E chi può dirlo? Magari è merito di San Gennaro».