di
Paolo Mereghetti

Il nuovo episodio della saga Marvel, meno commedia e più sentimento

Riassunto delle puntate precedenti (più o meno): per chiudere le falle del multiverso da cui erano sfuggiti tutta una schiera di pericolosi nemici, Spider-Man chiede al dottor Strange di usare la magia perché il mondo dimentichi il suo segreto, anche se in questo modo diventerà un estraneo sia per l’amico Ned ma soprattutto per l’amata MJ.

Così, quando inizia Spider-Man – Brand New Day, Peter Parker alias Spider-Man (Tom Holland) è solo e questa situazione gli pesa. Certo, ogni tanto si sente al telefono con la detective Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas) che si congratula per i suoi interventi a difesa della città, ma il ricordo di quello che è stato costretto a perdere (per proteggerli) non lo abbandona. Prova anche a incrociare Ned (Jacob Batalon) e Mj (Zendaya, nella vita vera moglie di Tom Holland), intrufolandosi a una festa a casa loro, ma i risultati non sono quelli sperati.



















































La pagella del Mereghetti: La solitudine di Spider-Man, un tentativo rimasto a metà (voto 6/7)

Se la sceneggiatura è sempre di Chris McKenna e Erik Sommers come nelle puntate precedenti, a cambiare è la regia, passata da Jon Watts a Destin Daniel Cretton (che sembra più propenso a spingere l’eroe dentro a situazioni ipercinetiche) e con lei il tono generale del film: Spider-Man non commette più i pasticci che finivano per aumentare il tasso di commedia delle sue avventure perché adesso è alle prese con la malinconia che gli deriva dall’impossibilità di veder contraccambiato il suo amore.

Cambiamento piuttosto radicale nell’evoluzione del personaggio, alle prese con uno chagrin d’amour a cui non sa come rimediare perché causato dalla sua stessa scelta, quella di cancellare la memoria del passato dalla mente (e dal cuore) di MJ.

In suo involontario aiuto arriva una situazione inaspettata, quando si accorge che le persone sembrano comportarsi come guidate da un’altra volontà. All’inizio lo stesso Spider-Man non si rende bene conto di quello che sta accadendo quando è costretto ad affrontare lo «Scorpione» (Michael Mando) che una volta messo fuori uso non sa spiegare le ragioni della sua aggressività.

La pagella del Mereghetti: La solitudine di Spider-Man, un tentativo rimasto a metà (voto 6/7)

Ma poi le cose iniziano a farsi più chiare, quando anche l’amata MJ sembra finire sotto il controllo di questa strana e misteriosa volontà. Evidentemente c’è qualcosa o qualcuno capace di impadronirsi della mente delle persone per spingerle a comportarsi come teleguidate. Mistero risolto abbastanza in fretta quando con l’entrata in campo di Jean (Sadie Sink), telepata dai poteri eccezionali, decisa a vendicare al morte della sorella, da lei attribuita all’organizzazione Damage Control, con cui spesso collabora lo stesso Spider-Man.

Se fin qui la storia ha, più o meno, una sua comprensibile linearità, le cose si complicano con l’arrivo del professor Bruce Banner (Mark Ruffalo), pronto a trasformarsi trasformarsi (non è detto volontariamente) nell’inarrestabile Hulk, e con la richiesta di aiuto che Parker chiede all’amico Frank Castle, detto il Punitore (Jon Bernthal), alla cui sfrontata spacconeria sono affidati i pochi momenti di alleggerimento.

Mentre i destini di Spider-Man e di Mj si avvicinano sempre di più. Come si può intuire, la produzione (che unisce Columbia/Sony e Marvel/Disney) sembra non credere più al singolo super-eroe e così finisce per intrecciarne la storia con quelli degli altri protagonisti inventati da Stan Lee: una strada da cui sembra impossibile derogare, come se gli executives degli studios non credessero più alla possibilità che un singolo eroe basti per conquistare l’attenzione del pubblico.

La pagella del Mereghetti: La solitudine di Spider-Man, un tentativo rimasto a metà (voto 6/7)

E quindi estraggano dal cappello questo o quel personaggio per rimpolpare la storia (diciamolo: di Hulk avremmo fatto a meno, ma così non si sarebbe arrivati ai 140 minuti, lunghezza extra large che forse dovrebbe testimoniare l’eccezionalità del prodotto).

Il risultato è una specie di ircocervo che cerca motivi di interesse dove può, invece di concentrarsi su un solo tema, sufficientemente forte da reggere l’attenzione per tutto il film, come avrebbe potuto essere quello della solitudine a cui Spider-Man si era condannato e di cui paga le conseguenze sentimentali.

In fondo un supereroe che soffre per amore poteva anche essere una buona idea.

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29 luglio 2026