di
Matteo Castagnoli e Pierpaolo Lio
Due giorni prima del delitto, il 39enne egiziano era stato arrestato per aver minacciato i City Angels: i carabinieri avevano registrato il suo numero di telefono, che è stato fondamentale per rintracciarlo
La lite, le coltellate e la fuga da quel bilocale in via Parini a Corsico, a sud di Milano, dove a terra, senza vita, era rimasto Alessio Borelli, 41 anni. Poi le indagini dei carabinieri, che hanno portato tra lunedì e martedì 28 luglio al fermo di Ahmad Abdelghani, 39enne egiziano senza fissa dimora, con l’accusa di omicidio. Il presunto responsabile aveva una relazione con la vittima da un mese prima del delitto. Nell’ultimo periodo però il loro rapporto era entrato in crisi. Tanto che nella prima mattina di mercoledì 8 luglio, dall’ultimo piano del palazzo in cui Borelli viveva, gli altri inquilini avevano sentito forti urla. Erano arrivati i carabinieri ma nessuno aveva aperto la porta. Secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio quello il momento dell’omicidio.
Borelli era stato trovato morto in casa tre giorni dopo, sabato 11 luglio. A chiamare i soccorsi erano stati ancora una volta i vicini di casa, allarmati dal forte odore che usciva dall’abitazione. I vigili del fuoco si erano calati dal tetto ed erano entrati nell’appartamento scoprendo il cadavere del 41enne. Sul posto si erano precipitati i carabinieri di Corsico e del Nucleo investigativo di Milano che, coordinati dalla pm Ilaria Perinu, sono arrivati al responsabile incrociando le tracce biologiche lasciate sulla scena del delitto con i dati delle celle telefoniche. In casa i militari hanno trovato e sequestrato due coltelli (uno probabilmente usato da Borelli per difendersi). Sono stati analizzati dagli specialisti dei carabinieri della sezione investigazioni scientifiche e inviati al Ris di Parma. Sulle armi sono state isolate impronte, anche insanguinate, poi attribuite a Abdelghani. Che ne aveva lasciata un’altra su una porta a vetro della casa, sempre sporca di sangue. Altre tracce sono state trovate in bagno.
Ma fondamentale per arrivare al 39enne è stato anche un intervento di un paio di giorni prima, sempre dei carabinieri. Infatti lunedì 6 luglio Abdelghani era stato arrestato in via Tommaso Pini, a Lambrate, dai militari del radiomobile di Milano. In quell’occasione l’uomo aveva minacciato con un coltello i volontari dei City Angels urlando «Allah Akbar». I carabinieri lo avevo fermato e portato in caserma. Durante le fasi di identificazione, l’arrestato si era rifiutato di sbloccare il telefono. Così i militari erano risaliti al suo numero di telefono chiamando il 112, chiamata sempre possibile anche a dispositivo bloccato.
Particolare importante nelle indagini sull’omicidio di Corsico, perché gli inquirenti hanno incrociato quel numero di cellulare ottenuto chiamando il 112 con quello agganciato dalle celle telefoniche nell’orario e nel giorno dell’omicidio di Borelli. Era lo stesso. Il giorno dopo l’arresto per le minacce ai City Angels, il 7 luglio, il 39enne era stato giudicato con rito direttissimo. Era stato convalidato l’arresto e scarcerato con il divieto di dimora in provincia di Milano. Ma mercoledì, l’8, si è presentato a Corsico, a casa di Borelli, dove l’ha ucciso. Dall’autopsia è emerso inoltre che la vittima è morta per una ferita alla giugulare. Nella colluttazione, il coltello che aveva colpito la vittima si era spezzato.
Il 39enne è stato trovato dietro la stazione dei bus di Lampugnano, dove alcuni senzatetto dormono nelle tende. Irregolare, era arrivato in Italia nel 2022, a Lampedusa, poi era comparso a Milano già dal 2023. Abdelghani è stato arrestato per omicidio aggravato dal vincolo affettivo e dall’abuso dell’ospitalità. Perché, per un periodo, aveva vissuto proprio nella casa in cui ha ucciso Borelli.
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28 luglio 2026 ( modifica il 28 luglio 2026 | 16:11)
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