di
Donatella Tiraboschi
Il presidente Agnelli chiede 200 mila euro alla moglie dell’ex ad Lenarduzzi, lei 87 mila con decreto ingiuntivo
Inadempienze contrattuali, irregolarità procedurali, conflitto di interessi e violazione del Codice Etico. Si innerva su queste quattro direttrici la battaglia legale ingaggiata da Promoberg contro Paeda, la società facente capo a Paola Brancati, moglie dell’ex amministratore delegato, Davide Lenarduzzi, incaricata di svolgere attività commerciale per Case Italy, la fiera dell’involucro edilizio tenutasi a Bergamo quest’anno e nel 2025. Le contestazioni mosse, passate al vaglio di un pool di avvocati, si coagulano nella richiesta finale di annullamento dei contratti già sottoscritti accompagnata dalla restituzione di una cifra che supera i 200 mila euro. Soldi già erogati che Promoberg rivuole indietro da Paeda la quale a sua volta, con un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, lo scorso 16 luglio ha richiesto il pagamento di una tranche delle spettanze dell’evento portato avanti lo scorso febbraio, pari a 87 mila euro. «Non so di che cosa si tratti, non ne ho idea, personalmente non ho mai fatto un decreto ingiuntivo in vita mia. Ormai sono fuori dall’azienda, non ho più nulla a che fare», è il commento di Lenarduzzi, fondatore e già ceo di Paeda, contattato in merito.
Già scontato, a stretto giro, che da parte di Promoberg scatti l’opposizione.
A sancire l’epilogo di una situazione opaca, venuta a galla in modo tardivo e quantomeno singolare, non saranno i padiglioni di via Lunga, ma, se non si dovesse transare, le aule del tribunale. Da un lato Promoberg con il neo presidente Paolo Agnelli che si sta trovando sul tavolo una serie di gatte da pelare, tra cui in primis la vischiosa causa Paeda. Dall’altro Paeda e di sponda per via di un intreccio familiare l’ex ad Lenarduzzi che, interpellato nei mesi scorsi, aveva assicurato come nell’assegnare l’incarico alla società della moglie fosse stato fatto «un passaggio in cda dove tutti erano d’accordo. Assolutamente non era un problema che ci fosse di mezzo mia moglie». Il problema però, evidentemente, c’era e anche se sull’incarico alla consorte la comunicazione non dovesse essere stata «lineare» tra i vertici (l’ex presidente Luciano Patelli e l’ex ad) e il board, dove peraltro siedono alcuni consiglieri riconfermati anche nella nuova tornata (come il presidente di Confartigianato Lorenzo Pinetti e il delegato di Confindustria Bergamo Dario Tognazzi), c’erano organi di controllo che avrebbero potuto (o dovuto) buttarci un occhio più attento. Ad esempio, il collegio sindacale guidato da Rosella Colleoni, anche lei fresca di riconferma a capo di un organo che ha tra i suoi compiti la vigilanza e la verifica dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società.
Quanto poi all’etica aziendale, vige dal 2022 un Codice Etico su cui dovrebbe imperniarsi l’operato di Antonio Candotti, presidente dell’Organismo di Vigilanza, anch’egli scaduto e riconfermato in carica per un secondo mandato lo scorso maggio. Si tratta di incarichi che, in una normalissima organizzazione aziendale, forniscono risposte di competenza tecnica e interpretativa (perimetro esclusivo entro cui sono chiamati i professionisti senza entrare in divagazioni strategiche) tali da assicurare anche a consiglieri, definiamoli «distratti» o benevolmente molto «fiduciosi», la correttezza andamentale della società.
La domanda che sorge spontanea, alla luce delle contestazioni emerse ex post e diventate materia del contenzioso, è se Colleoni e Candotti avessero approfonditamente vagliato in tutte le sue parti l’incarico a Paeda, al netto delle «rappresentazioni contrattuali» ricevute dagli interessati. Del resto, una causa legale, di qualsiasi entità e a qualsiasi esito porti, è la cartina di tornasole che qualcosa non ha funzionato. E a metterci mano, nel caso in questione, è stato fin dai primi giorni del suo insediamento Paolo Agnelli, a cui le associazioni territoriali, che l’hanno sostenuto nella corsa alla presidenza, riconoscono un notevole impegno e una indiscussa managerialità nell’aver preso il toro per le corna. Perché poi un conto è parlare del toro e un altro stare nell’arena dove tutti i comparti e gli elementi gestionali e amministrativi di Promoberg sono stati rivoltati come pedalini in meno di 100 giorni: contratti, scontistica, fatture e pagamenti arretrati, tutto passa sotto le forche caudine di Agnelli. Che non disdegna nel contempo di interfacciarsi con alcuni stakeholder, territoriali e fieristici, con cui stringere nuove alleanze. Una ripartenza all’insegna di un notevole rigore, ma anche di una ritrovata serenità operativa.
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29 luglio 2026
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