di
Stefano Montefiori

Zidane da oggi è ufficialmente ct della Francia per i prossimi quattro anni: «La nazionale è l’unica cosa che volevo fare», dice l’ex fantasista, dopo aver rifiutato ogni proposta di club negli ultimi anni. Succede a Deschamps

DAL NOSTRO CORRIDPONDENTE 

PARIGI — Zinédine Zidane è il nuovo allenatore della nazionale francese di calcio, e la sua prima partita in Francia — alea del calendario — sarà contro l’Italia, il 2 ottobre a Parigi in Nations League. Match particolare? «Particolare la partita con l’Italia, sì, perché ho giocato lì, conosco tante persone, perché parlo italiano… (ride) Per tutte queste cose… Ma è da un po’ di tempo che preparo i primi quattro match, compreso quello contro l’Italia».



















































L’immenso campione francese concluse la carriera da calciatore proprio contro l’Italia, nell’indimenticabile finale di Berlino persa ai rigori il 9 luglio 2006, e dopo l’altrettanto indimenticabile testata a Marco Materazzi che gli valse l’espulsione e queste parole del telecronista francese Thierry Gilardi, rimaste nella memoria di tutto un popolo: «Oh no, Zinédine, questo no, non adesso, non dopo tutto quello che hai fatto!».

Ora ritorna nell’Équipe de France da allenatore, e nella conferenza stampa di presentazione, seduto accanto al presidente della federazione Philippe Diallo, racconta della sua gioia immensa e del fatto che in questi cinque anni senza allenare — dopo l’addio al Real Madrid nel 2021 — ha rifiutato tante offerte di club «perché non volevo fare altro che il coach della Francia, questo era il mio sogno. Ho cominciato nella nazionale da ragazzino, ho giocato in tutte le fasce di età fino alla squadra A e fino a vincere la coppa del mondo nel 1998, non ho mai conosciuto una gioia più grande. Sono pronto. Mi vedete così, apparentemente calmo, ma sono pieno di emozione. Per me è un giorno speciale».

«In questi cinque anni non sono rimasto con le mani in mano. Ho visto molte partite, anche più di quando ero allenatore del Real Madrid. Ho seguito molto la nazionale francese e posso dirvi che ha un grande potenziale». Quanto agli attacchi razzisti subiti dalla squadra durante i mondiali in America, «forse non riusciremo a cambiare le cose, ma viviamo in un bel Paese, caratterizzato da questa diversità. Sono cresciuto in un quartiere (a Marsiglia, ndr) dove c’era spazio per tutti. Voglio dialogare con tutti. Bisogna combattere il razzismo».

Staff tecnico sarà quello del Real Madrid: «È già al completo: sarà praticamente lo stesso che avevo a Madrid, con qualche nuovo innesto. Sono una persona piuttosto fedele, e anche loro mi sono stati fedeli, quindi continueremo questa avventura insieme».

Quale progetto, quale squadra, quale differenza rispetto alla Francia di Didier Deschamps vista ai mondiali? «Il percorso dei Bleus è stato magnifico. Anche il gioco è stato all’altezza. Ero lì, mi sono goduto l’atmosfera. Chi ha tifato per la nazionale francese non ha nulla da ridire su quanto è successo. Una svolta la mia? Faremo le cose in modo diverso. Farò quello che so fare, ma in continuità con il passato, per mettere in atto tutto il necessario affinché la nazionale francese continui a vincere». Il mestiere di selezionatore della nazionale, rispetto a quello di allenatore di un club, «è completamente diverso, questo è certo. È una novità per me, ma non mi spaventa. Riuscirò a trovare un equilibrio tra la mia vita privata e la nazionale francese. Sarà diverso, ma sono pronto ad affrontarlo».

La Spagna bestia nera? «È una squadra coriacea, conosco molto bene il calcio spagnolo. Ma non è questa la priorità: la mia prima partita sarà in Turchia. Avrò tre settimane a disposizione con i giocatori e disputeremo quattro partite. Sarà l’occasione perfetta per prepararci».

Zidane non ha ancora parlato con il capitano della squadra, Kylian Mbappé, perché «la cosa più importante per lui è riposarsi, se lo è meritato dopo i mondiali. Ne riparleremo a settembre».

Il nuovo allenatore dei Bleus, leggenda del calcio francese, ha ricordato durante la conferenza stampa i pompieri impegnati contro gli incendi e gli abitanti delle zone colpite dai roghi — «il mio primo pensiero va a loro» — e anche il giornalista sportivo Christophe Glaizes, tenuto in prigione in Algeria dal giugno 2025: «Speriamo che possa tornare presto dalla sua famiglia».

28 luglio 2026 ( modifica il 28 luglio 2026 | 12:29)