di
Marta Ghezzi

«The flying Plane» è il titolo del cortometraggio che ha documentato tutta l’operazione: «Pianta di centodieci tonnellate e venticinque metri d’altezza da spostare di settantadue metri»

Età stimata, ottanta anni. Aspettativa di vita ancora lunga, in un contesto urbano un platano in salute raggiunge, abbastanza tranquillamente, il traguardo dei duecento. A dirla tutta, quel Platanus x acerifolia cresciuto in modo spontaneo sul marciapiede di via Monte Ortigara (perpendicolare fra viale Umbria e viale Molise), vigoroso per l’assenza di competizione, se ne sarebbe stato volentieri a invecchiare da solo in quel punto di strada, unico landmark verde dell’ex zona semi-industriale.

Ma dove lui aveva lasciato correre (indisturbato) le radici, sta nascendo la Beic, la Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura, il gigantesco hub culturale in vetro e metallo che prende ispirazione dalla forma delle vecchie fabbriche. Il suo destino sembrava segnato: abbattimento. E invece. A febbraio del 2024 l’albero è stato spostato al centro della futura piazza della Beic. Al momento ancora cantiere (lo sarà fino al prossimo anno), quindi ad accesso vietato, la chioma maestosa dell’albero, verdissima nonostante la feroce calura estiva, è visibile solo da viale Molise.



















































Perché parlarne ora? La storia del «platano volante», come è stato ribattezzato dopo l’avventuroso trapianto, probabilmente il più importante realizzato in Europa, sta riscuotendo l’interesse degli addetti ai lavori. In tutto il mondo. Complice un breve documentario, The flying Plane (Plane, platano in inglese), commissionato da Palazzo Marino a Twin Studio.
Dopo una prima proiezione ad Harvard, al Dipartimento di Architettura del Paesaggio, il racconto di quel viaggio semi-aereo ha iniziato a circolare nei festival di settore. 

Cosa si vede? Ne anticipa i dettagli Francesca Benedetto, fondatrice di YellowStudio (sede milanese, progetti di architettura del paesaggio, urbanistica e arte pubblica a livello internazionale), vincitore del concorso per la nuova piazza-foresta della Beic. «Pianta di centodieci tonnellate e venticinque metri d’altezza da spostare di settantadue metri — racconta Benedetto — ci sono voluti diversi mesi di valutazioni con un team interdisciplinare per capire come muoversi, e due gigantesche gru a dividersi il peso del sollevamento».

Un intervento di due giorni in inverno, a vegetazione ferma. Lei spiega: «Abbiamo tagliato una zolla di otto metri per lato, con uno spessore di un metro e mezzo, e per assicurargli stabilità sia durante il trasporto che dopo la nuova messa a dimora, gli abbiamo costruito sotto una speciale piattaforma di tubi, rimasta incorporata nel sottosuolo».

Due anni e mezzo dopo, il platano appare felice. La conferma dai report programmati di manutenzione, oltre che dall’aspetto dei cavi, «sempre laschi, se si fossero verificati smottamenti sarebbero in tensione». È ancora un esemplare solitario, il disegno della piazza è un work in progress che procede lentamente — verranno piantumati 5843 alberi, trentamila metri quadri, ci saranno sedute integrate a fioriere e una spettacolare scacchiera di olmi, i Sapporo Autumn Gold —, «alberi resistenti che in autunno si tingono di un giallo quasi fluorescente».

Il tema del verde è centrale e urgente. La paesaggista, che oltreoceano è docente universitaria (ad Harvard), e si divide fra la metropoli lombarda e Boston, ragiona: «Milano soffoca, le temperature estive saranno sempre così alte, diventa obbligatorio compiere un salto culturale, spostare il focus sul paesaggio e iniziare a testare nuove soluzioni. La piazza-foresta della Beic, lo stesso platano sono precedenti importanti che possono fare scuola, ma si deve puntare anche su interventi minori, di più facile attuazione».

E ancora: «Deve diventare popolare il modello del pocket park, con modalità innovative di piantumazione, tre-quattro piante collocate vicine, anche a due metri di distanza, diventeranno meno grandi ma creeranno mini boschi urbani, ideali per combattere le isole di calore cittadine».


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28 luglio 2026