Il più grande trasferimento di ricchezza dell’era moderna è già iniziato. Gli americani lo chiamano ‘The Great Wealth Transfer’. Case, denaro, rendite finanziarie: il patrimonio accumulato dai baby boomers nei bei tempi che furono sta per passare nelle mani di Millennials e Gen Z.
Secondo le stime di Cerulli Associates, entro il 2048 negli Stati Uniti finiranno agli eredi beni per un valore complessivo di 124mila miliardi di dollari. Ma il fenomeno riguarda tutto l’Occidente.
La ricchezza degli italiani
L’Italia è per certi versi un unicum. Siamo tra i Paesi più ricchi al mondo per risparmio privato e patrimonio immobiliare residenziale, ma abbiamo anche una tra le popolazioni più anziane. E una demografia in declino.
La ricchezza delle famiglie è fortemente concentrata sul mattone. A fine 2024, il patrimonio immobiliare degli italiani (dati Bankitalia) valeva 5.662 miliardi. Le stime più attendibili indicano che tre famiglie su quattro vivono in una casa di proprietà, una percentuale nettamente superiore alla media europea.
Ci sono poi le attività finanziarie. Secondo gli ultimi dati disponibili di Bankitalia, la ricchezza netta delle famiglie è pari a 11.732 miliardi e il patrimonio stimato delle attività non finanziarie ammonta a 6.761 miliardi. Considerando le passività, le attività finanziarie lorde sono stimabili nell’ordine di 6.000 miliardi.
Ricchezza e immobili sono concentrati nelle fasce di età più mature
Basandosi sui dati di Bankitalia, uno studio di Itinerari Previdenziali ha provato a calcolare la ricchezza delle famiglie per fasce di età: ai nuclei familiari con capofamiglia over 65 viene attribuito un patrimonio finanziario di 1.798 miliardi (circa il 39% del totale) e il 44% del patrimonio immobiliare totale.
Secondo un’elaborazione di Scenari Immobiliari su dati Agenzia delle Entrate e Istat, inoltre, quasi la metà dello stock abitativo – in termini di valore del capitale – è concentrato nelle mani degli over 70. Si tratta di un patrimonio immobiliare enorme che nei prossimi decenni sarà progressivamente interessato da un massiccio passaggio generazionale.
Il 10% più ricco possiede più di metà della torta
Per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, tornano utili i dati contenuti in un report del 2024 della Banca d’Italia (riferito al 2022). Secondo l’indagine sui bilanci delle famiglie la ricchezza media per famiglia è di 296mila euro, ma quella mediana è invece di 152mila euro. Senza entrare nel dettaglio, è proprio il valore mediano che ignorando gli estremi fotografa meglio la situazione della famiglia-tipo.
La riprova sta nel fatto che secondo lo stesso report, il 10% più ricco delle famiglie possiede circa il 52% dell’intera ricchezza netta, mentre il 10% meno ricco ne possiede meno dello 0,1%. Se immaginiamo 100 famiglie italiane ordinate dalla meno alla più ricca, le 10 famiglie più ricche controllano da sole oltre metà della ricchezza netta complessiva. Quanto alla ricchezza finanziaria la concentrazione è ancora più elevata. Secondo Bankitalia il 92% delle famiglie possiede attività finanziarie con un valore medio familiare di 62.400 euro, ma quasi i due terzi del totale sono nelle mani del 10% più ricco.
Una quota enorme di ricchezza sta dunque per passare di mano. Ma il grande trasferimento intergenerazionale non avrà effetti uniformi: a beneficiarne saranno soprattutto le famiglie che già dispongono di un patrimonio significativo, mentre per una parte consistente della popolazione l’eredità sarà molto più modesta, o potrebbe addirittura trasformarsi in un problema.
Il Great Wealth Transfer sarà un affare? Forse non per tutti
Per chi si ritrova ad ereditare immobili di poco pregio e difficile valorizzazione, gli effetti del ‘Great Wealth Transfer’ si annunciano meno positivi di quanto si normalmente si creda. Pensiamo ad esempio a tutte quelle abitazioni che si trovano in zone scarsamente turistiche o interessate dallo spopolamento. Magari si tratta anche di casa di ampia metratura e difficile da manutenere. Trovare acquirenti disposte ad acquistarle non è scontato. E senza acquirenti, tra Imu e bollette un immobile sulle spalle può diventare una spesa non indifferente.
A ciò si aggiunge un altro elemento che forse i fan del mattone non hanno considerato. E vale a dire l’inesorabile declino demografico della penisola. La dinamica di questo fenomeno è intuitiva: se la popolazione diminuisce, la domanda di abitazioni scenderà di conseguenza. Un recente studio di Banca d’Italia ha stimato che una riduzione del 10% della popolazione è associata, in media, a una riduzione di circa il 7% dei prezzi delle abitazioni. La relazione, secondo gli autori, si manifesta gradualmente nel tempo ed è più marcata nelle aree urbane e nelle regioni più sviluppate.
In particolare, si legge, “l’associazione fra demografia e prezzi è più forte nei comuni non interni e nei contesti urbani del Centro-Nord”, mentre risulta “più debole nelle aree interne”. Per quanto le dinamiche immobiliari siano difficili da prevedere, il messaggio dello studio è chiaro: il calo dei prezzi potrebbe gradualmente colpire anche i contesti urbani tradizionalmente ritenuti “sicuri”. Con il rischio che il ‘Great Wealth Transfer’ lasci in dote agli eredi non una fortuna liquida, ma un patrimonio immobiliare costoso da mantenere e difficile da disinvestire.