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Angela Cotticelli

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù l’intervento con una tecnica che combina chirurgia tradizionale e laparoscopia attraverso un’unica incisione di 5 centimetri, preservando completamente l’ovaio

Una massa ovarica di dimensioni eccezionali, che occupava quasi completamente l’addome di una ragazza di 16 anni, è stata rimossa con successo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù grazie a una tecnica chirurgica innovativa. L’intervento, eseguito nella sede di Palidoro, ha coniugato sicurezza, mininvasività e un ottimo risultato estetico. Per affrontare un caso così complesso, l’équipe di Chirurgia andrologica e ginecologica del Bambino Gesù, diretta da Massimiliano Silveri, ha sviluppato una procedura ibrida che ha combinato chirurgia tradizionale e laparoscopia, superando i limiti delle tecniche convenzionali.

Un’unica incisione per ridurre l’invasività

«L’intervento ha rappresentato un’innovazione chirurgica perché ha combinato chirurgia open e laparoscopica utilizzando un’unica incisione di circa 5 centimetri, posizionata sotto la linea del costume, dove solitamente viene praticato il taglio cesareo – spiega Lorna Spagnol, la chirurga del Bambino Gesù che, insieme a Ilaria Buconi, con la supervisione di Massimiliano Silveri, ha eseguito l’operazione -. Generalmente la laparoscopia richiede tre o quattro piccole incisioni, mentre in questo caso l’unico accesso è stato quello di 5 centimetri, con un risultato estetico e funzionale particolarmente favorevole. Tanto più che una massa di queste dimensioni avrebbe richiesto un taglio mediano dallo sterno al pube. Una laparoscopia pura non sarebbe stata possibile, poiché la massa occupava quasi completamente la cavità addominale e non avrebbe consentito l’inserimento degli strumenti chirurgici. Attraverso la piccola incisione è stato quindi possibile svuotare la cisti, aspirando circa 6 litri di liquido. Solo dopo aver ridotto il volume della massa è stato possibile creare lo spazio necessario per introdurre il laparoscopio e completare l’intervento con tecnica mininvasiva».



















































Cisti

Tutte le precauzioni previste dalla chirurgia oncologica

«Prima dell’intervento non era possibile stabilire con certezza l’origine della massa, che avrebbe potuto derivare dall’ovaio, dalla tuba, dall’intestino o da una malformazione linfatica o vascolare – continua Spagnol -. Proprio per l’origine incerta sono stati adottati tutti i protocolli previsti dalla chirurgia oncologica. La cisti è stata svuotata in una “camera stagna”, evitando qualsiasi fuoriuscita del liquido, che avrebbe potuto contenere cellule neoplastiche in caso di tumore maligno. Per creare questa barriera sono stati utilizzati teli sterili trasparenti sigillati con una speciale colla chirurgica. Dopo un primo e graduale svuotamento della cisti è stato introdotto il laparoscopio e la massa è stata asportata all’esterno dell’addome (tecnica extracorporea), preservando completamente l’ovaio sinistro che non è stato asportato. La funzionalità di entrambe le ovaie è rimasta integra. La paziente è stata dimessa dopo tre giorni e ha ripreso rapidamente le normali attività quotidiane».

Un caso estremamente raro

«L’esame istologico ha successivamente confermato che si trattava di un cistoadenoma sieroso dell’ovaio, una neoplasia benigna – prosegue Spagnol -. La particolarità del caso è rappresentata anche dalle dimensioni della cisti, superiori ai 30 centimetri di diametro, una condizione estremamente rara. Il liquido è stato aspirato lentamente e in modo controllato, riducendo progressivamente il volume della massa. Questo svuotamento graduale era indispensabile per consentire agli organi addominali, compressi per lungo tempo dalla cisti, di riadattarsi senza provocare improvvise variazioni della pressione addominale e della circolazione sanguigna. La ragazza non presentava sintomi significativi. Essendo di corporatura robusta, l’aumento progressivo del volume addominale è passato inosservato fino alla comparsa di irregolarità del ciclo mestruale. La giovane paziente è stata valutata presso un ospedale ginecologico per alterazioni del ciclo mestruale. L’ecografia ha evidenziato la presenza della voluminosa massa, successivamente studiata con risonanza magnetica». «Un intervento così complesso è stato possibile grazie alla collaborazione tra chirurghi, anestesisti e personale infermieristico e all’esperienza maturata dal nostro Ospedale nella gestione dei casi più difficili e dei percorsi chirurgici d’avanguardia», conclude Massimiliano Silveri.

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28 luglio 2026 ( modifica il 28 luglio 2026 | 11:47)